Il centrodestra ha paura di Vannacci. Il centrosinistra guarda e aspetta

«Piuttosto mi alleo con Santovincenzo»: la frase sfuggita a un esponente della maggioranza Natalia dice tutto. Futuro Nazionale arriva ad Anagni con Giorgia Nobili e il centrodestra si interroga sul prezzo dell'abbraccio. Il centrosinistra? Silenzio quasi metafisico.

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

A volte — spesso, in effetti — la verità politica non abita nei comunicati ufficiali battuti a macchina con il bilancino di precisione, né nelle foto di gruppo postate sui social con sorrisi di ordinanza. Arriva invece a mezza bocca, con il tono basso di chi sa di aver pronunciato un’eresia ma non può farne a meno.

«Piuttosto mi alleo con Santovincenzo».

La frase, sfuggita due giorni fa dalle labbra di un autorevole esponente della maggioranza consiliare che sostiene il sindaco di Anagni Daniele Natalia, ha l’effetto di un sasso scagliato contro un cristallo. Luca Santovincenzo, esponente dell’opposizione e referente di LiberAnagni, rappresenta per la destra anagnina l’avversario naturale, l’argine ideale contro cui costruire la propria identità. Dire di essere pronti ad allearsi con lui pur di evitare ciò che si profila all’orizzonte non è una semplice boutade estiva: è un grido d’allarme, il sintomo di un travaglio profondo.

Il motivo del nervosismo si chiama Vannacci

Giorgia Nobili

Il motivo di tanto nervosismo ha un nome e un cognome ben precisi: Futuro Nazionale, la creatura politica che fa riferimento al generale Roberto Vannacci e che anche all’ombra della Cattedrale di Anagni sta iniziando a mettere radici. A partire dall’ipotesi (ormai quasi una certezza operativa in vista della ripresa di settembre) dell’arrivo di Giorgia Nobili, ex segretaria locale della Lega, pronta ad assumere la guida politica del movimento in città. (Leggi qui: Futuro Nazionale pronto a sbarcare ad Anagni: al timone c’è Giorgia Nobili).

Il problema non è tanto l’ingresso di una nuova forza di destra nella coalizione che guarderà al post-Natalia verso le comunali del 2028 o con qualche mese d’anticipo, se i tempi della politica provinciale dovessero accelerare. Il problema è quanto costa questo abbraccio.

In molti nella maggioranza attuale avvertono la sensazione di essere di fronte a un cavallo di Troia. Se da un lato i voti dei vannacciani fanno gola per blindare la vittoria ed evitare brutte sorprese al primo turno, dall’altro spaventa a morte il conto che Futuro Nazionale potrebbe presentare il giorno dopo il voto. In caso di successo, la contropartita pretesa — in termini di assessorati di peso — rischierebbe di stravolgere gli equilibri moderati e civici della coalizione. Un’ipoteca pesante, capace di trasformare il futuro sindaco in un ostaggio. Da qui l’angoscia tratteggiata dalla citazione anonima: meglio l’avversario conosciuto che un alleato ingombrante pronto a cannibalizzare la casa comune.

Il centrosinistra: silenzio quasi metafisico

Di fronte a un centrodestra percorso da scosse di assestamento così evidenti, ci si aspetterebbe un’opposizione sul piede di guerra, pronta ad approfittare di ogni crepa. E invece la risposta del centrosinistra anagnino è un silenzio quasi metafisico.

Francesco Sordo

Il Segretario cittadino Dem, appena rientrato dalle ferie estive, non sembra aver fretta. A parte i doverosi comunicati istituzionali emessi all’indomani dell’esplosione che ha scosso la vicina Colleferro, la sinistra locale non si segnala per alcuna iniziativa concreta sul campo. Nessun cantiere programmatico, nessuna chiamata a raccolta delle forze civiche, nessuna spallata politica. 

L’impressione è quella di un’opposizione che osserva le operazioni altrui con distacco burocratico, dimenticando che le elezioni non si vincono per inerzia, ma per la capacità di costruire un’alternativa credibile.

Anagni resta sospesa

E dunque, mentre il centrodestra si interroga sul prezzo dell’estremismo in giacca e cravatta e il centrosinistra rinvia a data da destinarsi l’appuntamento con la realtà, Anagni resta sospesa. La politica locale dimostra ancora una volta che il vero pericolo per chi governa non sempre viene dai banchi della minoranza ma dalle ambizioni di chi siede al medesimo tavolo.

Come amava ricordare Piero Calamandrei«Quando la politica perde la bussola della ragione, si finisce per temere di più l’abbraccio dell’amico che la stoccata del nemico».