Prova fallita. Il Consiglio comunale di Frosinone non è riuscito a riunirsi. Senza Fratelli d’Italia, Tagliaferri e Polo Civico la maggioranza Mastrangeli non arriva nemmeno all’appello. La tensione sale, il muro contro muro con la galassia leghista resta e la consiliatura traballa.
A Frosinone non serve un voto per far cadere la maggioranza: basta un appello. E oggi pomeriggio, puntuale come una scadenza d’agenda, è arrivato il secondo segnale ufficiale di Fratelli d’Italia al sindaco Riccardo Mastrangeli: senza di loro, la consiliatura non si muove. Nemmeno di un millimetro.
Alle 16.30 c’è stata la riunione del Consiglio Comunale, in prima convocazione. Cioè una seduta nella quale i temi all’Ordine del Giorno arrivano per la prima volta in Aula e per approvarli occorrono almeno 17 voti favorevoli. In settimana il sindaco Riccardo Mastrangeli ha puntellato la sua maggioranza garantendosi il 17mo voto grazie al rientro del Consigliere Christian Alviani. Oggi c’era la Prova del 9 per la nuova maggioranza. Risultato? (Leggi qui: Consiglio, l’ora della verità per Mastrangeli e l’autonomia a quota 17).
Buco nell’acqua a Frosinone

Al momento di fare l’appello, in Aula erano presenti solo in sette: il sindaco Riccardo Mastrangeli, il presidente di turno Norberto Venturi (Pd) e poi i consiglieri Anselmo Pizzutelli e Maria Antonietta Mirabella (eletti nella lista del sindaco ma in posizioni critiche), Giovanni Bortone (eletto nella Lega ma in posizione ancora più critica), Cristian Alviani (emigrato in settimana dalle file dell’opposizione al nuovo gruppo di maggioranza identità Frusinate) e Vincenzo Iacovissi (Psi). Troppo pochi per accendere il semaforo verde: sono mancati 10 Consiglieri: un vuoto che pesa più di qualsiasi discorso sul bilancio o sulle delibere.
Norberto Venturi ha preso atto della mancanza del numero minimo per poter ritenere valida la seduta ed ha chiuso sul nascere. Tutto aggiornato a giovedì sera in seconda convocazione.

È stato un chiaro messaggio politico. In primis di Fratelli d’Italia. Che ha detto al sindaco “Senza di noi non vai da nessuna parte”. E per essere certi che il messaggio arrivasse senza distorsioni, nei minuti immediatamente precedenti e successivi all’appello sono entrati in Aua Sergio Crescenzi (FdI) e Corrado Renzi (la civica del vicesindaco Lista per Frosinone). Presenti fisicamente ma non politicamente: non hanno risposto all’appello, come già accaduto la volta scorsa.
Il messaggio è identico, anzi ancora più chiaro: senza FdI, il presidente d’Aula Max Tagliaferri, Andrea Turriziani e Claudio Caparrelli (Polo Civico) il Gruppo dell’ex avversario Domenico Marzi, il sindaco Riccardo Mastrangeli non apre nemmeno la porta del Consiglio.
Un fronte che si allarga e una maggioranza che balla

L’antefatto è noto. Prima c’è stato il passaggio shock di Christian Alviani dalle file di Forza Italia (in opposizione) a quelle della nuova area civica Identità Frusinate (in maggioranza), poi la mossa del Polo Civico con l’ingresso di Andrea Turriziani, quindi la prova di forza di FdI che, per la prima volta, ha fatto mancare i numeri per l’appello in aula. Ora arriva il bis.
È un copione politico che va avanti da settimane:
- Fratelli d’Italia, che a livello nazionale e regionale è primo Partito,
- il presidente del Consiglio Tagliaferri, ora indipendente,
- il Polo Civico di Gianfranco Pizzutelli con Turriziani e Caparrelli,
tutti insieme stanno chiedendo a Mastrangeli due cose:
- una verifica politico-amministrativa vera,
- un rimpasto di giunta che ridisegni pesi e responsabilità.
Dall’altra parte, però, il sindaco e la galassia leghista che fa capo a Nicola Ottaviani e al vicesindaco Antonio Scaccia non hanno dato alcun segnale. Nessuna apertura, nessun tavolo, nessun passo indietro o di lato. Il risultato è la situazione odierna: un muro contro muro che si consuma dentro un’aula semivuota. (Leggi qui: Mastrangeli blindato, il centrodestra no: il vero rischio è il 2027).
L’opposizione osserva, la maggioranza si divide

La minoranza, intanto, osserva senza muovere un dito: sa benissimo che qui la partita è interna alla maggioranza e che ogni passo falso di Mastrangeli è un dividendo politico assolutamente gratuito. La fotografia di oggi lo dice con una semplicità brutale: il sindaco non ha più 17 “fedelissimi” garantiti. Nemmeno 12. Nemmeno 10.
Se domani in seconda convocazione FdI e gli altri manterranno la linea, la seduta potrà aprirsi solo con presenze “ballerine” e margini risicatissimi. Una votazione, oggi, sarebbe un salto nel vuoto.
La domanda vera è una sola: quanto può durare una consiliatura così?
Il “modello Ottaviani”, che per dieci anni ha garantito compattezza e disciplina, sembra ormai archiviato. E Mastrangeli, che ha costruito la sua coalizione come un mosaico di civiche e alleati laterali, oggi si ritrova con un puzzle che perde pezzi da più lati.
Il segnale politico di oggi pesa più delle assenze in sé: se FdI non entra, il Consiglio non comincia. Un modo elegante — ma neppure troppo — per ricordare al sindaco che senza un vero accordo la seduta non è l’unica cosa a rischio: lo è la tenuta dell’intera consiliatura.
Domani si riprova. Ma l’impressione è che il vero Consiglio comunale si stia svolgendo fuori dall’Aula. E che la partita, quella vera, non sia ancora iniziata.



