Il Lazio all’aerospazio di Farnborough: 20 imprese, 5 miliardi ed una sfida

L'Aerospaziale del Lazio in mostra al al Farnborough International Airshow 2026. Porta venti imprese e startup nel settore dove è prima in Italia per fatturato spaziale. A guidare la delegazione è l'assessore rregionale Roberta Angelilli. Ma il presidente di Federlazio avverte: senza formare nuovi specialisti, i margini di competitività si assottigliano

«Rischiamo di non avere più molti margini di competitività se non rispondiamo al più presto all’esigenza di formare una nuova generazione di specializzati»: lo dice Domenico Beccidelli, presidente di Federlazio Frosinone, proprio mentre la Regione Lazio porta 20 imprese al Farnborough International Airshow. È il paradosso di un comparto che cresce (+63% nel segmento spaziale in tre anni, cinque miliardi di fatturato nel Lazio) ma che rischia di non avere le competenze per reggere quella crescita.

L’appuntamento è al Farnborough International Exhibition and Conference Centre nel Regno Unito: lì la Regione Lazio presenterà al mondo la propria filiera aerospaziale. Con la vicepresidente e assessore allo Sviluppo Economico Roberta Angelilli in testa alla delegazione, nel Padiglione Italia davanti ai principali protagonisti internazionali del comparto, da Leonardo all’ASI, dall’ICE all’AIAD.

Uno degli stand al Farnborough International Airshow

È un appuntamento che vale più di una fiera. Il Farnborough International Airshow è uno dei due o tre eventi più importanti al mondo per l’aerospazio e l’aeronautica. Essere presenti con uno spazio espositivo proprio, con una delegazione istituzionale e con un workshop dedicato — «Lazio-Based Companies Showcasing at FIA 2026» — significa portare il territorio laziale dentro una conversazione globale in cui si decidono partnership, contratti e posizionamenti strategici per il decennio a venire.

I numeri di un comparto che il Lazio non deve scoprire

I dati giustificano la presenza. Con oltre 300 imprese, 23mila addetti e un fatturato di 5 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi destinati all’export, il Lazio rappresenta un polo di riferimento per l’aerospazio europeo. È l’unica regione italiana in cui è presente l’intera filiera dell’aerospazio-difesa, e concentra oltre il 50% del budget nazionale del comparto spaziale.

Leonardo torna al Farnborough Airshow con un portafoglio tecnologico multidominio completo

Il quadro nazionale di riferimento è anch’esso in forte crescita. La filiera aerospaziale italiana nel 2024 ha registrato 21,4 miliardi di euro di fatturato complessivo, con il 5% investito in ricerca e sviluppo, e occupa 54.300 addetti, con una base industriale costituita all’80% da PMI. Rispetto al 2021 il comparto spaziale segna un +63% di fatturato e +51% di addetti; l’aeronautica un +30% di fatturato e +17% di addetti. (Fonte: mappatura CTNA-Confindustria, aprile 2026).

Campania, Lazio, Lombardia e Piemonte concentrano il 74% degli addetti aeronautici; Lazio, Lombardia e Piemonte l’81% degli addetti nel segmento spaziale. Il Lazio non è un comprimario: è uno dei tre pilastri del sistema aerospaziale italiano.

Cosa porta il Lazio a Farnborough

Il drone Piaggio P1HH

La partecipazione è sostenuta attraverso le risorse del PR FESR Lazio 2021-2027 e organizzata con il supporto di Lazio Innova. Le venti imprese e startup presenti operano nei settori della space economy, dell’avionica, dell’intelligenza artificiale, della manifattura avanzata e delle tecnologie dual use cioè il segmento a doppio uso civile-militare che è diventato uno degli assi portanti della strategia industriale europea dopo il 2022.

La giornata inaugurale di oggi, lunedì 20 luglio, è stata dedicata agli incontri con le imprese laziali e con i protagonisti del comparto nazionale e internazionale. In serata la delegazione è al ricevimento istituzionale promosso dall’Ambasciata d’Italia a Londra. Domani mattina il workshop, che serve non solo a presentare le imprese ma a costruire quella rete di relazioni internazionali che trasforma la partecipazione a una fiera in un vantaggio competitivo duraturo.

L’avvertimento di Federlazio

Domenico Beccidelli

Domenico Beccidelli, presidente di Federlazio, guarda alla notizia con soddisfazione ma anche con una preoccupazione che è utile non sottovalutare: «È un’iniziativa capace di dare un importante impulso al sistema aerospaziale della provincia di Frosinone e di tutto il Lazio, un comparto spesso sottovalutato ma che ci colloca tra i primi in Italia per qualità delle produzioni e per fatturato».

Ma il punto più rilevante della sua dichiarazione viene subito dopo. «Ora però occorre scommettere sulla qualità della formazione: creare manodopera qualificata è la sfida dei nostri tempi e rischiamo di non avere più molti margini di competitività se non rispondiamo al più presto all’esigenza di formare una nuova generazione di specializzati nel nostro settore».

È un tema che i dati nazionali confermano. Il fabbisogno di lavoro qualificato è diventato un indicatore industriale prima ancora che occupazionale: quando un territorio lavora su moduli, integrazione e programmi internazionali, la domanda di competenze specifiche — sistemi, software, lavorazioni, elettronica, prove e qualità — diventa la variabile critica dell’intero sistema.

Il rischio che Beccidelli indica non è teorico. Un comparto che cresce del 30-63% in tre anni ha bisogno di assorbire nuove competenze con la stessa velocità con cui crescono i contratti. Se la formazione non tiene il passo, la filiera finisce per esportare opportunità invece di prodotti.

La prospettiva

Roberta Angelilli e Francesco Rocca

Farnborough è un palcoscenico. Quello che si costruisce lì — partnership, accordi, visibilità — diventa concreto nei mesi successivi. Soprattutto nei laboratori e nelle officine di un territorio che ha in Frosinone e nel Lazio meridionale una presenza industriale aerospaziale spesso sottovalutata dalla narrazione pubblica.

Portare venti imprese nel Padiglione Italia davanti ai grandi player internazionali è il passo giusto. La sfida che Beccidelli segnala, formare la prossima generazione di tecnici e ingegneri specializzati, è il passo successivo. Senza il quale i risultati di Farnborough rischiano di restare senza chi li realizzi.