Dopo mesi di studi tecnici ed economici, il Ministero e RFI si preparano a presentare il progetto di fattibilità della nuova stazione AV in linea tra Roma e Napoli. L’infrastruttura potrebbe trasformare Frosinone e il Lazio meridionale in un nodo strategico dell’Alta Velocità nazionale, con collegamenti rapidi verso Roma e Napoli e nuove prospettive per sviluppo, logistica e investimenti.
Per quasi un anno una Commissione del Ministero ha lavorato sui numeri. Ha analizzato tracciati, costi, flussi, biglietti emessi e destinazioni, fattibilità tecnica. Nelle prossime ore il ministro Matteo Salvini annuncerà il risultato. Rivelerà se si può fare o non la stazione dell’Alta Velocità a Frosinone: una stazione in linea, integrata nel tracciato TAV, non la deviazione sulla rete ordinaria che oggi permette la fermata a due soli treni al giorno.
Le opzioni sul tavolo

Oggi i treni dell’Alta Velocità si fermano in Ciociaria — a Frosinone e a Cassino — ma lo fanno come chi entra da una porta di servizio: escono dalla linea TAV, scendono sulla rete ordinaria, si fermano e poi risalgono. Uno al mattino verso Roma, uno al pomeriggio verso Napoli. Una soluzione di compromesso che ha retto finora ma che dice chiaramente cosa manca: una stazione in linea, integrata nel tracciato ad alta velocità, capace di trasformare la Ciociaria da territorio di transito a nodo strategico della dorsale Roma-Napoli. Capace di servire il territorio di tutto il Lazio Meridionale, la Campania del Nord, il Molise e l’Abruzzo.
Se ne era parlato ai tempi di Nicola Zingaretti al timone della Regione Lazio e di Gianfranco Battisti alla guida delle Ferrovie. Ma negli anni successivi non si è trovata traccia di alcuno studio o di alcun progetto. Per questo, il deputato Nicola Ottaviani aveva ottenuto la prima riunione operativa al Ministero: con Matteo Salvini ed i funzionari che si occupano delle strategie sull’Alta velocità. Lo aveva annunciato a Ferentino, dal palco delle Terme di Pompeo, intervenendo alla grande convention regionale organizzata dalla Cisl del Lazio e dal suo Segretario Generale Enrico Coppotelli.
Il risultato di quella prima riunione: l’avvio del primo studio con cui verificare se la stazione in linea fosse possibile sul piano tecnico e conveniente sul piano economico. Era emerso subito un particolare: c’era la possibilità di sfruttare la linea passeggeri durante le ore del giorno ed utilizzare di notte la linea Tav per il trasporto merci verso il grosso polo della logistica che sta nascendo tutto intorno alla zona in cui potrebbe nascere la stazione.
L’annuncio

Martedì pomeriggio, tra poche ore, RFI — Rete Ferroviaria Italiana — presenta lo studio di fattibilità sulle alternative progettuali per la nuova stazione Frosinone AV – MedioLatium. Non è una riunione tecnica di routine: è l’atto con cui il Gruppo Ferrovie dello Stato mette sul tavolo le opzioni concrete tra cui scegliere. Significa che qualcuno ha fatto i calcoli, ha valutato i tracciati, ha confrontato i costi e ha concluso che si può fare. La prima domanda è se. Ma più di qualche indizio lascia pensare che la risposta sia scontata e la vera domanda a questo punto sia come.
L’indizio principale? È stato già indicato il nome della stazione: Frosinone AV – MedioLatium. Se si impiega a tempo a pensare il nome di una stazione che non si fa è uno spreco: cosa che al Ministero nessuno si può permettere.
E poi c’è il fatto che il Gruppo Ferrovie dello Stato abbia sciolto le riserve sulla realizzabilità dell’opera è il dato politicamente e tecnicamente più rilevante. Non si presentano alternative progettuali per un’opera che non si ritiene fattibile: si presentano per un’opera su cui si è già deciso di andare avanti, cercando la soluzione migliore.
Cosa cambia

La differenza tra quello che c’è oggi e quello che potrebbe esserci domani non è solo una questione di minuti risparmiati su un orologio. È una questione di posizionamento strategico.
Una stazione AV in linea trasforma la provincia di Frosinone in un territorio raggiungibile — in meno di 34 minuti da Roma, in meno di un’ora da Napoli — con la frequenza e la flessibilità che solo l’alta velocità garantisce. Non due treni al giorno, ma connessioni regolari, prevedibili, integrate nel sistema nazionale.
È il tipo di accessibilità che le imprese guardano quando scelgono dove insediarsi. Il tipo di mobilità che i lavoratori cercano quando decidono dove vivere. Il tipo di attrattività che un territorio come la Ciociaria — con le sue eccellenze industriali, il suo patrimonio storico, la sua posizione geografica — merita e finora non ha avuto.
Se poi ci fosse la possibilità di sfruttare la rete dei Freccia Argento, raggiungere il centro di Roma in 34 minuti significherebbe rivoluzionare l’intero territorio ed il suo assetto in funzione romana. Si impiega molto di più per andare da Roma Nord a Roma Tiburtina.
Le opzioni in campo

Lo studio di fattibilità che RFI presenterà martedì mette a confronto diverse formule progettuali. Ogni opzione ha i suoi vantaggi e le sue complessità tecniche: di tracciato, di impatto territoriale, di costo, di tempi di realizzazione. La scelta che verrà fatta nei prossimi mesi definirà l’assetto infrastrutturale del Basso Lazio per i prossimi decenni.
C’è una domanda che il Lazio meridionale si pone da anni — quella sui giovani che se ne vanno, sulle imprese che non arrivano, sulle competenze che cercano altrove le condizioni per esprimersi. Non ha una risposta unica. Ma l’Alta Velocità in linea è una delle risposte più concrete e strutturali che esistano.
Chi ha una stazione AV ragiona diversamente su dove vivere, dove lavorare, dove investire. Frosinone e la Ciociariaquella stazione non ce l’hanno ancora. Da martedì, però, hanno qualcosa di più di una promessa.
Hanno uno studio di fattibilità. E forse un ministro che annuncia il via libera.


