Il 66° Stormo spicca il volo: Frosinone è la scuola italiana dei droni militari

Dopo settant'anni di elicotteri, l'aeroporto Moscardini apre una nuova fase della sua storia con la nascita del 66° Stormo dell'Aeronautica Militare. Da Frosinone partirà la formazione nazionale dei piloti di Aeromobili a Pilotaggio Remoto, trasformando una possibile perdita in una delle infrastrutture strategiche della Difesa italiana.

Una bandiera. Una cerimonia. Un colonnello che sale sul palco. E una pista che dal 1939 ha visto decollare e atterrare generazioni di aviatori che adesso guarda qualcosa di nuovo: macchine che volano senza pilota. Il 66° Stormo è nato oggi. All’aeroporto «Girolamo Moscardini» di Frosinone. (Leggi qui: Il giorno in cui Frosinone torna a volare: nasce il 66° Stormo dei droni militari).

Il 72° Stormo era qui da settant’anni. Piloti di elicottero. Italiani, stranieri, militari di ogni Forza Armata. Una scuola che aveva reso questo aeroporto un punto fermo sulla mappa dell’aviazione militare italiana. Poi se n’è andato a Viterbo. Scuola interforze unica, razionalizzazione, efficienza. Giusto. E doloroso. Il rischio era il vuoto. Una base svuotata. Una pista senza missione.

Non è andata così.

Ali nuove per Frosinone

Il colonnello Marco Santeramo arriva da Amendola. Era il direttore del Centro di Eccellenza per i droni militari. Sa cosa sono gli APR cioè gli Aeromobili a Pilotaggio Remoto: non dai manuali ma dal lavoro quotidiano. Porta tutto questo a Frosinone.

Con lui il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago e il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Antonio Conserva.

Fuori dalla cerimonia, il deputato Aldo Mattia sintetizza anni di lavoro in una frase: «Abbiamo trasformato una fase di crisi in un’opportunità». Non è retorica. È la descrizione precisa di quello che è successo: lui, insieme alla ex deputata Ue Maria Veronica Rossi ed all’associazione Impegno di Maurizio Plocco che per un anno hanno battuto le porte dello Stato Maggiore quando ancora questo risultato era solo un’ipotesi.

Foto: Ukrainian Police Department Press Service

I droni stanno cambiando la guerra. Stanno cambiando la sorveglianza, la logistica, il soccorso, la ricognizione. Ogni conflitto degli ultimi anni li ha messi al centro — dall’Ucraina al Medio Oriente — con un’evidenza che ha costretto tutti gli eserciti del mondo a ripensare la propria dottrina operativa. L’Italia ha deciso che il posto dove formare i piloti, quelli che comandano queste macchine senza salirci sopra,— è qui. Aeronautica ed Esercito insieme. Standard NATO. Percorsi basici, avanzati, specialistici. Completeranno lo scenario militare già delineato in provincia di Frosinone.

A Cassino c’è il 3° Reggimento Bondone che si occupa dell’addestramento per i fanti che acquisiranno in ogni reggimento, in ogni Compagnia, in ogni plotone, la qualifica di dronista. A Sora c’è il 42° Cordenons, alpini che con i loro droni di media portata faranno incursioni oltre le linee ed acquisiranno le informazioni sui target per l’artiglieria. Ora a Frosinone c’è il 66° Stormo: qui si imparerà a fare la guerra moderna.

Memoria storica

Il generale Conserva tra l’onorevole Aldo Mattia e l’ex deputata Ue Maria Veronica Rossi

La denominazione 66° richiama i reparti storici di osservazione aerea. Lo stemma raffigura una gazza tecnologica. L’occhio che vede senza essere visto. La macchina che vola senza nessuno a bordo, quell’attività che nei decenni si era evoluta e che adesso trova nella forma del drone la sua espressione più moderna.

Il sindaco Mastrangeli ha detto: «Frosinone non viene marginalizzata. Frosinone viene confermata». Fuori dalla cerimonia, quegli stessi militari che oggi prendono posto qui avranno bisogno di alloggi in città, di negozi, di servizi. Più presenze di quelle che c’erano con il 72° Stormo.

Mattia lo dice chiaramente: il 66° Stormo è un modello. «È la strada che deve seguire il territorio della provincia di Frosinone per trasformare le difficoltà in opportunità, a cominciare dalla crisi della Stellantis e dell’indotto».

(Foto © Stefano Strani)

L’aeroporto mantiene il nome di Girolamo Moscardini. Capitano pilota. Ventisette anni. Morto il 3 agosto 1932 quando il suo Breda 33 non è tornato. La pista porta il suo nome da ottantasette anni. di storia aeronautica italiana. Attraverso la Seconda Guerra Mondiale, quando la Luftwaffe la occupò trasformandola in uno dei principali scali di ricognizione del Mediterraneo. Attraverso il 1955, quando arrivarono i primi elicotteri e cominciò la stagione della formazione. Ed attraverso il 2026, quando arrivano i droni e comincia qualcosa di nuovo.

Da oggi su quella pista non decollano elicotteri. Decollano droni. Lui guardava il cielo dal basso verso l’alto. Le macchine di oggi lo guardano dall’alto verso il basso. Ma è sempre lo stesso cielo.