Il 5 gennaio è l’ultima chiamata per la maggioranza di Frosinone. Al tavolo romano Lega e Fratelli d’Italia devono scegliere se ricucire o staccare la spina all’amministrazione Mastrangeli.
“Che è già partito il giorno dei giorni. Fatto per vivere.
Il giorno dei giorni. Tutto da fare e niente da perdere.Il giorno dei giorni. Senza più limiti.
Il giorno dei giorni. Attimi e secoli. Lacrime e brividi.”
Era il 2005 e Luciano Ligabue scriveva il testo di una delle sue più belle canzoni. Il giorno dei giorni per la consiliatura del sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli è il 5 gennaio: una data che rappresenterà una svolta, in un senso o nell’altro.
È prevista infatti per lunedì la riunione del tavolo romano nel quale definire che fine deve fare l’esperienza di Riccardo Mastrangeli come sindaco di un capoluogo del Lazio. Si tiene a Montecitorio e non è di fatto un vertice interlocutorio.È l’ultima chiamata per la maggioranza che lo sostiene, l’ultima occasione per evitare il “default” politico dell’amministrazione. Non si scherza più.
Il tavolo romano

Al tavolo convocato nella capitale siederanno il vicesegretario nazionale della Lega Claudio Durigon, il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini e il sindaco Riccardo Mastrangeli, probabilmente accompagnato anche dal segretario provinciale della lega l’onorevole Nicola Ottaviani. Non è certo invece se parteciperà anche una delegazione di Forza Italia, ma non cambia la sostanza delle cose: da quell’incontro dovrà uscire una soluzione definitiva per il Comune capoluogo.
La situazione è ormai cristallizzata. La revoca delle deleghe alle due assessore di Fratelli d’Italia decisa al termine del surreale Consiglio comunale del 30 dicembre, rappresenta una lacerazione politica complicatissima da risolvere a livello locale. (Leggi qui: Frosinone, Capodanno sull’orlo del baratro: tutti contro tutti. E qui: Frosinone 2026: il silenzio dopo la tempesta nel centrodestra).
La situazione è sfuggita di mano. Serve quindi un intervento superiore: a Roma e con i vertici dei rispettivi Partiti. La maggioranza Mastrangeli ormai senza i Fratelli non ha più numeri certi, né in Prima ne in Seconda convocazione. L’ultima seduta di Consiglio ha certificato l’impossibilità di andare avanti perdurando la fortissima tensione tra Lega e FdI.
La Giunta non si tocca

Il sindaco Mastrangeli vorrebbe che la Giunta restasse così com’è, senza toccare nulla o al massimo rendere disponibile l’unica casella libera. Di fatto il nono assessorato che detiene ad interim da più di un anno. Ma, per come si sono messe le cose tra gli alleati, questa è una ipotesi lunare.
Per trovare la quadra e quindi il prosieguo della consiliatura senza ulteriori terremoti, servirà un vero e proprio rimpasto o rimpastino. Con 2 o 3 posizioni da rivedere e comunque proporzionale alle richieste sul tavolo, che questa volta Mastrangeli non potrà più ignorare. Per questo, nonostante lo scontro frontale in atto tra Lega e FdI, due elementi inducono a pensare che una soluzione diplomatica alla fine si troverà.
La via per l’accordo
È abbastanza credibile quindi l’ipotesi di un accordo, seppur sofferto. A renderla plausibile sono tre elementi. Uno. Il bilancio di previsione. Senza l’approvazione del documento contabile, la consiliatura cadrebbe automaticamente. Nessuno – né Lega né FdI – è pronto ad una campagna elettorale immediata. Nemmeno chi, in queste settimane, in entrambi i partiti, ha minacciato il ritorno alle urne.

Due Le elezioni provinciali dell’8 marzo. Sia la Lega che Fratelli d’Italia hanno un bisogno, quasi vitale, di eleggere i propri rappresentanti in Provincia. Un fallimento su questo fronte aprirebbe una crisi interna in entrambi i Partiti. Di proporzioni regionali: perché si altererebbero i rapporti tra centrodestra e centrosinistra, si accrediterebbe la narrazione di un centrodestra in crisi ed incapace di coesistere.
Tre. Le elezioni, alla fine, si decidono sempre nei seggi. E in questi mesi Riccardo Mastrangeli ha giocato due carte che pesano. Da un lato ha puntato su una presenza amministrativa costante: inaugurazioni continue, cantieri conclusi, opere visibili. Una strategia che, numeri alla mano, gli ha fatto guadagnare consensi, portando il suo gradimento sopra il livello del giorno dell’elezione. Dall’altro ha rotto gli schemi politici: dialogo con l’ex avversario Domenico Marzi, sponda con il Polo Civico, maggioranze fluide in Aula. Se questo asse dovesse strutturarsi, elettoralmente o consiliariamente, gli equilibri cambierebbero. Non a caso, a parlare apertamente di urne è proprio lui: o si governa, o si chiude la partita. Un problema nel problema che tutti vogliono evitare.
Ma poi, tutto da riscrivere

Questi tre fattori rendono abbastanza probabile (ma non sicuro) che il vertice romano punti a una ricomposizione, almeno temporanea, della maggioranza che sostiene Mastrangeli. Poi il 2027 sarebbe in ogni caso tutto da scrivere.
La caduta di Frosinone, oggi, non serve a nessuno, perché ne uscirebbero tutti sconfitti. La Lega perderebbe la guida del capoluogo – senza la certezza di poterla riavere – che oggi è visto (anche a Roma) come l’avamposto del partito di Salvini nel basso Lazio. I voti per il Carroccio stanno tra Frosinone e cassino.
Fratelli d’Italia che è il primo Partito a Frosinone ed al governo della Regione e del Paese, quindi con una responsabilità politica superiore a tutti gli altri, passerebbe in ogni caso per quello che non è stato capace di tenere unita la coalizione. Se sei bello ti tirano le pietre. Ci sarà tempo per tutti per fare valutazioni politiche di più ampio respiro a Frosinone e mettere sul tavolo le aspirazioni di ognuno. Diciotto mesi passano in fretta.
Per questo a Roma lunedì si deciderà solo se salvare il soldato Mastrangeli o se ammettere che il “modello Frosinone“, tanto caro al centro destra, quando serve, in realtà è ormai un ricordo del passato.



