FdI perdona Marco Corsi per i suoi tradimenti. L’ex leghista chiede scusa per «lo sbaglio alle elezioni del 2012». Contribuì a non far eleggere Ruspa come Sindaco di Ceccano. Il delfino Del Brocco non vuole certamente che si ripeta
Alle agenzie di scommesse, consegnato alla Fantapolitica, non era neanche quotato. Marco Corsi, camaleonte della politica ceccanese, viene perdonato dai Fratelli d’Italia. Chiede scusa pubblicamente a Massimo Ruspandini, Leader Maximo di FdI in città e provincia, per «lo sbaglio alle elezioni del 2012». Parla anche delle Comunali 2020: «Non ero il candidato del Centrosinistra, che mi ha appoggiato per non andare con Emanuela Piroli».
Lascia la Lega dopo un anno da commissario e torna civico a sostegno di FdI: una sorta di appoggio esterno all’Amministrazione Caligiore dopo quasi quattro anni di opposizione via via sempre più soft. È la mossa di Fratelli d’Italia a fronte della riorganizzazione del Carroccio, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: prima le Europee 2024 e poi le Comunali 2026.

Al tempo stesso però il gruppo consiliare Indipendente, coordinato dall’ex assessore Stefano Gizzi e rappresentato dal consigliere Alessio Patriarca, si riavvicina alla Lega. E, dopo il non voto alla privatizzazione del servizio Tributi e Riscossioni, prende anche le distanze dall’operazione strisce blu per istituire le aree con la sosta a pagamento. Non sono neppure gli unici malpancisti in maggioranza.
Ceccano è mille culure
C’è un collegamento tra i due fatti politici. Infatti, gli Indipendenti sono tornati indietro nella Lega dopo l’addio di Corsi. Con lui non volevano stare. Ora sosterranno la corsa di Mario Abbruzzese alle Europee. Non tutto il Caligiore 2, a trazione FdI, porterà acqua al mulino di Nicola Procaccini l’ex sindaco di Terracina numero 2 nella lista subito dopo Giorgia Meloni di cui fu portavoce ai tempi del suo primo incarico da ministro.

L’assessore Angelo Macciomei, passato alla lunga dalla Lega a Forza Italia, ha accolto Rossella Chiusaroli e Salvatore De Meo. Quand’era leghista, come l’attuale capogruppo di FdI Pasquale Bronzi, votava e faceva votare comunque per Fratelli d’Italia. (Leggi qui Civici e Indipendenti, ma fino a un certo punto e poi qui L’ottavo punto, quello della discordia).
La storia, per l’appunto, inizia nel 2012. Ed è praticamente leggenda a Ceccano. C’è chi la racconta come il tradimento di Ruspandini nei confronti di Angelino Stella. Altri, invece, preferiscono passare direttamente al ballottaggio: allo sprint decisivo dato da Stella e Corsi alla vittoria di Manuela Maliziola contro lo stesso Ruspandini. Cose di una quindicina d’anni fa.
Quando Corsi fece perdere Ruspa

Ci fu un accordo in origine tra Stella e Ruspandini. Il leader della storica lista “Per la gente” avrebbe dovuto sostenere la corsa di Ruspandini alle elezioni Provinciali 2009: all’epoca votavano ancora i cittadini anziché i “loro” sindaci e consiglieri comunali. Ma Ruspa, in cambio, avrebbe dovuto supportare la candidatura di Stella a Sindaco alle Comunali 2012.
Stella lo sostenne, contribuendo alla sua elezione in Consiglio Provinciale e alla conseguente nomina come assessore al Turismo e Politiche Giovanili. Ruspandini invece si candidò a Sindaco di Ceccano: le condizioni politiche nel frattempo erano mutate Allora finì per scendere in campo anche Stella. I candidati erano cinque. Al Primo Turno primeggiò proprio Ruspandini, sostenuto dal Centrodestra, con il 31% dei voti. A poco più del 28% la sfidante Manuela Maliziola con l’appoggio del Psi.
Al ballottaggio, nonostante lo svantaggio ha vinto lei, diventando la prima Sindaca della storia di Ceccano. Ottenne oltre il 55% dei consensi: 7.557 voti. Ruspandini si fermò a meno del 45%: 6.114 voti. Fu determinante proprio l’appoggio del terzo classificato, Stella, e del suo principale alleato: Corsi, poi nominato assessore all’interno della Giunta Maliziola, allargata anche al Pd di Maurizio Cerroni, già primo cittadino e altro suo competitor alle Comunali.
Da un tradimento all’altro

