Frosinone-Juventus, prima giornata di Serie A: il sindaco Mastrangeli ha percorso personalmente tutti i collegamenti per verificarli. Il risultato è positivo. Ma il vero banco di prova sarà la normalità e non la festa dello stadio.
Anni fa, mentre la Sardegna moriva di sete, la nuova diga sul Lago Omodeo era pronta a dare una soluzione. Non entrava un funzione. Perché? domandò il neo eletto governatore dell’isola Mauro Pili, giornalista brillante del quale Silvio Berlusconi si innamorò politicamente con una delle sue geniali intuizioni. “Perché manca il collaudo, presidente” risposero da Cagliari.
Il nuovo governatore non perse nemmeno un minuto: prese carta e penna, ordinò che si mettesse subito in funzione l’impianto, suscitando le obiezioni dei dirigenti “Ma presidente, senza collaudo non si può mettere in servizio”. La risposta fu un esempio di quanto la politica possa essere pragmatica, se lo vuole: “E chi ha detto di metterla in servizio: noi facciamo il collaudo in corso d’opera, se funziona la lasciamo accesa”. Funzionò. Fine delle brocche riempite al fontanile, delle cisterne sui tetti da riempiere in quell’ora al giorno in cui l’acqua arrivava nei tubi. Sarebbe piaciuto molto al sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli.

Nel bene o nel male, la rivoluzione del Bus Rapid Transit nel capoluogo è stata una scelta sua, una battaglia di prospettiva che ha voluto portare avanti, contro tutto e contro tutti, sordo ad ogni lamentela ed ogni critica. Funziona? O quello che scrivono i giornali è solo propaganda?
Riccardo Mastrangeli non ha perso tempo: come Mauro Pili ha stressato subito il sistema, O la va o la spacca. Ha chiesto di mettere in servizio il Brt in occasione del debutto del Frosinone Calcio nel Campionato di Serie A, durante la partitissima contro la Juventus. Ci ha scommesso, al punto da invitare tutti i cittadini ad andare allo stadio Stirpe utilizzando il Brt. Risultato?
Sette minuti e famiglie con le sciarpe giallazzurre
Il dato che il Comune ha comunicato è preciso: sette minuti dal punto di interscambio di piazza Martiri di Vallerotonda allo stadio Benito Stirpe. Il sindaco Riccardo Mastrangeli ha scelto di verificarlo di persona, salendo a bordo di tutti i mezzi coinvolti nel sistema e percorrendo l’intero tracciato. In una campagna elettorale che si gioca molto sulla credibilità amministrativa, esserci fisicamente su quei bus, tra i cittadini ed i tifosi, tra le sciarpe ed i cori, è stato un messaggio politico preciso. O la va o la spacca, davanti ai cittadini

Il dato qualitativo che emerge è forse ancora più interessante di quello temporale. Numerose famiglie con bambini hanno scelto il trasporto pubblico per raggiungere lo stadio. Non pendolari abituali, non militanti del mezzo pubblico: famiglie normali, con bambini, che di solito prendono l’auto perché è più comoda. Se hanno scelto il bus, significa che il sistema, almeno in questa occasione, ha offerto un’alternativa percepita come conveniente.
Cosa dimostra questo test
Il sistema integrato BRT-navette ha dimostrato tre cose concrete.
Prima: è capace di assorbire picchi di domanda legati ai grandi eventi, che sono tradizionalmente il tallone d’Achille del trasporto pubblico nelle città di medie dimensioni.

Seconda: l’interscambio funziona. Il BRT porta le persone al nodo, le navette le distribuiscono alla destinazione finale. È esattamente la logica che dovrebbe governare un sistema di mobilità urbana moderno.
Terza: quando il servizio è percepito come efficiente, i cittadini lo usano. Sembra banale, ma non lo è: decenni di trasporto pubblico scadente hanno convinto molti italiani che il bus è l’ultima opzione, non la prima.
La dimensione politica: Mastrangeli in campo
Il sindaco che sale personalmente sui mezzi, verifica i tempi di percorrenza, ascolta i cittadini e poi comunica i risultati con la sua firma non sta solo facendo il suo lavoro amministrativo. Sta costruendo una narrazione, coerente con quella degli ultimi mesi: nella quale il BRT è il simbolo più visibile di un’Amministrazione che ha scelto di lasciare un’eredità infrastrutturale alla città. La partita politica che si giocherà tra meno di un anno ha bisogno di questo: di fatti misurabili, di inaugurazioni, di servizi che funzionano. Il test di domenica è anche un mattone di quella campagna elettorale.

Lo stress test dello stadio è il più facile da superare, non il più difficile. Quando c’è un evento atteso, quando si predispongono navette dedicate, quando il sindaco è personalmente a bordo, quando l’atmosfera è festosa e tutti hanno voglia di condividere il viaggio. In quelle condizioni qualsiasi sistema funziona meglio.
Il vero banco di prova del BRT sarà la mattina grigia di novembre, con la pioggia, quando un cittadino deve scegliere se prendere il bus per andare a fare una commissione in centro o salire in auto. Sarà il pendolare che valuta se il tempo di percorrenza con il BRT è competitivo con quello dell’automobile. Sarà il commerciante del centro che misura se l’afflusso è aumentato o diminuito. Sono quei momenti che certificano se un sistema di mobilità ha davvero cambiato le abitudini di una città.
I segnali di domenica sono positivi. Oltre ogni aspettativa. Ora il sistema deve dimostrare di funzionare anche senza la sciarpa giallazzurra.



