Il Consorzio industriale allarga i confini: 33 Comuni entrano nella rete del Lazio

Un passaggio storico che porta dentro Viterbo, Civitavecchia e nuovi territori. Ma soprattutto ridisegna la geografia delle politiche industriali regionali. Colleferro annuncia che aderirà

Guido Spegli di Presene

Historiae lumen veritatis est

Non è una semplice operazione societaria. È un passaggio politico e territoriale che cambia la mappa dello sviluppo industriale regionale. L’assemblea dei soci del Consorzio Industriale del Lazio oggi ha approvato l’ingresso di 33 nuovi Comuni appartiene a questa categoria.

I nuovi ingressi arrivano da quattro province: 25 Comuni del Viterbese, 2 del Reatino, 4 della provincia di Roma e 2 del Frusinate. Una distribuzione che già da sola racconta la portata dell’operazione. Ma la vera notizia sta altrove.

Per la prima volta il sistema dei consorzi industriali del Lazio entra nel territorio della Tuscia, un’area che storicamente era rimasta fuori da queste politiche.

La lacuna storica della Tuscia

Archivio Fotografico Luce

Il dato più importante riguarda proprio la provincia di Viterbo. Ventacinque Comuni hanno deciso di aderire al Consorzio, compreso il capoluogo. Un fatto che il team del commissario Raffaele Trequattrini definisce senza giri di parole “epocale”. Il motivo è semplice e affonda le radici nella storia economica del Paese.

I consorzi industriali nel Lazio nacquero grazie alle politiche della Cassa per il Mezzogiorno, che interessavano le aree meridionali della regione. Il Viterbese non rientrava in quel perimetro e per decenni è rimasto senza uno strumento di pianificazione industriale territoriale. In altre parole: la Tuscia è cresciuta senza una cabina di regia industriale regionale.

Con l’adesione di questi Comuni quella lacuna viene finalmente colmata. È un cambio di prospettiva. Perché significa portare dentro la rete regionale territori che finora sono rimasti ai margini delle politiche industriali.

L’operazione Angelilli

Roberta Angelilli

Dietro questo risultato c’è un lavoro politico che va avanti da mesi. L’allargamento è stato possibile grazie a una fitta e costante interlocuzione con le amministrazioni comunali e al sostegno della vicepresidente della Regione Roberta Angelilli. Tradotto dal linguaggio istituzionale: c’è stata un’azione politica di convincimento capillare sui territori. Quasi un pellegrinaggio della politica industriale: un giro continuo tra i Comuni per spiegare perché entrare nel Consorzio non è una formalità ma una scelta strategica.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ventacinque Comuni della Tuscia hanno deciso di aderire. E se il Viterbese rappresenta il dato storico, l’ingresso di Civitavecchia è quello strategico. Il porto di Civitavecchia è infatti il principale scalo marittimo del Lazio e uno dei nodi logistici più importanti del Mediterraneo. Portarlo dentro il Consorzio significa creare una connessione diretta tra il sistema industriale regionale e la logistica portuale. È un passaggio che cambia la prospettiva dello sviluppo industriale laziale.

Perché il Consorzio non sarà più soltanto una rete di aree produttive interne, ma un sistema integrato tra industria, logistica e infrastrutture.

Il vero salto di scala

Il commissario Trequattrini parla di “salto di scala”. E non è una formula retorica. Con queste adesioni il Consorzio industriale del Lazio si avvicina sempre di più all’idea di Consorzio industriale unico regionale, un progetto che la Regione sta costruendo da anni. «Oggi il Consorzio compie un vero salto di scala. Non si tratta semplicemente di nuovi ingressi ma dell’estensione di un progetto di sviluppo che coinvolge territori strategici della regione e che mette in rete infrastrutture, logistica e aree produttive. L’obiettivo è costruire un sistema sempre più integrato, capace di attrarre investimenti, sostenere la crescita delle imprese e generare nuove opportunità di lavoro». 

L’obiettivo è chiaro: mettere in rete aree industriali, infrastrutture, università e poli tecnologici. In questo quadro entrano anche realtà strategiche già presenti nei territori che aderiscono.

