l vertice regionale della Lega chiude, almeno per ora, il dossier sul rimpasto nella Giunta guidata da Francesco Rocca: gli assessori Pasquale Ciacciarelli e Simona Baldassarre restano al loro posto. Strategica la linea del governatore, che ha difeso pubblicamente il lavoro dei due assessori senza entrare in rotta di collisione con la Lega di Matteo Salvini e Claudio Durigon. Una partita politica giocata tra equilibri territoriali, strategie elettorali e finezze istituzionali.
Il cerchio è chiuso. Pasquale Ciacciarelli e Simona Baldassarre restano gli assessori della Lega nella Giunta regionale del Lazio: non verranno sostituiti dal romano Davide Bordoni e dalla pontina Giovanna Miele. Non è più necessario variare l’assetto geografico dell’esecutivo di Francesco Rocca: è il segnale arrivato con chiarezza dalla riunione del Direttivo Regionale della Lega che si è riunito a Roma.
Nelle ore precedenti proprio il Governatore aveva ribadito di essere pronto. Ma mettendo in chiaro un aspetto: non si trattava di una sostituzione amministrativa, a lui i due assessori stavano benissimo; si sarebbe trattato di una sostituzione politica, faccenda interna alla Lega. Sulla quale nulla questio: nessuno avrebbe potuto metterci parola.
Ripercorriamo la sequenza alla moviola e rimandiamo indietro il filmato delle ultime ore.
L’origine

Alcune settimane fa, in una riunione del Direttivo Regionale della Lega, emerge l’ipotesi di un rimpasto di Giunta. L’obiettivo dichiarato è inserire due assessori romani nell’esecutivo di Rocca, in vista delle elezioni nella Capitale. La conseguenza implicita: Pasquale Ciacciarelli — assessore alle Politiche Abitative, ciociaro, oltre 14.000 voti di preferenza alle ultime Regionali — e Simona Baldassarre — assessora alle Politiche Giovanili e della Famiglia — avrebbero dovuto lasciare.
Il ragionamento interno alla Lega aveva una sua logica politica: più peso a Roma in vista delle comunali significa più visibilità, più consenso, più chance di contare nella partita della Capitale. Non solo. Avrebbe dato un peso maggiore alla Lega in tutti i punti in cui ha la possibilità di andare a dama nelle prossime elezioni: Politiche e Regionali. Ma facendo pagare un grosso prezzo a Frosinone: privando la provincia del suo assessore di riferimento in Regione, affidandogli la guida politica del Partito nel Lazio ed un importante incarico manageriale a diretto contatto con il ministro Matteo Salvini. (Leggi qui: La Lega pensa a Roma e ridisegna la Giunta Rocca: paga Ciacciarelli. E qui: Ciociaria svenduta, il sacrificio di Ciacciarelli per salvare Roma e Latina. Ed anche qui: La Lega di Frosinone batte i pugni sul tavolo. Piano, ma li batte).
Il cambio di rotta in tre atti

L’avvicendamento era una sorta di Piano B: un piano eventuale e non un piano certo. Da attuare in quale caso? Con l’eventuale approvazione della nuova Legge Elettorale nazionale, il cambio dei Collegi e dei criteri di elezione. Numeri alla mano, gli analisti che fanno i calcoli nella Lega avevano individuato quella soluzione come la più idonea a blindare le attuali posizioni del Carroccio.
Una cartuccia che il vice segretario nazionale Claudio Durigon ha tenuto nel cassetto. Senza mai attivare l’innesco. E nel Direttivo Regionale di ieri a Roma è emerso che al momento non c’è la necessità di percorrere quella strada. E forse potrebbe non essere più necessario. Se occorresse, la cartuccia è nell’arsenale di Durigon.
Sul piano amministrativo, il presidente della Regione Lazio ha messo in atto una moral suasion con la quale far comprendere alla Lega che sul piano politico nulla da eccepire ma sul piano amministrativo una sua opinione l’avrebbe avuta. Il primo segnale lo ha mandato davanti ai sindaci del territorio: incalzato dal primo cittadino di Arce Gino Germani che si era fatto portavoce delle preoccupazioni ciociare, Rocca aveva messo le cose in chiaro: «Io non revoco i miei assessori. Sono molto soddisfatto del lavoro di entrambi». Ma — e qui sta la sottigliezza politica — ha aggiunto che se la Lega avesse posto ufficialmente la questione, l’avrebbe esaminata. Non un no assoluto. Un invito a prendersi la responsabilità della scelta. (Leggi qui: Rocca blinda Ciacciarelli: «Non revoco i miei assessori»).

Secondo segnale: al Ministero dei Trasporti, durante la presentazione del progetto per la stazione TAV a Frosinone, a margine dell’evento Rocca ha detto: «Consentitemi di salutare l’assessore Pasquale Ciacciarelli, punta di diamante della mia giunta». Non è un saluto di cortesia: è una dichiarazione politica pronunciata in un contesto istituzionale di alto profilo, davanti a telecamere e microfoni. Ma soprattutto davanti al ministro Matteo Salvini. Un messaggio che aveva un destinatario preciso: la Lega, che in quel momento stava ancora ragionando. (Leggi qui: Prossima fermata Frosinone: la stazione Tav si fa)
La finezza istituzionale
Quando il coordinamento regionale della Lega si riunisce a distanza di qualche ora, discute di rilancio dell’azione politica nel Lazio. Del rimpasto non si parla più: non è una priorità, resta un arma potenziale nella disponibilità di Durigon. Ed il cerchio si chiude.

Rocca non ha mai negato formalmente la possibilità di un rimpasto. Non ha detto «non ci sarà nessun rimpasto». Ha detto «io non revoco i miei assessori» che è una cosa molto diversa. Non ha invaso il campo della Lega. Nel caso in cui fosse necessario procedere ha però trasferito l’onere della decisione sul Partito: se volete fare il rimpasto, fatelo voi, assumendovene la responsabilità politica davanti agli elettori, davanti ai sindaci, davanti al territorio.
Ciacciarelli e Baldassarre hanno risposto con una dichiarazione dal tono misurato: «In qualità di assessori regionali non possiamo che ringraziare il Presidente Rocca per il rispetto istituzionale di cui ha voluto onorare le nostre professionalità». E poi, con una frase che chiude ogni ambiguità: «Le valutazioni rimangono in capo al partito come ha sempre fatto per la crescita dello stesso».
È la risposta di chi non ha mai smesso di essere leale al proprio Partito pur sapendo che quel Partito avrebbe potuto chiedergli un sacrificio enorme. Una lealtà che Ciacciarelli aveva già dimostrato mesi prima, quando aveva detto pubblicamente nel coso di un Direttivo Regionale che se la Lega glielo avesse chiesto, lui era pronto a dimettersi. Lasciando però intendere che quella non era la sua scelta.
Cosa resta

Il cerchio si chiude con una geometria precisa. Rocca esce dalla vicenda con la propria autorità presidenziale rafforzata: ha tenuto la sua Giunta senza uno scontro frontale con il Partito, usando la diplomazia invece della forza. La Lega esce con la consapevolezza che il presidente avrebbe preso atto – seppure a malincuore – della sua richiesta politica. Ciacciarelli e Baldassarre restano con una legittimazione pubblica che prima di questa vicenda non avevano in modo così esplicito.
Chi ha vinto e chi ha perso in questa partita è scritto tra le righe di ogni dichiarazione, non nelle ultime righe ma in quelle di mezzo, dove la politica vera si nasconde sempre.



