Il Pd a Frosinone fa pace: ma il sindaco lo cercano ancora

La vigilia del Congresso cittadino del Pd porta in dote un accordo unitario che ha il profumo delle grandi occasioni e la sostanza di un cantiere appena aperto. Perché la squadra è fatta, ma il candidato a Palazzo Munari ancora no.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Nella politica di provincia ci sono notti in cui i telefoni non si spengono mai. È così che funziona da sempre, da quando i segretari di Sezione si chiamavano con i gettoni e le trattative si chiudevano nei retrobottega delle sezioni. Cambiano i mezzi, non cambia la sostanza. E la notte tra venerdì e sabato, a Frosinone, è stata una di quelle notti.

Il risultato è arrivato alle ore piccole, con quella soddisfazione un po’ stanca di chi ha trattato a lungo su ogni virgola ma fuori deve dare a vedere che tutto è filato liscioil Partito Democratico di Frosinone ha trovato l’accordo per il Congresso cittadino che si terrà domani. Un’intesa unitaria, costruita assemblando i pezzi delle diverse correnti interne come si fa con un puzzle complicato in cui tutti vogliono tenere il giusto pezzo per le loro ambizioni. E invece questa volta — fatto non scontato, nella tradizione ciociara del Pd — i pezzi si sono incastrati davvero.

La squadra

La squadra uscita dal negoziato racconta di un equilibrio ricercato con cura certosina tra le anime del partito. 

Ruolo

Nome

Componente

Riferimenti politici

Segretario cittadino

Stefano Pizzutelli

Parte da Noi

Marta Bonafoni (nazionale), Danilo Grossi (territorio)

Presidente cittadina

Stefania Martini

Riformisti

Lorenzo Guerini (nazionale), Antonio Pompeo (territorio)

Vicesegretario

Marco Gallon

Rete Democratica

Claudio Mancini (nazionale), Sara Battisti (territorio)

Vicesegretaria

Elsa De Angelis

Area Dem

Dario Franceschini (nazionale), Daniele Leodori (Lazio) Francesco De Angelis (territorio)

Presidente Commissione Garanzia

Luigi Sacchetti

Parte da Noi

Marta Bonafoni (nazionale), Danilo Grossi (territorio)

Tesoriere

Monica Cianfrocca

Area Dem

Dario Franceschini (nazionale), Daniele Leodori (Lazio) Francesco De Angelis (territorio)

Stefano Pizzutelli (Foto © Massimo Scaccia)

Segretario cittadino: Stefano Pizzutelli, espressione del Comitato Parte da Noi (il collettivo che ha come riferimento nazionale la Coordinatrice della Segreteria Schlein, Marta Bonafoni e sul territorio Danilo Grossi).

Presidente cittadina: Stefania Martini (in quota ai Riformisti di Lorenzo Guerini guidati sul territorio da Antonio Pompeo).

Vicesegretario: Marco Gallon (in quota Rete Democratica, l’area di Claudio Mancini e guidata in provincia da Sara Battisti). Vicesegretaria: Elsa De Angelis (per Area Dem. la componente guidata da Dario Franceschini e nel Lazio da Daniele Leodori e Francesco De Angelis).

Presidente della Commissione di Garanzia: Luigi Sacchetti, (ancora Parte da Noi). Tesoriere: Monica Cianfrocca (sempre Area Dem).

Il modello provinciale, replicato in città

Elsa De Angelis

Sei poltrone, quattro famiglie. La matematica è quella del proporzionale applicato al funzionamento interno. Chi ha più peso prende di più, chi ha meno prende meno ma non rimane a mani vuote. E — questo è il punto che chi conosce il Pd sa quanto sia raro — chi prende meno ha fatto credito agli altri senza sfasciare il tavolo. Perché l’obiettivo non è la gestione del circolo: è vincere le elezioni comunali di Frosinone.

Non è la prima volta che questo schema viene adottato in Ciociaria. Il Congresso Provinciale del Pd aveva già seguito la stessa logica dell’accordo unitario, con la ripartizione equa degli incarichi tra le diverse sensibilità interne. Ha funzionato un mese fa e si è deciso di ripetere la medicina. Del resto, nella politica come nella farmacologia, se una terapia ha funzionato, è difficile abbandonarla per qualcosa di sperimentale.

Michele Marini

La differenza rispetto a quella volta è che oggi le elezioni comunali di Frosinone incombono, con la loro urgenza e con la posta in gioco che è altissima. Frosinone è un capoluogo di provincia che il centrosinistra non governa da 15 anni per avere litigato sulla ricandidatura dell’uscente Michele Marini: quella spaccatura è stata l’origine del caos. La prospettiva di tornare a Palazzo Munari non è solo un obiettivo politico: è una questione di sopravvivenza della classe dirigente dem locale. Perdere ancora significherebbe aprire una crisi profonda da cui sarebbe difficile riprendersi.

L’onda di Realpolitik

Ecco perché l’accordo di questa notte va letto come un atto di realismo collettivo. Non è l’abbraccio spontaneo di chi si vuole bene: è la stretta di mano di chi ha capito che litigare adesso significa regalare il Comune agli avversari. In politica, la paura dell’avversario comune è il miglior collante che esista. Più solido dell’ideologia, più duraturo degli entusiasmi.

