Il Congresso che non chiude: nel Pd è resa dei conti a poche ore dal voto

Una telefonata da Roma rimette in discussione l’accordo costruito per chiudere tredici mesi di scontri nel Pd provinciale. La vice segreteria provinciale contesa tra Parte da Noi e Riformisti. E il Congresso torna sull’orlo dello strappo.

Nel Pd di Frosinone la pace somiglia a quelle tregue balcaniche che durano lo spazio di una firma. Poi squilla il telefono e tutto ricomincia. L’ultima scossa arriva da Roma, in una mattinata che doveva essere interlocutoria e invece diventa decisiva. Una telefonata, poche frasi, ma sufficienti a rimettere in discussione l’architettura costruita in mesi di mediazioni per chiudere oltre un anno di guerra interna. Tradotto: il Congresso rischia un altro stop, un altro strappo, un altro giro di tavolo a poche ore dalla sua riunione fissata per domani mattina.

L’accordo, fin qui, era chirurgico nella sua aritmetica correntizia. La Segreteria provinciale ad Achille Migliorelli, espressione di Area Dem, cioè l’asse che fa capo a al presidente regionale Francesco De Angelis ed al Segretario regionale Daniele Leodori. La Presidenza provinciale a Rete Democratica, l’area della consigliera regionale Sara Battisti ed al deputato Claudio Mancini. La tesoreria ed una vice segreteria ai Riformisti di Lorenzo Guerini, con il nome dell’ex presidente della Provincia ed ex sindaco di Ferentino Antonio Pompeo, forte di 15mila voti alle Regionali. L’altra vice segreteria a Parte da Noi con il dirigente nazionale Danilo Grossi. Un equilibrio pensato per pesare tutti, scontentare nessuno e chiudere la stagione dei ricorsi.

La telefonata

Emanuela Piroli

Adesso però l’area Parte da Noi che fa riferimento a Marta Bonafoni reclama la vice segreteria unica: ricorda che negli accordi fatti a Roma con il Segretario Regionale Daniele Leodori c’era una vice segreteria soltanto ed era la loro. Nel farlo ricorda che hanno già dovuto fare un passo indietro con la mancata elezione del consigliere provinciale promesso a Ceccano per Emanuela Piroli. Un impegno politico che, secondo quella componente, non è stato rispettato. (Leggi qui: Il patto, il peso e il passo indietro: la partita (non chiusa) di Emanuela Piroli).

Ma qui comincia il secondo tempo, quello vero. Perché dall’area di Pompeo parte una levata di scudi che sa di ultimatum. Ceccano e la vice segreteria unica – spiegano – era un accordo tra Area Dem e Parte da Noi, costruito senza coinvolgere né Rete Democratica né i Riformisti. E soprattutto: la candidatura di Piroli è saltata per un motivo semplice e brutale, cioè l’assenza di voti sufficienti in provincia. Area Dem si era detta disponibile a “girare” qualche consenso, ma l’ingresso in campo del sindaco di Cassino Enzo Salera ha blindato i voti ponderati della sua città e cambiato gli schemi. E qui nasce la domanda delle cento pistole: a quale area fa riferimento Enzo Salera?

Il ruolo di Cassino

Enzo Salera

Non ad Area Dem che ha fatto criticare pesantemente nei giorni scorsi dai suoi Capigruppo per la composizione della lista delle Provinciali. Non a Rete Democratica, coinvolta in quello stesso atto d’accusa. Un gesto di rottura netto: perché la lista delle Provinciali è stata fatta dal Segretario Regionale Daniele Leodori e dal Responsabile Regionale Enti Locali Claudio Mancini. (Leggi qui: Salera rompe l’equilibrio: dietro le Provinciali la resa dei conti nel Pd).

A Roma considerano Enzo Salera nell’orbita di Parte da Noi e più ancora dell’area Bonafoni. Quindi, il caos è frutto di un problema interno all’area della coordinatrice della Segreteria Nazionale: se Salera si candida e toglie spazio a Piroli, mandando all’aria un accordo fatto tra loro e la sola Area Dem, non c’è nessuna intenzione di pagare il conto dal fronte dei Riformisti e di Antonio Pompeo.

Lorenzo Guerini ed Antonio Pompeo

Per l’area dell’ex ministro della Difesa, la richiesta avanzata oggi di una vice segreteria suona come una cambiale presentata alla cassa sbagliata. Lorenzo Guerini ha sollevato il telefono a sua volta e lo ha ricordato senza troppi giri di parole: 15mila voti non sono un’opinione. E il messaggio è chiaro: se si rimette mano all’accordo, si rimette mano a tutto. Non solo alla vice segreteria.

A poche ore dal voto

Il Congresso doveva essere il punto di ripartenza. Sta diventando l’ennesima prova di forza. Perché nel Pd frusinate non si litiga per le poltrone – questo lo dicono tutti – ma per i rapporti di forza. E quando una componente prova ad alzare il prezzo, le altre fanno i conti con il pallottoliere, non con le dichiarazioni. Era già successo nei giorni scorsi: imponendo il rinvio di un paio di settimane e lo spostamento a domani dell’assemblea. (Leggi qui: Congresso Pd, la pace rinviata: mozioni, cambiali e nervi scoperti).

Achille Migliorelli

La vice segreteria unica per Parte da Noi è un presupposto irrinunciabile. I rumors dicono che domani potrebbero non entrare in Segreteria se dovessero esserci due vice segreterie. È il segnale che la partita non è solo provinciale. Che gli equilibri locali si intrecciano con quelli regionali e nazionali. Che nessuno vuole uscire dal Congresso con meno di quanto aveva prima.

La pace, insomma, è ancora un cantiere aperto. E domani l’assemblea potrebbe essere la consacrazione dell’intesa o un matrimonio celebrato a forza. Nel Pd di Frosinone la differenza tra stabilità e scossone, ormai, sta tutta in una telefonata.

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