Pierluigi Sanna (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Ma il vero segnale sul nuovo ruolo assunto dal Consorzio Industriale del Lazio lo ha fornito Pierluigi Sanna, il vulcanico sindaco di Colleferro e presidente della Città Metropolitana di Roma. Oggi durante l’assemblea ha annunciato l’intenzione del suo Comune di aderire al Consorzio e per questo porterà la deliberà di adesione in uno dei prossimi Consigli. Colleferro non è una città qualsiasi: per anni ha avuto il polo ferroviario della ex Alstom ora convertito in un centro per il recupero delle carrozze ferroviarie storiche. Ha il polo aerospaziale che produce i serbatoi per il lancio del sistema Arianne. Settori che possono diventare parte di una filiera industriale regionale più ampia.

L’ingresso “senza conferimento”

C’è poi un elemento tecnico che aiuta a capire meglio la portata dell’operazione. Molti dei Comuni entrati nel Consorzio lo hanno fatto senza conferire immediatamente aree industriali. È stata una scelta quasi obbligata. Perché?

Per conferire terreni al Consorzio servono studi tecnici, varianti urbanistiche e tempi amministrativi lunghi. Alcuni Comuni, come Viterbo, hanno già deliberato l’adesione ma indicheranno le aree produttive solo in una fase successiva. Questo significa che l’ingresso è politico e strategico prima ancora che urbanistico.

È una scelta di campo: entrare nel sistema regionale e costruire poi nel tempo le aree produttive da mettere in rete.

Il ruolo della Zona Logistica Semplificata

Il prossimo banco di prova sarà la Zona Logistica Semplificata (ZLS). Lo ha spiegato chiaramente la vicepresidente della Regione Roberta Angelilli. La ZLS consentirà agevolazioni fiscali, credito d’imposta e procedure burocratiche più snelle per le imprese che operano nelle aree del Consorzio.

(Foto © DepositPhotos.com)

Non solo. Per le imprese saranno disponibili 100 milioni di euro messi a disposizione dal Governo, a cui si aggiungono altri 100 milioni di fondi regionali per innovazione e trasferimento tecnologico. Il Consorzio diventerà il soggetto tecnico di riferimento per gestire queste opportunità.

L’ingresso dei 33 Comuni cambia anche la geografia politica dello sviluppo. Finora il Consorzio industriale del Lazio era percepito soprattutto come lo strumento delle aree industriali storiche del Basso Lazio. Con l’ingresso del Viterbese e di Civitavecchia la prospettiva diventa regionale. Il Consorzio si trasforma sempre di più in una piattaforma di sviluppo che unisce porti, ferrovie, aree produttive e poli tecnologici. È una trasformazione lenta ma profonda.

Il significato politico dell’operazione

Dietro l’allargamento c’è anche un messaggio politico. Il Consorzio industriale del Lazio vuole diventare il braccio operativo delle politiche industriali della Regione. Lo ha detto chiaramente Roberta Angelilli. Un ente capace di attrarre investimenti, coordinare le aree produttive e sostenere l’innovazione. Per questo l’adesione di nuovi Comuni non è soltanto una formalità amministrativa. È il segnale che i territori stanno riconoscendo nel Consorzio uno strumento reale di sviluppo.

Una delle aree industriali del Lazio

I 33 nuovi ingressi non chiudono il processo. Anzi. L’obiettivo dichiarato è continuare ad allargare la base territoriale del Consorzio. Più Comuni entrano nella rete, più forte diventa la capacità di attrarre investimenti. È il principio delle economie di scala applicato alla politica industriale.

Il passaggio di oggi è importante. Ma la vera partita comincia adesso. Perché l’allargamento del Consorzio deve tradursi in investimenti, infrastrutture e nuove imprese. Se accadrà, questo momento verrà ricordato come l’inizio della vera rete industriale regionale. Se non accadrà, resterà una buona operazione amministrativa. Per ora resta un dato.

Il Consorzio industriale del Lazio ha allargato i suoi confini. E con essi ha cambiato la geografia dello sviluppo della regione.