Il museo ai Piloni ed il No di Mastrangeli: se la burocrazia contabile vince sulla visione

La proposta del Consiglio dei Giovani di trasformare un’arcata dei Piloni in museo riapre il dibattito su partecipazione e visione culturale. Tra prudenza amministrativa e ambizione civica, l’amministrazione Mastrangeli è chiamata a decidere.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

I Piloni e la visione urbana

Il progetto di recupero dell’area dei Piloni di via Alcide De Gasperi, nel cuore del centro storico di Frosinone, è senza dubbio una delle intuizioni urbanistiche più interessanti degli ultimi anni. Un’idea nata durante l’amministrazione Nicola Ottaviani e proseguita sotto la guida del sindaco Riccardo Mastrangeli, che punta a trasformare uno spazio per anni marginale in un nuovo luogo di vita urbana.

I numeri raccontano già molto. Oltre quaranta richieste di locazione sono arrivate al Comune per le quindici arcate disponibili della struttura restaurata. Un segnale chiaro: il recupero dei Piloni ha acceso l’interesse di operatori e associazioni.

Il modello scelto dall’amministrazione è semplice. Il Comune mette a disposizione le arcate nude, mentre chi le prenderà in gestione dovrà completare i lavori interni. La stima è di circa 25 mila euro per ogni arcata, con una concessione della durata di dodici anni e un canone annuo quasi simbolico: un euro al metro quadrato.

Formula per attrarre

I Piloni dopo la ristrutturazione

Una formula che punta ad attrarre iniziative private e associative capaci di restituire vita ad uno spazio rimasto troppo a lungo inutilizzato.

Ed è proprio in questo contesto che è arrivata una proposta inattesa ma politicamente significativa: quella del gruppo Frosinone Strada per Strada, espressione del Consiglio Comunale dei Giovani.

L’idea è trasformare una delle quindici arcate in un museo dedicato agli artisti locali e agli studenti dell’Accademia di Belle Arti. Un luogo permanente di produzione culturale giovanile nel cuore della città.

Come spiegano i promotori: «L’Accademia delle Belle Arti di Frosinone è una delle poche realtà culturali ancora molto vive della città. Eppure non dispone di alcuno spazio pubblico dedicato ai suoi studenti o ai giovani artisti del territorio. È una contraddizione evidente».

Una proposta semplice ma dal forte valore simbolico: trasformare una riqualificazione urbanistica in un progetto culturale stabile.

I giovani chiedono spazio politico

La proposta del Consiglio dei Giovani non è soltanto culturale. È soprattutto politica. Dietro l’idea del museo c’è infatti una richiesta precisa: non essere considerati un organismo puramente simbolico ma un soggetto capace di incidere davvero sulle scelte della città. Lo spiegano chiaramente i promotori dell’iniziativa: «Riteniamo che il Consiglio Comunale dei Giovani non debba avere un ruolo esclusivamente simbolico ma debba poter prendere scelte politiche che rispondano alle esigenze del territorio».

In altre parole, i giovani chiedono di essere parte del processo decisionale, non semplicemente una presenza decorativa nelle istituzioni locali.

Naturalmente la prima obiezione arrivata intorno alla proposta riguarda i costi. Circa 25 mila euro per completare l’arcata destinata al museo, una cifra che qualcuno considera eccessiva.

Ma la replica dei giovani è netta: «Quando si parla di giovani la prima obiezione è sempre di tipo economico. Non si tratta di costi milionari ma di una spesa che permetterebbe di restituire alla cittadinanza uno spazio libero per l’espressione artistica». Il messaggio politico è chiaro: non chiedono un privilegio, ma un investimento culturale per la città.

E la chiusura del ragionamento suona quasi come un avvertimento politico, pronunciato con il linguaggio diretto delle assemblee istituzionali: «Se la proposta non dovesse essere accettata sarà l’amministrazione a doversene assumere la responsabilità politica». Un vero warning politico, come quelli che normalmente si ascoltano tra consiglieri comunali adulti. Segno che il Consiglio dei Giovani non vuole più essere percepito come un semplice laboratorio educativo ma come un luogo di elaborazione politica reale.

Il realismo amministrativo del sindaco

Riccardo Mastrangeli (Foto © Massimo Scaccia)

La proposta non ha lasciato indifferente il sindaco Riccardo Mastrangeli. Tuttavia la risposta dell’amministrazione è stata segnata da un tono di prudenza.

