Tra veti, ripicche e minacce garbate, il centrosinistra pugliese si incarta sul ruolo di Nichi Vendola. Decaro tentenna, il Pd media, Avs alza la posta. E in Campania si gioca l’operetta degli inciuci. Il centrodestra, intanto, osserva.
Un altro giro di valzer. Il solito: quello della sinistra italiana in campagna elettorale. Una danza sfibrante fatta di veti incrociati, carezze velenose e sorrisi tirati come i fili di una marionetta. Sulla pista pugliese, tra i profumi degli ulivi e le spine della politica, il Pd sta tentando di fare il miracolo: convincere Antonio Decaro a non fare il difficile con Nichi Vendola. Ed accettare che l’ex Governatore si candidi come Consigliere nella coalizione che sosterrà la sua corsa alle Regionali.
L’ex sindaco di Bari non lo vuole e nemmeno gradisce la presenza del Governatore uscente Michele Emiliano: se vince vuole governare con le mani libere e non avere il peso di due calibri da 90 che possono condizonarne le scelte politiche ed amministrative. Missione impossibile? Forse. Ma il Nazareno ci prova, brandendo la bandiera dell’unità come se fosse l’ultima bottiglia di acqua potabile nel deserto.
Arretrare? mai

Nichi Vendola, come al solito, non arretra. “Passi indietro? Mai fatti”, ha detto. E come dargli torto? Se nella sinistra italiana uno ha imparato a galleggiare tra entusiasmi e rotture, è proprio lui. Dall’essere l’enfant prodige della Puglia arcobaleno a diventare oggi la chiave – ingombrante ma utile – per tenere dentro Avs. Perché è questo il punto: Vendola tira ancora. E i rossoverdi lo sanno. E ritengono indispensabile la sua presenza nel Campo per evitare che sia appannaggio solo di Pd e M5S.
Francesco Boccia, con il tono grave di chi ha già previsto la catastrofe, lancia l’ultimatum: senza Vendola niente unità, senza unità niente alternativa. Il teorema è semplice. E tragicamente vero. Perché anche un nome come quello di Decaro – solido, moderato, amministratore da copertina – può risultare inutile se dietro si sfalda la coalizione.
Come se non bastasse, c’è il piano B: candidare Vendola alla presidenza. Un’ipotesi che Avs sventola come una minaccia garbata, un avvertimento col sorriso sulle labbra. “Noi non mettiamo veti, ma attenzione a chi li mette”, dicono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni dal ponte di comando di Alleanza Verdi Sinistra. Un doppio carpiato dialettico che puzza di ricatto politico ma resta nel perimetro dell’educazione istituzionale. Del resto Avs punta ad essere la seconda forza politica di centrosinistra in Puglia e anche per questo, non può e non vuole rinunciare al traino di un ex presidente di Regione in lista.
L’opera degli inciuci

E mentre in Puglia si balla il tango degli equilibri, in Campania va in scena l’operetta degli inciuci. Il Pd prova a digerire De Luca jr verso la guida del Partito regionale in cambio dell’ex presidente M5S della Camera Roberto Fico candidato Governatore. Sandro Ruotolo piange: “Mi ha provocato una ferita, io e gli altri amici che abbiamo sostenuto Elly Schlein non siamo certo contenti” dice in un’intervista a Il Fatto Quotidiano l’eurodeputato. Parole subito commentate con sarcasmo dal forzista Maurizio Gasparri: “Va a ‘ruotoli’ il progetto della sinistra rivoluzionaria campana…“.
Nel frattempo, il centrodestra osserva e prende tempo. Le sue gatte da pelare sono altre: Veneto, Puglia e Campania ancora senza candidati. Lo scenario fa venire il mal di testa persino ai cronisti di razza. C’è chi scommette che il tavolo dei leader slitterà a dopo le Marche. E chissà, magari pure dopo le calende greche.
Il punto è che, mentre si cerca il candidato perfetto, si dimentica che in politica non sempre vince il più bravo, ma il più coerente. O almeno, quello che sembra tale. E se la sinistra non lo capisce, il centrodestra può anche restare in silenzio. Tanto, lo spettacolo lo stanno facendo gli altri. Gratis.