Ma poi il Centrosinistra volle la testa di Corsi. E saltò. Da lì sarebbero nate divisioni che avrebbero portato in breve tempo alla caduta della Sindaca dopo appena due anni. Stessa sorte che sarebbe poi toccata alla prima e civica Amministrazione Caligiore, venuta meno anche lei per via delle dimissioni di massa. Con l’opposizione (eccetto una consigliera Maliziola che non volle fargli quello che fecero a lei) vi presero parte due consiglieri di maggioranza: Corsi, allora presidente del Consiglio Comunale, e Tonino Aversa, già delegato all’Urbanistica.
Corsi si sarebbe poi candidato invano a Sindaco contro il Caligiore 2. La città non prese bene la cosa ed il sindaco affondato un anno prima da quella manovra venne rieletto al primo turno. Al pari di Emanuela Piroli, che era stata sfiduciata come Segretaria del Pd Ceccano. Il Partito Democratico si presentò alle urne senza esporre il simbolo ma in versione civica: insieme al Partito Socialista preferirono stare dalla parte di Corsi. Soltanto il Psi riuscì a centrare un seggio consiliare. Il portavoce civico del Pd senza rappresentanti in Aula lo ha fatto per un po’ lo stesso Corsi. Salvo poi essere scaricato dal Centrosinistra che lo ha ritenuto un corpo estraneo, e tornare nell’area di Centrodestra.
È stato candidato dalla Lega alle passate Elezioni regionali, centrando quasi ottocento voti soltanto a Ceccano. Una candidatura, quella del “Traditore di Caligiore”, che ha messo alla porta i finti-leghisti che spostavano voti a FdI. Ma Corsi, nel frattempo, ha perso tanti “suoi” grandi elettori. (Leggi qui Scendono (quasi) tutti dal Carroccio di Corsi).
«Mai stato di Centrosinistra»

Ecco perché il perdono di Corsi, da parte dei Fratelli di Ceccano, era davvero qualcosa di improbabile. Almeno fino al termine del secondo mandato di Caligiore, che continuerà fino alla primavera del 2026: complice uno slittamento normativo rispetto alla scadenza naturale nell’autunno 2025. A fare da paciere, in fondo, è stato Riccardo Del Brocco: assessore all’ambiente, dirigente provinciale di FdI e papabile candidato sindaco alle Comunali 2026 per il dopo Caligiore.
A questo punto, si possono leggere consapevolmente le dichiarazioni affidate da Marco Corsi alle colonne di Ciociaria Oggi. «Non ero il candidato del centrosinistra, non è assolutamente vero – dice della corsa sostenuta da Pd civico, Psi e altre civiche di area -. La mia era una candidatura civica di una persona moderata con cinque liste civiche. Poi i Partiti del centrosinistra, per non andare con la Piroli, hanno deciso di appoggiarmi».
«Ho fatto una scelta di campo, ho perso le elezioni, sono andato all’opposizione, poi mi sono candidato alle regionali con la Lega, nel centrodestra, ma quel progetto politico non funziona – racconta poi -. Mi si chiede di aprire una sezione, di fare un direttivo, cose che io faccio ma gli esponenti sono un po’ latitanti. Ecco, qualcosa non funziona».
Camaleonte contro i Camaleonti

L’ingresso di Corsi nella Lega, strategia dei vertici provinciali, aveva spinto all’uscita tutti quanti: l’assessore Macciomei, il capogruppo Bronzi, il consigliere Patriarca e il coordinatore locale Vincenzo Parisi. Macciomei aveva preso il posto di Gizzi in Giunta: dopo la sua cacciata da Lega e Giunta per posizioni a favore della Russia di Putin. Ora Macciomei sta con Parisi in Forza Italia e Bronzi è capogruppo di Fratelli d’Italia. Il duo Gizzi-Patriarca, dopo l’addio di Corsi, è ormai a un passo dal rientro ufficiale nella Lega.
«Chi prima si era allontanato dalla Lega perché c’era Marco Corsi adesso torna nella Lega e allora Marco Corsi prende le distanze – dice a riguardo lo stesso consigliere comunale -. Dopo aver svolto il ruolo di commissario per un anno, ero stato individuato come l’anello di congiunzione con la Regione per Ceccano, con la Lega nella Giunta Rocca. Ma il progetto è saltato. Mi dispiace che non si sia voluto investire su un progetto per Ceccano, un’opportunità per il territorio».
Allora bye bye Carroccio: «Non mi sento più in dovere di sobbarcarmi la responsabilità come commissario né di adoperarmi per questi signori alle Europee. E vado avanti a testa alta». Si è sentito tradito e abbandonato. Quando non lo cercava ormai più nessuno, né da destra né da sinistra, è arrivata invece la chiamata della sua ennesima svolta politica.
«Chi mi chiama? L’amico Massimo»

