Vittoria all'andata ed anche al ritorno: il Real Ferentino è Campione regionali Under 21. E adesso la fase nazionale, per provare a diventare Campioni d'Italia.
Quella sera a Ferentino le macchine giravano per le strade con le bandiere amaranto e qualcuno stava ancora piangendo. Succede, quando una città vince qualcosa che non aveva mai vinto. Succede soprattutto quando lo fa in otto mesi, partendo da niente, con un gruppo di ragazzi che avrebbero potuto andare a giocare altrove e hanno scelto di restare. (Leggi qui: Il giglio e il pallone. Ferentino scopre che i suoi ragazzi non devono più andarsene).
Il giglio è campione: Ferentino fa la storia in otto mesi

10-3 all’andata, 5-2 al ritorno. La Forty Fighters Roma Eur non ha mai avuto una partita vera: il Real Ferentino ha dominato entrambe le sfide con la stessa naturalezza tranquilla di chi sa già come va a finire. Campioni regionali Under 21. E adesso la fase nazionale, per provare a diventare Campioni d’Italia.
In una palestra di Roma, con centinaia di tifosi arrivati da Ferentino — famiglie intere, bambini, gente che il futsal lo seguiva poco o non lo aveva mai seguito — Gianmarco Fiorletta ha segnato tre volte, Christian Petrucci e Luca Sorteni hanno completato il lavoro. La FIGC ha consegnato il trofeo. Poi il pullman verso casa, i caroselli con le bandiere amaranto per le strade di Ferentino, il brindisi. Le cose belle finiscono così — con il rumore della gente felice.
La cavalcata

Luciano Mattone, l’allenatore, usa una parola sola per descrivere quello che è successo in questi mesi: «splendida cavalcata». È la parola giusta. Non una costruzione progressiva, non una scalata metodica — una cavalcata, con tutto l’impeto e la leggerezza che questa parola porta con sé.
I ringraziamenti che Mattone consegna alla fine sono quelli di chi sa che le vittorie non appartengono a nessuno in particolare: Giuseppe Pompeo e le sue parate, Francesco Emanuele che non ha mai mollato nonostante infortuni e difficoltà, Riccardo Mattone come leader tecnico-tattico, e poi Gabriele Angelisanti, Samuele Rinna, Matteo Malancona, Daniele Campagna, Riccardo Evangelisti, Francesco Bastoni, Alessio Di Tomassi, Andrea Murgia, Lorenzo Coletta. Una famiglia, come lui stesso dice. Non una squadra.
C’è una frase, nell’intervista dell’allenatore, che vale più di qualsiasi statistica: «l’aver dato ai nostri bambini la prospettiva, l’ambizione ed il sogno di poter diventare come i loro idoli, è la vittoria più bella». I bambini della scuola calcio che hanno tifato per i più grandi, che ora hanno qualcuno da guardare, qualcuno che abita nella loro città e gioca con il giglio e le mura ciclopiche sulla maglia. Non ci vuole molto, in fondo, per fare la storia di un posto: basta che qualcuno ci creda abbastanza.
E adesso?

Il presidente Luca Fanella mette subito le cose in prospettiva con quella lucidità che distingue chi costruisce da chi festeggia e basta: «questo è solo un punto di partenza, non di arrivo». La società che ha fondato insieme a D’Agostini e Pompeo meno di otto mesi fa non si accontenta del titolo regionale. Vuole la fase nazionale. Vuole la finale. Vuole vedere fin dove arriva.
Il percorso è già tracciato: quarti di finale in gironi da tre squadre, semifinali per le sei vincenti, finale in campo neutro in gara secca. Il Real Ferentino ci arriva da campione regionale, con la consapevolezza di chi ha già fatto una volta l’impensabile e sa che l’impensabile si può ripetere.
Nel frattempo, la prima squadra ha conquistato i playoff in Serie C2. In otto mesi, da zero.
Quella sera le macchine giravano ancora. Le bandiere amaranto non si erano fermate. E i bambini della scuola calcio guardavano i loro idoli brindare. A Ferentino, per una notte, il futsal era tutto.



