Il conto lo paga la Regione: 13,8 milioni ai Comuni della Saf

La Regione copre tutto il buco con la Saf. I Comuni non mettono un euro. Ora si pensa a impianti pubblici, biometano e bollette più leggere.

Questa volta Roma non si gira dall’altra parte: paga il conto della Ciociaria. Per intero e senza sconti: 13 milioni e 800mila euro che l’amministrazione regionale di Francesco Rocca in autunno verserà nelle casse della Saf, la società pubblica formata da tutti i Comuni della provincia di Frosinone in parti uguali a prescindere dal numero di abitanti. È il ristoro per avere ospitato la discarica di località Cerreto a Roccasecca e soprattutto per quanto accaduto negli anni scorsi con il IV invaso: doveva essere l’ultimo e doveva durare vent’anni. Invece lo hanno riempito i rifiuti di Roma lasciando ora senza discarica la provincia di Frosinone.

Giancarlo Righini (Foto © Massimo Scaccia)

Zero interessi, zero capitale: la Regione salda tutto e non vuole indietro nemmeno un centesimo. «Erogheremo 13,8 milioni di euro a fondo perduto» annuncia l’assessore al Bilancio della Regione Lazio Giancarlo Righini. Lo fa durante l’Assemblea dei soci Saf, riunita nel Palazzo della Provincia per approvare il Bilancio e decidere il nuovo Piano industriale. I cittadini questa volta non dovranno mettere le mani nel portafogli: i Comuni rischiavano di andare tutti in dissesto per pagare alla Saf quella somma, costituita dai conguagli arretrati dal 2007 in poi. (Leggi qui tutta la spiegazione: Rifiuti e conguagli dal 2007: una bomba da 14 milioni pronta a scoppiare. E quei quella che senbrava fino ad oggi la soluzione: Rifiuti, salvataggio da 14 milioni: la Regione ci mette la faccia (e i soldi)).

È la notizia che cambia la giornata. Disegna un orizzonte del tutto diverso per la Ciociaria: traccia una rotta del tutto differente verso la gestione moderna dei rifiuti.

La Saf secondo Fabio

Fabio De Angelis (Foto © Massimo Scaccia)

I numeri del Bilancio letti dal presidente Fabio De Angelis lasciano di stucco. Frosinone raggiunge i vertici nazionali per l’efficienza nella gestione dei rifiuti: come Brescia, come Milano. C’è chi non crede alle proprie orecchie quando il presidente dice che di tutto ciò che buttiamo va a finire in discarica appena lo 0,46%. Che fine fa tutto il resto?

Viene recuperato e riciclato. Ed ora il 99,54% di quello che non si può recuperare e prima andava sottoterra viene invece trasformato in CSS. Cioè? Combustibile da Rifiuto che serve ad alimentare il Termovalorizzatore di San Vittore del Lazio e quelli di Brescia e Milano, producendo energia elettrica. E allora perché paghiamo così tanto per la tassa di smaltimento? Perché i cittadini non hanno voluto che una linea di San Vittore fosse pubblica e riservata ai rifiuti ciociari (lo propose Francesco Scalia quando era presidente della Provincia e volevano impiccarlo). Così, oggi portiamo il carburante per far funzionare l’impianto (il CSS appunto) e dobbiamo pure pagare. Sia per lo smaltimento e soprattutto per il trasporto. Costa un pozzo di soldi far viaggiare quei carichi per poi bruciarli.

E non è tutto: non abbiamo più un impianto per trattare gli avanzi di cucina e l’erba sfalciata. Ne mandiamo 38mila tonnellate all’anno a Padova, Pordenone e Milano: lì ci fanno il biometano per far camminare gratis i loro bus e ci fanno il terriccio per le coltivazioni che danno gratis a chi lo chiede. Noi gli diamo la materia prima e paghiamo per farla smaltire.

Lavorare di più spendendo di meno

(Foto © Massimo Scaccia)

Il Bilancio economico chiude in attivo: niente debiti, niente pagherò ma tutto già pagato. E ci sono pure dei soldi in cassa: 185mila euro. Come ha fatto Fabio De Angelis con l’appoggio di Mauro Buschini e di Antonella Galante (gli altri due componenti del CdA)? Come ci sono riusciti dal momento che non c’è una discarica, le immondizie ciociare vanno in giro per l’Italia ed i costi di smaltimento sono lievitati?