«Chi mi chiama? – racconta -. L’amico di sempre, Massimo Ruspandini. Ho amministrato con lui nel Caligiore 1, poi qualcosa non è andato a buon fine, ma non dimentico che insieme abbiamo fatto del centrodestra ceccanese una maggioranza. Ora lui si è fatto avanti chiedendomi di fare ancora qualcosa insieme. E lo ringrazio. Ritrovo così lo stimolo, la voglia d’impegnarmi. E per quanto riguarda le prossime comunali, mi auguro di poter stare tutti insieme. Se ci sarà la possibilità. Altrimenti, lo ringrazio comunque della telefonata»
«Il sottoscritto, che ha preso mille voti alle Regionali da solo, che ha messo su sette liste contro Caligiore da solo, che ha sfiorato il ballottaggio per appena 67 voti, ha ritrovato lo stimolo giusto grazie a Ruspandini – conclude -. Mi spiace che non abbia fatto il sindaco e gli auguro che in futuro possa candidarsi per poter rimediare a quello sbaglio che commisi quando non lo sostenni. Lo feci perché all’epoca avevo un accordo morale con Angelino Stella. Quanto alla prossima amministrazione, mi auguro che ci siano persone capaci e competenti e che io possa far parte di questa squadra. Qualche nome gira, ma oggi a Ceccano serve di più la politica che il personaggio: sì, più politica e meno figure personali».
La storia insegna, anche in maniera elementare. Corsi, a modo suo, risulta determinante. Con Stella ha fatto vincere la Maliziola contro Ruspandini, non facendolo diventare Sindaco della sua città. Ancor prima della nomina come vicesindaco nel Caligiore 1 e della doppia elezione in Parlamento, prima come Senatore e poi come Deputato di FdI, di cui è presidente provinciale.
Le perplessità sulle Strisce Blu

Corsi, però, ha anche fatto cadere il Caligiore 2 e il primo cittadino non gliel’ha mai perdonata. Si va allargando un Centrodestra che, tra le rivendicazioni interne, rischia di non potersi tenere tutto quanto insieme in vista del 2026. La stagione delle polpette avvelenate è già cominciata. Infatti non trovano conferme da nessuno dei diretti interessati le voci secondo cui ci sarebbero forti perplessità di tre consiglieri di maggioranza nei confronti dell’appalto dei parcheggi a pagamento.
La gara è da oltre un anno sotto la lente d’ingrandimento dell’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, a seguito delle segnalazioni di anomalie inoltrate dall’opposizione consiliare. Anche da Marco Corsi, prima del riavvicinamento a Fratelli d’Italia, oltre che dal Centrosinistra: i consiglieri Emanuela Piroli, Andrea Querqui, Mariangela De Santis ed Emiliano Di Pofi. Sono da tempo a favore dell’annullamento in autotutela del procedimento di aggiudicazione definitiva. Il Comune ritiene invece che tutto sia in regola ed attende il parere dell’Authority.
Mal di pancia in maggioranza

Ma al di là delle smentite ufficiali, le riserve rispetto all’operazione strisce blu (che diverrebbero 700 anziché le attuali 100 mai rispettate) sarebbero emerse con forza in una riunione di maggioranza. Quella che si è tenuta a seguito dell’ultimo Consiglio comunale. Dalle segrete stanze di Palazzo Antonelli è iniziata a girare la voce che dà per “perplesso” un trio di maggioranza: oltre all’indipendente Patriarca, Alessandro Savoni e Fabio Giovannone, ovvero l’attuale e il passato presidente del Consiglio. Tra quelli che nel Caligiore 2 hanno dovuto fare a metà con una poltrona importante.
E sono entrambi militanti di Fratelli d’Italia: Savoni nel gruppo di FdI e Giovannone oltre la sua lista civica “La tua Ceccano”, filo FdI come la stragrande maggioranza. Se dai due Fratelli arriva un no-comment, è l’ex assessore Stefano Gizzi a riportare la posizione di Alessio Patriarca e del Gruppo Consiliare Indipendente.
«In una coalizione ognuno deve esprimere la propria opinione – così il portavoce Gizzi -. Sulla questione Strisce Blu, Patriarca ha espresso al sindaco le sue perplessità, dopo aver ascoltato anche la voce del comitato che lo sostiene e di molti cittadini. Chiediamo che questo argomento venga ridiscusso, al fine di trovare una diversa soluzione. E ringraziamo il Sindaco di aver ascoltato con attenzione tali preoccupazioni».
Il Caligiore 2 tira dritto

Altre voci raccontano di una maggioranza politica che tira dritto verso la moltiplicazione e privatizzazione delle strisce blu. Lo prevede il piano per assicurare l’equilibrio dei conti. Il Comune, la macchina amministrativa, procede con l’iter di aggiudicazione definitiva dell’appalto del nuovo servizio di “smart parking”: stalli di sosta con sensori e monitor conta-posti, realmente a pagamento e controllati da ausiliari del traffico.
Anticorruzione permettendo, al di là delle considerazioni a posteriori, ci sarà una ditta che gestirà anche le manutenzioni nonché la biglietteria. L’assenza di parchimetri e rivendite di tagliandi è sempre stata la giustificazione della macro “zona franca”. Si tratta di una delle principali misure previste dal piano anti dissesto, a fronte ancora di un deficit di sei milioni di euro da colmare entro il 2035.
Il Centrodestra, di contro, l’ha lanciata come «una battaglia di civiltà». Il sindaco Caligiore ha poi denunciato pubblicamente di esser stato minacciato, puntando il dito contro il “terrorismo” dell’opposizione. (Leggi qui Niente più strisce blu gratis: la Contea vuole diventare Smart city e poi qui Strisce blu, «minacce di morte» dopo «l’attacco quasi terroristico»).


