Come va letto il risultato della Lega e la conferma dei due consiglieri provinciali nonostante lo spostamento del baricentro interno alla coalizione. Per Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli il dato politico è chiaro: ora il centrodestra ha la maggioranza e cambia lo scenario per l’elezione del presidente. Il segnale per Di Stefano
«Lo scenario politico in Provincia è cambiato. Da domenica sera non c’è più lo storico equilibrio tra centrosinistra e centrodestra ma una solida maggioranza composta da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Alla quale includo anche il consigliere civico Gianluca Quadrini che è sempre stato della nostra parte politica. Ne deriva che a dicembre, per l’elezione del nuovo presidente, non potrà essere riproposta l’alleanza trasversale che ha eletto Luca Di Stefano». Mario Abbruzzese è il Segretario Organizzativo della Lega nel Lazio, Pasquale Ciacciarelli è l’assessore regionale alla Protezione Civile dall’alto dei suoi 14mila voti personali. Sono due dei pilastri della Lega in provincia di Frosinone e quelle elezioni le ritengono fondamentali per i risultati che hanno portato.
Miracolo verde

Nella notte delle elezioni provinciali c’è un risultato che, osservato con calma e numeri alla mano, assomiglia ad un piccolo miracolo politico. È quello della Lega. C’è ancora: il fortino del Carroccio sta ancora in piedi nella provincia di Frosinone dove l’ideologo della prima ora, Gianfranco Miglio, teorizzò di portare una delle tre capitali da istituire nel Paese.
Non è il cemento della secessione a tenere su quei bastioni. È il radicamento degli uomini che difendono elettoralmente quelle mura. Tutti veterani di Forza Italia, usciti dal Partito quando Silvio Berlusconi disse no alla loro porposta di rendere ‘scalabile’ ed aperto ai territori la formazione azzurra. Un modello che ha i suoi pilastri in Nicola Ottaviani (due volte sindaco di Frosinone ed ora Deputato ascoltatissimo in via Bellerio), Mario Abbruzzese (responsabile Organizzazione per il Lazio, già Presidente del Consiglio Regionale), Pasquale Ciacciarelli (assessore regionale dall’alto di 14mila preferenze), Riccardo Mastrangeli (assessore che ha condotto al risanamento i conti del capoluogo ed ora sindaco di Frosinone). A metterli insieme è stato il genio di Claudio Durigon, paziente vice Segretario Federale dopo anni di attività sindacale nell’Ugl.

In quell’avamposto ciociaro che piaceva a Miglio, il Carroccio è riuscito a confermare i suoi due consiglieri provinciali pur avendo perso una fetta consistente del proprio consenso tra i grandi elettori. Due anni fa la Lega poteva contare su 206 tra sindaci e consiglieri comunali. Domenica si è fermata a 153. Significa che 53 amministratori hanno scelto un’altra strada.
In condizioni normali, un’emorragia di questo tipo avrebbe portato a una conseguenza quasi automatica: perdere il secondo seggio. Invece non è andata così. La Lega è riuscita comunque a portare a casa due eletti, Andrea Amata e Luca Zaccari, grazie anche al gioco dei resti nel sistema proporzionale.
Elezioni di potere
Per questo, all’interno del Partito, il risultato viene letto con una certa soddisfazione. Come una vittoria piena: «È stato un risultato politico difeso in condizioni difficili. Come se avessimo vinto 2-0 con due giocatori in meno sul campo e contro squadroni in piena forma». Insomma, la migrazione di voti viene considerata in larga parte fisiologica da Mario Abbruzzese. «Le Provinciali – ricorda – sono elezioni di potere. E nei piccoli Comuni spesso prevale una logica molto pragmatica: avere un’interlocuzione con i luoghi dove il potere si esercita davvero. Le piccole amministrazioni – spiega Abbruzzese – cercano naturalmente un rapporto diretto con chi governa la Regione. E oggi la Regione Lazio è guidata da Fratelli d’Italia. È quindi logico che una parte di quel voto si sia spostata».

