Il passaggio di Lino Caschera dalla minoranza alla maggioranza del sindaco Luca Di Stefano non è un semplice rimpasto. Rafforza l’amministrazione sorana e manda un segnale politico chiaro sul piano provinciale: il civismo si consolida come punto di equilibrio, ma guarda sempre più al centrodestra in vista delle prossime sfide.
La notizia parte da Sora. Ma potrebbe avere ripercussioni sulla politica Provinciale. Perché non è una banale operazione di allargamento della maggioranza quella compiuta in queste ore a Sora, dove il Consigliere comunale Lino Caschera, il più votato tra i banchi dell’opposizione, ha deciso di lasciare la minoranza ed entrare nella squadra del sindaco Luca Di Stefano.
Un passaggio che, letto superficialmente, potrebbe sembrare la classica operazione di allargamento della maggioranza. Ma non è così. Perché né Di Stefano né Caschera sono figure qualunque.
Il passaggio non banale di Caschera

Il primo è sindaco di Sora ma anche presidente della Provincia di Frosinone, eletto con una formula civica che negli ultimi anni ha tenuto insieme equilibri delicati. Il secondo non è solo un consigliere: è il caposegreteria dell’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli ed è uno dei riferimenti più solidi della Lega sul territorio. Non a caso, alle recenti Provinciali è stato il primo dei non eletti.
Tradotto: non è un ingresso qualsiasi. È un segnale politico.
Sul piano amministrativo, l’effetto è immediato. La maggioranza di Luca Di Stefano si rafforza, si allarga, diventa più stabile. E soprattutto assorbe un pezzo significativo di opposizione, in vista delle prossime Comunali. Caschera porterà con sé consenso, radicamento e voti. Con ogni probabilità riceverà una delega pur non avendola richiesta esplicitamente: altro indizio che la mossa ha una natura più politica che personale.
Sora seguirà il solco che in parte aveva tracciato per primo e poi è stato approfondito da Comuni come Veroli e Ferentino: amministrazioni civiche basate sul ruolo di garanzia e di terzietà dei loro sindaci, accogliendo in questo modo Consiglieri di centrosinistra e centrodestra che ammaiano la bandiera di Partito per aderire ad un progetto amministrativo. Caschera entrerà come civico, si omolegherà all’equilibrio civico dell’amministrazione Di Stefano riconoscendone la validità del programma.
Il riflesso provinciale

Ma è anche sul piano Provinciale che la vicenda esprime qualche cenno. Perché? Appena poche settimane fa il rinnovo del Consiglio provinciale ha segnato un cambio di fase, con il centrodestra in vantaggio rispetto al precedente equilibrio. E in quel contesto, Fratelli d’Italia – primo Partito – aveva lanciato un messaggio chiaro: attendiamo un segnale dal presidente per capire se sostenerlo nella prossima elezione di dicembre. Chiedevano una sua apertura a destra. (Leggi qui: Provincia, il giorno della verità: tra equilibri e rotture si apre la partita).
L’apertura a Lino Caschera, a tutti gli effetti un esponente di centrodestra, potrebbe essere letta in due modi. O un progressivo orientamento del presidente civico all’area che oggi governa la Provincia. Oppure la conferma del modello civico che ha portato alla sua elezione: un civismo che non è neutralità ma punto di equilibrio tra blocchi politici.

Il che mantiene in piedi i due scenari elettorali finora ipotizzabili. Il primo. Sfida polarizzata con un candidato di centrosinistra (il sindaco di Cassino Enzo Salera), uno di centrodestra (il sindaco di Isola del Liri Massimiliano Quadrini) ed uno civico trasversale (il sindaco di Sora e presidente uscente Luca Di Stefano). Ma anche il secondo scenario: una sfida tra civici polarizzati. Con Di Stefano civico sostenuto dal centrodestra e con il sindaco civico di Veroli Germano Caperna sostenuto dal centrosinistra.
È in questo schema che si colloca la scelta di Caschera: meno bandiere, più progetto amministrativo. Resta da capire se questo movimento resterà confinato a Sora o se diventerà un tassello di una strategia più ampia. Perché la partita vera, quella per la presidenza della Provincia, è già iniziata. E ogni segnale, anche quello che nasce in un’aula comunale, può pesare molto più di quanto sembri.



