Alla cena dell'ANCE a Sora il sindaco del capoluogo pronuncia la frase che vale più di qualsiasi comizio. Quattro anni di cantieri invece che di politica. Il conto è arrivato: una maggioranza che non riesce ad eleggere il suo Presidente. Ma mentre l'Aula si incarta, lui accende il motore del BRT. E il centrosinistra regala tensioni tafazziane come sempre.
Il contesto è la cena dei costruttori ANCE l’associazione dei Costruttori Edili aderente a Confindustria, nella cornice collinare di Borgo dei Lecci a Sora. Ma il vero piatto forte della serata non è stato quello previsto dal menù gastronomico: è stata la frase pronunciata in chiusura di intervento dal sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli. «Le visioni e le idee restano. Restano le opere. Ma anche chi viene dopo». Sette parole che sintetizzano meglio di qualsiasi documento la cifra della governance del capoluogo nella consiliatura che sta per terminare.
Una chiusura che suona quasi come un testamento amministrativo.
Stivali nel fango, non stanze della politica

Per fare il sindaco, Mastrangeli ha scelto una strada chiara: amministrare, progettare, costruire, inaugurare. Le opere e i cantieri in città ne sono la testimonianza più evidente. Ha investito gran parte delle proprie energie sui dossier, sui finanziamenti, sulle infrastrutture. È stato il regista di un capoluogo che sta cambiando forma: quello che si allarga a undici comuni per superare i limiti dimensionali, che punta sull’Alta Velocità come «punto di partenza e non di arrivo», come ha ribadito davanti agli imprenditori edili. Una governance da ingegnere civico: concreta, lineare, che ha provato a essere impermeabile alle turbolenze politiche dell’aula consiliare.
Il problema è che la politica, quando non la governi, ti governa. È una materia delicata, che va trattata da mani esperte. Se viene lasciata gestire per troppo tempo in completa autonomia da altri, rischia di fare più danni della grandine.
Squid Game a Palazzo Munari

La vivacità dei gruppi consiliari (chiamiamola così per eleganza stilistica) non ha paragoni negli ultimi cinquant’anni di attività amministrativa a Frosinone. Il caso del presidente del Consiglio, con lo stallo infinito e la maggioranza divisa in correnti, sottocorrenti e micro-fazioni, è solo l’ultimo capitolo di una serie che avrebbe fatto impallidire perfino gli sceneggiatori di Squid Game. Ai consiglieri comunali di Frosinone, gli autori americani spicciano casa.
La verità è che trascurare troppo la politica ha comunque un costo. E il conto alla fine è arrivato. Una coalizione che non riesce a eleggere il suo presidente: perché al di là delle alchimie dialettiche, il notaio dell’aula lo elegge la maggioranza, da sola, senza giochi di prestigio e senza papi stranieri. Ed una simile coalizione non può essere definita maggioranza né numerica né tantomeno politica. È un gruppo di consiglieri che in Aula votano allo stesso modo e poi, forse, vanno insieme a prendere un caffè da Tucci. Ma non è una maggioranza.
Sulla vicenda del presidente alla fine una soluzione verrà comunque trovata: o con la prorogatio sine die del vicepresidente Marco Ferrara (che si è calato perfettamente nel ruolo) o con un accordo dell’ultimo minuto. Ma sarà solo un patto di sopravvivenza per arrivare al termine della consiliatura, non un accordo politico. Come direbbe Flaiano: «La situazione politica in Italia è grave ma non seria». A Frosinone è semplicemente tutte e due le cose.
Mentre la politica litiga, il sindaco inaugura

Intanto Mastrangeli non si scompone più di tanto. Ieri mattina presto era già su via Aldo Moro — blazer blu senza cravatta — intento a registrare il reel per il lancio del BRT, con alle spalle Essigliè, il bus navetta che collegherà la zona della stazione e De Matthaeis in pochi minuti. L’immagine era altamente rappresentativa del contesto: mentre la politica litiga, il sindaco inaugura. Mentre l’aula si incarta, lui accende il motore del BRT. Una metafora che non ha bisogno di commenti.
E non solo, accanto a lui nella foto di copertina c’è il vicesindaco Antonio Scaccia quasi a ribadire anche in maniera visuale la totale sintonia politica ed amministrativa tra i due, la piena condivisione del progetto che tanto ha diviso e fatto discutere in città. A Frosinone la distanza tra Lega e Vannacci è già dialogo: come consigliano le cifre di queste ore sui sondaggi nazionali: il centrodestra unito (vannacci compreso) vince a mani basse. (Leggi qui: Mastrangeli al bivio: dimissioni o agonia politica).
La campagna in scioltezza

Subito dopo la pausa estiva partirà ufficialmente la campagna elettorale per le comunali del prossimo anno. Mastrangeli la affronterà in scioltezza e con la pipa in bocca (anche se da qualche tempo si è convertito all’IQOS) consapevole di non avere competitor credibili nel suo bacino elettorale, men che meno nel centrodestra identitario.
Nel centrosinistra, poi, le solite tafazziane tensioni tra Partito Democratico e Partito Socialista costituiscono un ulteriore vantaggio competitivo per il sindaco uscente. Un cadeau tanto auspicato quanto prevedibile. Come il pigiama della suocera regalato a Natale.
Non si tratta di previsioni elettorali, quelle le fanno Ghisleri, Ipsos, SWG, YouTrend. Ma la sensazione è che il quadro politico attuale possa offrire a Mastrangeli un contesto certamente favorevole in prospettiva 2027.
E allora la frase pronunciata davanti agli imprenditori edili a Sora assume il valore di un vero manifesto politico-elettorale: le opere restano davvero. Le idee pure. E resta pure «chi viene dopo». Vuoi vedere che è lo stesso che c’è adesso? Ogni gesto apotropaico è lecito.



