Il decoro di Sora diventa un romanzo sulle bellezze e un volano per il turismo

L'inaugurazione della Panchina Gigante sulla Madonna delle Grazie è una delle iniziative del progetto teso alla cura ed al rilancio del centro storico. L'obiettivo dell'Amministrazione comunale è il risanamento ambientale e la rigenerazione urbana attraverso l'arte ed i simboli

Gianpiero Pizzuti

Pronti, pazienza e via

C’è un modo semplice per raccontare una città che cambia: salire in alto e guardare l’orizzonte che si srotola sotto lo sguardo. Oggi Sora lo ha fatto, inaugurando la sua Panchina Gigante sulla Madonna delle Grazie, proprio sotto il pennone tricolore. Non una semplice installazione ma un punto di vista nuovo, simbolico, quasi poetico. Un invito a rallentare, respirare, ricordare.

La panchina nasce in un luogo che “guarda lontano”, e non è una frase fatta. Da lì lo sguardo si apre sulla città intera, sul fiume, sui tetti, sulle strade. E con lo sguardo si allargano anche i pensieri. Non a caso l’inaugurazione è stata legata a tre targhe commemorative dedicate a Donato, Stella e Matteo: tre giovani vite sorane andate via in maniera prematura e che ora diventano memoria viva, affidata non al silenzio, ma alla luce.

L’obiettivo di Di Stefano

Luca Di Stefano

Il sindaco Luca Di Stefano ha spiegato il senso profondo dell’iniziativa con parole che sono più di una dichiarazione amministrativa, quasi una visione:

“Fin dall’insediamento l’obiettivo è stato far tornare pulito e curato il centro storico, agendo su due fronti paralleli: il risanamento ambientale e la rigenerazione urbana attraverso l’arte e i simboli”.

Ed è proprio questo il filo rosso che tiene insieme tutto. Sora non sta semplicemente “abbellendo” se stessa: sta costruendo una narrazione.

Iniziative semplici, sì, ma capaci di lasciare il segno. Il ponte della stazione trasformato in luogo di riflessione con il segnale poetico “Non sostare senza di te”. I murales che raccontano il cinema di De Sica e le figure popolari come il Brigante Chiassone, dando identità a pareti un tempo mute. Il ritorno del Pennone con il Tricolore, oggi visibile da ogni accesso della città. E ora la Panchina Gigante, ai piedi di quella bandiera, quasi a suggellare un’unica, grande idea di appartenenza.

Un punto di ricordo, di luce e di respiro”, l’ha definita Luca Di Stefano. Difficile trovare un’espressione più precisa. Sarà un luogo di sosta, certo. Sarà un set naturale per fotografie e selfie. Ma soprattutto sarà un posto dove specchiarsi nella propria città e riscoprire il senso di comunità.

Sora che attira

A rafforzare questa visione anche il lavoro della consigliera Naike Maltese, delegata alla Promozione turistica, che guarda oltre l’evento:

“Stiamo lavorando per trasformare Sora in una destinazione, non solo per i turisti, ma per i sogni e il futuro dei nostri concittadini”.

Il tutto sostenuto da una strategia moderna: la presenza nella DMO, il potenziamento della comunicazione digitale, il progetto VisitSora sui social. Tasselli coerenti di un disegno preciso: far emergere Sora come luogo dell’anima prima ancora che come luogo sulla mappa.

Non è stata inaugurata solo una panchina. Con lei è stato inaugurato un modo diverso di guardarsi: dall’alto, con rispetto, con memoria, con speranza. E forse è proprio questo il lusso più grande per una città: poter dire, guardandosi dall’alto di una panchina gigante, “stiamo crescendo”.