Il primo cittadino non ha chiuso la porta all’idea ma ha subito richiamato alcuni nodi molto concreti: la procedura amministrativa, i costi e soprattutto i tempi. Il progetto dei Piloni infatti segue una strada già tracciata: quella del bando pubblico per l’assegnazione delle arcate. Questo significa che eventuali soggetti interessati, compresa l’Accademia di Belle Arti, dovrebbero partecipare alla procedura alle stesse condizioni degli altri: cauzione, progetto di gestione e pagamento del canone previsto.

Da qui la risposta del sindaco: «La proposta purtroppo è arrivata un po’ tardi. Qualora non dovesse attuarsi vedremo di trovare una soluzione diversa. Stiamo individuando nuovi locali da destinare a spazi museali». Una posizione che lascia formalmente aperto uno spiraglio, ma che allo stesso tempo segnala come il progetto dei Piloni sia già inserito in una programmazione amministrativa precisa. In sostanza, la macchina burocratica è già partita. E cambiare rotta non è semplice.

La distanza tra entusiasmo politico e realismo amministrativo emerge tutta qui.
Da una parte l’energia dei giovani che vedono un’opportunità culturale.
Dall’altra i vincoli procedurali di un’amministrazione che deve rispettare tempi e regolamenti.

L’opposizione riapre la partita

Angelo Pizzutelli

A trasformare la vicenda da semplice dibattito culturale a questione politica è stato l’intervento del consigliere di opposizione Angelo Pizzutelli. Pizzutelli ha ricordato che un’idea simile era stata avanzata già nel 2017, quando Riccardo Mastrangeli era assessore al Bilancio.

Quel progetto prevedeva una riqualificazione artistica delle arcate con il coinvolgimento dell’Accademia di Belle Arti e l’installazione di opere legate alla tradizione ciociara. Per questo il consigliere respinge l’argomento della proposta tardiva: «La proposta non è arrivata troppo tardi. È arrivata nei tempi, essendo stata presentata nel 2017 quando Mastrangeli era assessore al Bilancio e avrebbe potuto trovare le risorse. Invece quella proposta fu scartata».

Da qui l’attacco politico, che tocca anche il tema generazionale: «Si fa presto a dire di voler coinvolgere i giovani e poi dimenticarsene ogni volta che hanno qualcosa da proporre». E la conclusione è una riflessione che guarda al futuro della città:
«Questi giovani saranno la classe dirigente di domani. E questa vicenda non depone a favore dell’amministrazione».

Il confronto, a questo punto, diventa inevitabilmente politico. E anche temporale. Perché a sedici mesi dalle elezioni comunali ogni scelta amministrativa comincia a essere letta in chiave elettorale.

Una scelta che definisce una città

(Foto © Stefano Strani)

Al di là della polemica, la vicenda dei Piloni mette in evidenza tre questioni decisive per il futuro della città.

La prima riguarda la partecipazione giovanile alla vita pubblica. I ragazzi del Consiglio dei Giovani chiedono di non essere un organo decorativo ma un interlocutore politico.

La seconda riguarda la tempistica amministrativa. Il sindaco parla di proposta arrivata tardi. Ma è il classico problema delle amministrazioni pubbliche: quando un’idea non entra nei tempi della macchina burocratica diventa difficile inserirla.

La terza questione è forse la più importante: la responsabilità politica delle scelte culturali.

Investire 25 mila euro per un museo giovanile non è solo una questione contabile. È una scelta di visione. Negli ultimi anni l’amministrazione Mastrangeli ha trovato risorse per molte iniziative:
le luminarie natalizie,
il Carnevale,
la Festa della Radeca,
la Passione Vivente,
il Festival dei Conservatori.

(Foto © FrosinoneMiPiace)

Tutte iniziative legittime e popolari. Ma proprio per questo sorprende che 25 mila euro – una cifra minima per il bilancio di un Comune capoluogo – diventino improvvisamente un ostacolo. Il rischio è che il «tardi» evocato dal sindaco suoni più come un alibi tecnico che come una scelta politica esplicita. Se l’Accademia di Belle Arti rappresenta davvero uno dei gioielli culturali della città, perché costringerla a passare attraverso le regole di un bando commerciale?

La cultura, in una città che cerca ancora la propria identità, dovrebbe essere un investimento strutturale, non una semplice concessione amministrativa. Il grande scrittore Elias Canetti una volta scrisse: «Niente rivela meglio il carattere di una città di ciò che decide di salvare». E forse è proprio questo il punto. Nella vicenda dei Piloni l’amministrazione Mastrangeli deve scegliere cosa salvare:
la prudenza burocratica o la partecipazione dei giovani.