A questo dato politico si aggiunge un elemento che nel centrodestra nessuno ignora: l’azione di scouting dell’assessore regionale al Bilancio Giancarlo Righini. In questi due anni la sua presenza sul territorio è stata costante e incisiva. Un lavoro di relazioni che ha prodotto amicizie. E voti. Non è un caso che proprio Stefano D’Amore, il candidato sostenuto dall’area di Righini, sia stato il recordman assoluto di voti ponderati.
La Lega, però, non trasforma questo passaggio in un dramma politico. Anzi. Oltre ai due eletti Andrea Amata e Luca Zaccari, nel Partito viene valorizzato anche il risultato ottenuto dagli altri candidati: Umberto Santoro consigliere comunale di Alatri (2.314 voti ponderati) e Rachele Ludovici di Fiuggi (!.364) che hanno comunque raccolto consensi significativi. Un contributo importante lo ha portato il caposegreteria dell’assessore, Lino Caschera di Sora (2.412).
La nuova fase della Lega
«Credo che questi numeri vadano analizzati – commenta l’assessore Pasquale Ciacciarelli – Ogni territorio ci ha fornito un’indicazione, in positivo o in negativo. Ma in entrambi i casi ci ha detto cosa pensa della nostra azione amministrativa, della nostra capacità di essere presenti. Del nostro modo di essere e di fare politica. Dobbiamo studiare le risposte e prenderne atto».

In pratica? Adesso si apre una nuova fase. All’interno del Partito verrà fatta un’analisi dettagliata del voto Comune per Comune. L’obiettivo è chiaro: tenere conto dei segnali arrivati dai territori per costruire la prossima lista alle elezioni regionali. Una lista che dovrà rappresentare gli equilibri reali emersi dalle urne.
Ma il voto provinciale ha consegnato anche un altro dato politico, che Abbruzzese e Ciacciarelli sottolineano con attenzione. Da domenica la Provincia ha una nuova maggioranza.
Non c’è più l’equilibrio perfetto tra centrosinistra e centrodestra che aveva caratterizzato gli ultimi anni. Oggi 7 consiglieri su 12 appartengono ai tre partiti del centrodestra: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Se si considera anche Gianluca Quadrini, civico ma storicamente collocato nell’area di centrodestra, il numero sale a 8 su 12. Uno scenario che cambia completamente la prospettiva in vista della prossima partita: l’elezione del presidente della Provincia tra circa un anno.
Dopo Di Stefano

Secondo Abbruzzese sarà difficile ripetere lo schema trasversale che tre anni fa portò all’elezione dell’attuale presidente Luca Di Stefano. «Questo voto – ragiona – dice che probabilmente ci sarà un riallineamento politico. E si tornerà a una sfida più classica tra centrosinistra e centrodestra. La stagione del trasversalismo aveva un valore ed un senso quando eravamo in sostanziale equilibrio. E democraticamente, con maturità, dovevamo prenderne atto. Ma ora il quadro è cambiato e altrettanto dobbiamo prenderne atto».
La Lega si prepara ad archiviare la stagione di Luca Di Stefano? No. Gli lascia tutte le porte aperte ed anche la strada spianata. La posizione di Abbruzzese e Ciacciarelli non significa necessariamente che Di Stefano non possa essere ricandidato. Ma significa che, se vorrà restare al centro della partita, è il momento di mandare segnali chiari al centrodestra.
Ma c’è anche un’altro scenario. Chiaro fin da subito: né centrosinistra né centrodestra hanno i numeri per eleggersi da soli un presidente. E grazie alla garanzie di equilibrio fornite in questi anni, proprio la terzietà di Di Stefano potrebbe tenerlo in campo e nella posizione migliore. Quella del punto di pareggio per tutti.



