Il giorno in cui Maura ha capito che il clima non si salva con i convegni

La Regione Lazio istituisce l'Osservatorio sui cambiamenti del clima con un approccio finalmente concreto: coinvolti anche i Consorzi di Bonifica e ANBI Lazio. Daniele Maura chiede spazio per chi il territorio lo conosce davvero. Prevenzione, dati, manutenzione e sinergie per affrontare una crisi climatica che non aspetta.

Dentro la stanza dei bottoni deve starci chi sta con gli stivali sul terreno, sono loro a conoscere la situazione reale. Semplice, concreto, disarmante. Il vicepresidente della Commissione Sviluppo della Regione Lazio Daniele Maura ha messo tutti di frionte alla realtà durante la riunione in cui discutere la Proposta di Legge n.116 quella che punta ad istituire l’Osservatorio Regionale sui Cambiamenti Climatici.

Maura ha tracciato un solco. Spiegando che da un lato c’è la creazione di un nuovo carrozzone, dall’altra la nascita di un organismo efficiente nel quale riunire chi davvero conosce il territorio, chi ci lavora ogni giorno, chi ha le mani callose più del cervello riscaldato da troppe teorie.

Daniele Maura

Nel corso del confronto ha detto: mettiamoci dentro anche Anbi Lazio, cioè il mondo dei Consorzi di Bonifica. Perché? Perché quando il Torrente Alabro si ingorga di tronchi e minaccia l’autostrada Roma–Napoli, non lo risolvono i post indignati ma gli uomini delle bonifiche. Quando a Ferentino o Gavignano le sponde dei fossi crollano, chi ci va non è il social media manager ma le squadre operative del Consorzio a Sud di Anagni, coordinate dal Commissario Sonia Ricci.

Un Tavolo di contenuti per il clima

Il progetto è del consigliere Salvatore La Penna (Pd) Dentro ci sono università, enti locali, associazioni di categoria. Ma soprattutto ci sono idealmente gli operai che sfalciano, gli ingegneri che progettano, i tecnici che monitorano i livelli dei fiumi.

Matteo Salvini (Foto: Paola Onofri © Imagoeconomica)

E in questo contesto, proprio quando si parla di clima, di idrogeologia, di infrastrutture, arriva la firma del vicepremier Matteo Salvini sul decreto che sblocca 957 milioni per gli interventi idrici. A leggerlo sembra un’altra di quelle notizie da taglio del nastro: una lettura diversa la forniscono la presidente di Anbi lazio Sonia Ricci con il suo Direttore generale Andrea Renna: per loro stavolta non è carta da incorniciare ma è carburante. Per nuovi bacini idrici, per aggiornare i progetti già pronti, per finanziare quella manutenzione continua che troppo spesso si ricorda solo dopo il disastro.

Ora, tutto questo ha un nome: si chiama programmazione. Un traguardo verso il quale la Regione Lazio si è mossa. Ha detto sì a un Osservatorio che parte dal basso. Che non dimentica che per affrontare il clima che cambia servono prima di tutto dati, conoscenza, competenze. E poi ruspe, argini, sfalci, droni e mappe. Per una volta, nel Lazio, l’acqua non ha fatto solo danni. Ha mosso anche le coscienze.

Stivali sul terreno

Non fa danni anche perché il Consorzio di Bonifica a Sud di Anagni è intervenuto nei giorni scorsi a seguito delle allerte meteo che hanno interessato il territorio, intensificando il monitoraggio e mettendo in campo squadre operative dedicate a ripristinare le condizioni di sicurezza in più aree considerate a rischio idraulico.

In particolare, l’attenzione si è concentrata sul Torrente Alabro, nel comune di Ferentino, dove sono state individuate diverse piante ad alto fusto cadute nell’alveo, anche in prossimità della carreggiata dell’autostrada A1. La presenza di tronchi e rami ostacolava infatti il regolare deflusso delle acque: per questo sono stati avviati subito i lavori di ripristino dell’alveo.

Parallelamente, proseguono le attività di manutenzione idraulica. Le operazioni interessano diversi corsi d’acqua della zona: il Fosso Savo a Valmontone, il Torrente Rio nei comuni di Anagni e Montelanico, il Fosso Ariano a Ferentino ed il Fosso Valle Cona a Gavignano. In queste aree le squadre stanno eseguendo lavori di sfalcio della vegetazione, ripristino delle sponde e pulizia degli alvei, azioni necessarie per mantenere la funzionalità idraulica.