Gian Franco Schietroma (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Stefano Pizzutelli ha davanti un compito preciso e urgente: avviare immediatamente le consultazioni per costruire un Campo Largo, che metta insieme il Pd con il Partito Socialista e con tutte le opposizioni consiliari. Non è un esercizio accademico: è la condizione necessaria perché il centrosinistra possa aspirare realisticamente alla vittoria.

Perché Pizzutelli

Qui conviene fermarsi un momento su Stefano Pizzutelli, perché la sua figura merita di essere raccontata con più precisione di quanto la fretta delle notizie di queste ore consenta.

Pizzutelli è espressione di “Parte da Noi”, il collettivo che sul piano nazionale fa riferimento alla coordinatrice della segreteria Marta Bonafoni e sul territorio al dirigente nazionale Danilo Grossi. È stato consigliere comunale di Frosinone, e la sua storia politica ha radici che vanno indietro nel tempo più di quanto sembri a prima vista.

Stefano Pizzutelli

Suo padre Vincnzo Pizzutelli è stato un esponente storico del Partito Socialista Italiano, assessore regionale al Turismo ai tempi della Giunta Badaloni. Non è un dettaglio biografico secondario: è una chiave di lettura. Chi cresce in una famiglia con quella storia assorbe automaticamente la grammatica di una cultura politica specifica, impara a capire le sfumature del Riformismo ciociaro, conosce i codici di un mondo che al Pd, arrivato dalla fusione tra ex comunisti ed ex democristiani progressisti, è rimasto sempre un po’ estraneo. Pizzutelli quella grammatica la parla fluentemente. Ed è esattamente quello di cui ha bisogno chi deve aprire un tavolo con il Psi.

Ma c’è un’altra pagina della sua biografia che vale la pena ricordare. Quando fu consigliere comunale, tra i sostenitori che vennero a dargli manforte c’era una ragazza emiliana di nome Elly Schlein, all’epoca militante impegnata nei circoli progressisti, poi diventata — con una parabola che pochi avrebbero previsto — Segretaria nazionale del Partito Democratico.

Non si candida a sindaco

Stefano Pizzutelli

E a votarlo, in quella stagione, furono mondi progressisti che con il Pd avevano poco a che fare: pezzi di società civile, movimenti, sensibilità diverse che si riconoscevano in una certa idea di politica più che in una sigla di partito. Quella capacità di intercettare mondi eterogenei è esattamente ciò di cui il Campo Largo ha bisogno.

Eppure Pizzutelli non sarà il candidato sindaco. E questo è un dato fondamentale, che ridisegna completamente la geometria di ciò che accadrà nei prossimi mesi. Il nuovo segretario cittadino ha già chiarito che non porrà la propria candidatura a Palazzo Munari: il suo compito è costruire la coalizione, non guidarla alle elezioni.

Non è un atto di generosità politica. Ma un calcolo: un costruttore di coalizioni che resta fuori dalla corsa ha più margine di manovra di un candidato che deve difendere la propria posizione ad ogni passo del negoziato.

Il rebus socialista: Iacovissi non si muove

Il Campo Largo che Pizzutelli dovrà costruire ha un passaggio obbligato, alto e ingombrante come il palazzo Comunale: Vincenzo Iacovissi e la sua candidatura a sindaco per il Partito Socialista Italiano. Con una coalizione già pronta.

Vincenzo Iacovissi

Iacovissi non è un personaggio qualunque. È vice segretario nazionale del Psi, uomo di lunga militanza, con un profilo riconoscibile. La sua candidatura era stata annunciata mesi fa, quando il Pd era ancora in mezzo al guado del proprio congresso provinciale, e molti l’avevano liquidata come una mossa tattica, una pedina sul tavolo da ritirare al momento opportuno. Non è andata così. Dopo le elezioni provinciali, il Psi ha riconfermato la candidatura di Iacovissi con una determinazione che ha colto qualcuno di sorpresa. Non è più una provocazione: è una proposta politica concreta che resta sul tavolo.

La questione non è semplice. Il Partito Socialista non ha i numeri per vincere da solo le elezioni comunali di Frosinone: nessuno ce li ha, in questa fase. Ma può fare la differenza tra una coalizione che vince e una che perde. E chi ha la chiave di un meccanismo del genere non la cede volentieri senza ottenere qualcosa in cambio.

Il Campo Largo che Pizzutelli ha in mente non è un’operazione di assorbimento: è un tentativo di costruire qualcosa di più ambizioso, che coinvolga tutte le opposizioni consiliari attorno a un progetto credibile per la città. Se ci riuscirà, il Congresso di domani sarà ricordato come il punto di svolta.

La lunga vigilia e la posta in gioco

Bisogna ricordare da dove viene questa storia per capire quanto sia significativo l’accordo di questa notte.

Norberto Venturi

Nelle settimane precedenti il Congresso provinciale, il consigliere Norberto Venturi aveva già alzato la voce chiedendo al Pd di accelerare i tempi e dare una risposta alla candidatura socialista. Un segnale di impazienza che era anche un avvertimento: il tempo che passa è tempo che lavora contro di voi. Analogo il segnale arrivato dal consigliere Fabrizio Cristofari, che aveva rinunciato alla delega ricevuta per coordinare il dibattito sulla Sanità.

Marco Tallini, segretario cittadino uscente, lascia la carica senza strappi ma anche senza ricandidatura. È un sacrificio che Rete Democratica ha accettato di fare. Non si dimetterà formalmente, non si toglierà dall’equazione in modo plateale: semplicemente, passerà la mano. In politica, questo si chiama saper uscire. Non è un’arte comune.