Per capirlo bisogna mettere in fila un po’ di cifre. Lo stabilimento di Colfelice che trita e vaglia i rifiuti, recuperando tutto il possibile e trasformando in CSS tutto il resto, nel 2024 ha lavorato il 32% in più del 2023. Si è passati da 83.300 tonnellate lavorate a 110.000 tonnellate: sono una parte di quelle del Comune di Roma che ha pagato per il trattamento. A differenza del passato non ha lasciato qui l’immondizia lavorata ma se l’è ricaricata e poi l’ha mandata dove meglio ha ritenuto. Insomma: abbiamo lavorato anche per gli altri ma ci hanno pagato adeguatamente.

Abbiamo speso meno. Le manutenzioni adesso sono costate il 55% in meno, Saf ha mandato fuori molte meno lavorazioni riducendo il costo del 29%, c’è stata una riduzione dei dipendenti e questo ha fatto scendere del 15% la voce sul Costo del lavoro abbassandolo di oltre 160mila euro. La bolletta per la corrente è scesa del 58% grazie all’entrata in funzione dell’impianto fotovoltaico

La risorsa dei rifiuti

I rifiuti lavorati hanno smesso di essere un problema: adesso sono una risorsa. Ma Fabio De Angelis ha detto all’assemblea dei soci che bisogna darsi obiettivi ambiziosi. Quali? Inquinamento zero e riduzione delle bollette. Come ci si arriva?

Gli impianti di Colfelice hanno almeno 20 anni e vanno rimodernati: ci sono tecnologie più moderne e raffinate e soprattutto che abbattono ogni forma di inquinamento. E poi c’è il nodo del biodigestore: l’assemblea dei sindaci ha confermato la strategia già votata un anno fa, basta con gli avanzi di cucina e le erbacce sfalciate in giro per l’Italia. L‘impianto è quello progettato ad Anagni ma i sindaci non vogliono sorprese e per questo oggi in Assemblea è stato annunciato che verrà comprato il 55% della società che possiede i diritti sul progetto: Energia Anagni. I sindaci vogliono che sia una società pubblica, sulla quale saranno loro a dire l’ultima parola ed a controllare tutto il ciclo.

Una volta a regime, l’impianto produrrà quattro cose: biometano, terriccio fertilizzato, gas per le bibite e soprattutto utili. Un pacco di utili che andranno ad abbattere le bollette.

In mani pubbliche

Giancarlo Righini

Il successo della giornata non è soltanto amministrativo e politico. È di prospettiva. Il bilancio è stato approvato all’unanimità. La gestione dei rifiuti resta al 100% nelle mani dei sindaci e la Saf non rischia di essere venduta. Saranno loro a decidere.

Il clima non è stato teso, nessuno ha alzato la voce, non si è arrivati alle mani: l’album di famiglia dell’assemblea Saf è ricca delle immavgini di assemblee urlate per nascondere spesso l’incapacità. Questa volta zero strilli e molta sostanza. Addirittura il sindaco di Castro dei Volsci, Leonardo Ambrosi, che vota tre volte: esprime il suo voto e quello di altri due Comuni che lo hanno delegato. Segno di sintonia.

L’assemblea si era aperta con diverse preoccupazioni. Senza l’intervento dell’assessore Giancarlo Righini e della Regione Lazio guidata da Francesco Rocca, il rischio era di dover scaricare sui Comuni (e quindi sui cittadini) quei 14 milioni di conguaglio. Oppure vendere il credito ad una banca che poi avrebbe trovato il modo di farsi pagare dai sindaci. Ora il rischio è azzerato e Saf può guardare ad una gestione più moderna.

All’Assemblea mancavano alcuni sindaci del Sud. Colpa di un equivoco. Il presidente Fabio De Angelis lo ha detto pubblicamente scusandosi con il sindaco di Cassino Enzo Salera. “Avevamo iniziato a fare delle riunioni di zona per spiegare ai sindaci i rischi e le prospettive, come gestire la restituzione dei 14 milioni che la Regione ci aveva promesso avrebbe anticipato. Ci siamo visti con la zona di Anagni e quella di Ceprano, dovevamo fare Sora e Cassino – Valle dei Santi. Poi, ci siamo fermati quando abbiamo saputo dell’intervento diretto dell’assessore Giancarlo Righini. Perché avevano intuito che avrebbe risolto il problema alla radice”.

Nessuno si aspettava che sarebbe stato così radicale.