Il Consiglio di Stato: “Non è Mad ad inquinare l’ambiente”

Il Consiglio di Stato conferma: l'impianto Mad non è responsabile dell'inquinamento nella zona. Anche il dipartimento Ingegneria per l'Ambiente della Sapienza di Roma conferma che si tratta dei valori naturali del terreno. Rigettato il ricorso del Comune

La discarica Mad di Roccasecca non è responsabile dei livelli di Ferro, Manganese ed Arsenico superiori ai limiti di legge nelle acque circostanti e sottostanti l’impianto. Lo ha stabilito la Quarta Sezione del Consiglio di Stato: ha rigettato il ricorso del Comune di Roccasecca e confermato la sentenza di primo grado che era stata pronunciata dal Tribunale Amministrativo Regionale nel giugno 2021.

I giudici sono arrivati a quella decisione sulla base di una perizia affidata al direttore del corso di laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio dell’Università La Sapienza di Roma.

L’ordinanza della Provincia

(Foto © AG IchnusaPapers)

Tutto nasce dall‘Ordinanza 3/2019 (protocollo n. 36996, del 6 dicembre 2019) con cui la Provincia di Frosinone intimava a Mad di adottare “i necessari interventi di messa in sicurezza e ripristino ambientale” in quanto era stata rilevata la presenza di metalli oltre i limiti di legge.

Mad aveva impugnato l’Ordinanza di fronte al Tar sostenendo che non ci fosse alcuna evidenza di una sua responsabilità nell’inquinamento. Ed il Tribunale Amministrativo gli aveva dato ragione. L’aveva fatto con la sentenza n. 374 del 9 giugno 2021, annullando l’Ordinanza della Provincia e disponendo che ognuno pagasse di tasca propria le spese sostenute per il giudizio .

Il Comune di Roccasecca ha presentato appello al Consiglio di Stato. Ha sollevato una serie di questioni, riassumibili in tre motivi di due specie: error in iudicando ed error in procedendo. Cioè? Riteneva che ci fosse stato un errore del Tar nel giudicare alcuni aspetti ben precisi ed un errore nella procedura seguita. Dubbi riassumibili in un concetto soltanto: è Mad la responsabile dell’inquinamento.

La super perizia

L’università La Sapienza

Dubbi fondati. Per scioglierli, il Consiglio di Stato ha affidato una super perizia al direttore del corso di laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio dell’Università La Sapienza di Roma. Chiedendogli di accertare quali fossero “gli effettivi valori di contaminazione del sito, in particolare delle acque, e risalire alla loro origine, con indicazione del fattore causale che li aveva determinati”.

La perizia viene affidata il 7 ottobre 2022 con l’ordinanza n. 8600. Tra sopralluoghi, analisi, verifiche e relazione richiede alcuni mesi di tempo. Viene depositata e presa in esame dalle parti. Che a loro volta presentano memorie e repliche. Il tutto tra maggio 2023 e marzo 2024. All’udienza del 4 aprile 2024 la causa è stata “trattenuta in decisione”: cioè i Giudici hanno stabilito che ci sia tutto il necessario per valutare il caso e le posizioni di ciascuno.

La perizia accerta che “i superamenti di Ferro, Manganese ed Arsenico misurati nelle acque sotterranee soggiacenti l’impianto gestito dalla società Mad sono associati a fenomeni naturali, dovuti a specifiche condizioni geogeniche e geologiche dell’area”. Cioè che il terreno è fatto così per sua natura, pertanto rilascia quelle sostanze in misura più alta. Inoltre il superamento dei valori “è un indicatore di potenziali fenomeni locali, in atto, correlabili alle condizioni geogeniche del suolo”. Cioè, il suolo non è sempre uguale: con i temporali le falde cambiano di consistenza e quindi può esserci un aumento o una diminuzione dei metalli rilevati, in determinate condizioni e particolari periodi.

Non è solo Roccasecca

Il bio digestore Mad

I Giudici nella loro sentenza mettono in chiaro che non è una situazione registrata soltanto nella località Cerreto di Roccasecca a ridosso della Mad. Spiegano che “questo meccanismo è stato verificato anche in altri diversi siti italiani, come per esempio presso l’Emilia Romagna o la Piana d’Aosta, di cui alcuni stralci delle principali conclusioni sono stati estrapolati dalle Linee Guida dell’ISPRA (2018) e riportati nel sottoparagrafo Analiti”.

Proprio il fatto che ci siano anche altri precedenti a confermarlo porta il Consiglio di Stato “ad affermare che arsenico, ferro e manganese possono naturalmente essere presenti in concentrazioni anche piuttosto elevate nelle acque sotterranee ed anche superiori ai limiti di legge”, precisando che non significa presenza di fenomeni di contaminazione provenienti dalla presenza della discarica”. Una ulteriore conferma che non sia la discarica ad inquinare – stabilisce il Consiglio di Stato – viene “dai risultati delle analisi isotopiche del deuterio e dell’ossigeno-18. I campioni di acque sotterranee non mostrano anomalie nel contenuto isotopico di deuterio. E quindi non evidenziano possibili fenomeni di miscelamento tra il percolato, prodotto dalla discarica, e le acque sotterranee soggiacenti l’area di inserimento della discarica stessa”.

Alla stessa conclusione era arrivato anni fa uno studio dell’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: ha certificato che quei valori sono così alti per la naturale composizione del terreno.

Il futuro di Mad

Uno degli invasi della discarica di Roccasecca

Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso del Comune di Roccasecca. E confermato che Mad non può essere individuato come “responsabile dell’inquinamento”.

Ora si pone la questione del futuro dell’impianto. Mad ha deciso da tempo di sospendere l’attività a Roccasecca. Chiedeva dalla Regione Lazio una tabella dei valori di fondo: cioè una tabella in cui si dicesse nella sostanza “questi sono i valori naturali del terreno, se salgono c’è inquinamento”. Perché Mad reclama quella tabella? Perché in sua assenza viene accusata ogni volta di inquinare mentre si tratta di valori naturali.

In questi ultimi anni Regione Lazio ha intimato due volte a Mad di riaprire l’impianto di Roccasecca. Dove ha un sito regolarmente autorizzato e dove può realizzare un quinto invaso per raccogliere ciò che avanza dopo la lavorazione e recupero dei rifiuti prodotti dai 91 Comuni ciociari, trattati nel vicino stabilimento pubblico Saf. 

Finora Mad non lo ha voluto fare. La sentenza del Consiglio di Stato cambia la situazione. E se Mad decidesse di vendere l’impianto, non è detto che i nuovi proprietari siano disposti a metterlo a disposizione del territorio.