Perché Francesco De Angelis farà votare Dario Nardella. La ricomposizione con Buschini e l'incrinatura con una parte della componente. Le tre fregature. la riflessione all'estero. I fidatissimi che gli dicono "Se continui significa che ti piace”
Tre impegni non mantenuti. Importanti, non tanto per la componente ma per tutto il territorio. C’è questo alla base del grande gelo calato tra il presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis e l’uomo forte del Partito su Roma Claudio Mancini, il deputato di origini ciociare che esprime il sindaco Roberto Gualtieri.
Non sono spifferi di freddo: è temperatura polare. Che rischia di ibernare l’asse Frosinone – Latina – Roma sul quale era nata Rete Democratica e di provocare una brutta polmonite a Pensare Democratico l’area maggioritaria in provincia di Frosinone fondata proprio da De Angelis.

I segnali ci sono tutti. Da alcuni giorni, terminato un periodo di riflessione all’estero, il presidente regionale Pd ha deciso di cambiare rotta: alle Europee sosterrà le due teste di lista Elly Schlein – Nicola Zingaretti e come terza preferenza farà votare il sindaco di Firenze Dario Nardella, sposato a Sant’Elia Fiumerapido. Sta spostando la sua componente su quel nome: è al telefono da due giorni per chiedere ad uno ad uno ai suoi sostenitori di votare quella terzina; sta girando tutti i Comuni e con lui c’è di nuovo Mauro Buschini.
Se sarà rottura lo diranno i giorni successivi al voto ed allo spoglio. Un dato è certo. Sara Battisti alla quale aveva affidato la componente per fare il Presidente Pd del Lazio voterà il sindaco di Pesaro Matteo Ricci. È il candidato indicato da Mancini. Ed è una delle ragioni del gelo. Sulle posizioni di Sara Battisti c’è il Segretario Provinciale Luca Fantini, si sta posizionando in questi minuti il vice presidente della Provincia Enrico Pittiglio, ha già fatto la sua scelta il sindaco di Giuliano Adriano Lampazzi che invece sta con Francesco De Angelis così come il Segretario di Pico Marco Delle Cese.
Le tre promesse

Il cambio di rotta è avvenuto al termine di una pausa di riflessione all’estero. Rientrato, Francesco De Angelis ha voluto un confronto con un ristrettissimo gruppo di fidati ai quali ha riferito le sue perplessità. La risposta è stata: “France’ con questa sono tre, se continui significa che ti piace…” A Francesco De Angelis non piace trovarsi di fronte ad impegni non mantenuti. Quali?
Partiamo dall’ultimo: la candidatura alle Europee. Il Lazio in genere esprime tre candidati e li fa votare in maniera decisiva. Quest’anno è stato deciso che il primo nome fosse quello del Segretario Elly Schlein e che il secondo fosse quello di Nicola Zingaretti. A quel punto il Segretario regionale Daniele Leodori ha avanzato una proposta: candidare il presidente regionale Francesco De Angelis. Pallottoliere alla mano c’erano i numeri per eleggerlo. Quali numeri?

La componente ha messo sul tavolo 17mila voti a febbraio di un anno fa alle Regionali concentrandoli su Sara Battisti ed eleggendola. Altri 15mila li ha promessi dai Castelli Romani il Segretario Daniele Leodori facendosi dare il via libero politico dal capo di Area Dem Dario Franceschini: tutto il suo personale sostengo a Dario Nardella ma 15mila voti erano per De Angelis. Semaforo verde. Via libera anche dall‘area pontina che stimava circa 5mila preferenze blindate. Gradimento pieno da Nicola Zingaretti che in questo modo si sentiva garantito sul fronte Sud del Lazio. Da Viterbo e Rieti era arrivata la disponibilità a garantire altri 5mila voti. Totale provvisorio: 42mila voti.
Decisiva a quel punto diventava Roma. Dove un appoggio di Claudio Mancini avrebbe garantito a Francesco De Angelis di arrivare alle spalle di Zingaretti con un bottino di poco superiore ai 50mila voti cioè la quota che si ritiene sia necessaria per entrare.
Il rifiuto

La doccia gelata è arrivata quando Francesco De Angelis ha prospettato questa possibilità. La risposta è stata Non Possumus: non possiamo sostenerti. Perché? Claudio Mancini si è impegnato sul sostegno a Matteo Ricci. A quel punto Francesco De Angelis ha fatto un passo indietro.
Che si aggiunge agli altri due. Quali? Uno è stato quello compiuto due anni fa. A Gaeta, nel corso del Blue Forum, Francesco De Angelis si apparta con Daniele Leodori e gli dice che non potrà sostenerlo per la candidatura ad erede di Nicola Zingaretti. Eppure era stato al suo fianco per quattro anni, c’era stata sintonia su tutto: il Campo Largo lo avevano tracciato loro. Perché Francesco De Angelis il 17 giugno 2022 dice a Daniele Leodori che non può mantenere il patto politico con lui? Glielo ha imposto la componente da Roma: per i romani l’erede di Zingaretti deve essere Enrico Gasbarra e tutta la componente deve fare squadra; a Francesco De Angelis assicurano la candidatura alla Camera in una logica di squadra. Come va a finire?
Che Gasbarra rinuncia alla candidatura come Governatore del Lazio e chiede (ed ottiene) la candidatura alla Camera al posto di Francesco De Angelis. Il cerino viene fregato anche quella volta. Incassa solo Sara Battisti che ha la candidatura e l’elezione.
Cinque anni prima era accaduto lo stesso. Solo che quella volta fu Claudio mancini a candidarsi nel posto che era stato promesso a Francesco De Angelis.
La zampata del leone

Francesco De Angelis questa volta ha deciso di dire basta. Nessuna rottura per ora con mancini nessuna alleanza per ora con Leodori. Ha deciso che giocherà la sua partita e non darà un solo voto a Matteo Ricci: perché gli ha già lasciato la sua candidatura. Ed è abbastanza.
Voterà Dario Nardella e poco conta che sia anche il candidato di Antonio Pompeo e Daniele Leodori. Lo farà votare spostando su di lui la componente: chi ci sta lo segue e chi non ci sta si vedrà dopo. Perché in politica il cuore conta fino ad un certo punto: poi sono i numeri a decidere.



