Il Pd attacca, Rocca risponde (da lontano): la sfida nel Lazio è già iniziata

Il Partito Democratico lancia la sfida dal Centro Congressi Frentani, Francesco Rocca è in California e fa replicare ai numeri. Due narrazioni opposte — entrambe fondate — aprono la partita delle Regionali nel Lazio, tra un centrosinistra con due candidati di peso ed un governatore che si prepara a resistere.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

È l’infinito senso dell’ironia che anima il Destino. Come la crudele puntualità con cui un grande attore lancia la battuta finale sul palcoscenico. Ieri sera, mentre il Partito Democratico si riuniva al Centro Congressi Frentani di Roma per sparare il primo colpo della campagna elettorale per le prossime Regionali del Lazio, il governatore Francesco Rocca non era nella sua Regione. Era a Cupertino, in un tour californiano destinato a promuovere imprese e cultura laziale. E mentre Daniele Leodori lo accusava di immobilismo e assenza di visione, il suo staff distribuiva tre notizie in rapida successione: conti regionali in attivo per la prima volta da anni, 38.785 borse di studio pagate fino all’ultimo studente, scuola di alta formazione per la Protezione Civile operativa dopo 14 anni di attesa.

Coincidenza? Probabilmente no. In politica, le coincidenze si organizzano.

Due narrazioni, una regione

La giornata di ieri ha prodotto due racconti paralleli e incompatibili della stessa Regione Lazio, pronunciati nello stesso giorno da persone che non si sono mai incrociate: perché uno era dall’altra parte del mondo e l’altro era in un centro congressi romano.

Leodori ha portato i numeri dell’accusa: le analisi Svimez sull’abbandono delle aree interne, i dati Ifel sul PNRR, e quelli della Fondazione Gimbe che certificano come il 12% dei cittadini laziali — circa 700.000 persone — abbia rinunciato alle cure sanitarie. «Il Lazio della destra è senza visione e senza direzione», ha concluso il segretario Dem. Dati reali, problemi reali, che nessun bilancio in attivo cancella dall’oggi al domani.

Lo staff di Rocca aveva già l’arsenale pronto. Ha risposto con i numeri della difesa: +321,8 milioni di risultato di amministrazione, debito ridotto di 13 miliardi201 milioni per le borse di studio, scuola di Protezione Civile attiva dopo un’attesa decennale e mezza. Risultati reali, anch’essi, che nessuna lista d’attesa sanitaria sminuisce ma che non ne negano l’esistenza.

Il problema è che entrambe le narrazioni sono vere. E questo è esattamente il terreno più scivoloso su cui si giocheranno le prossime Regionali.

La coalizione che c’è e quella che manca

Daniele Leodori

Sul palco dei Frentani c’era quasi tutto il campo largo che dovrà sfidare Rocca: il M5S di Adriano ZuccalàAzione con Alessio D’AmatoSinistra Civica Ecologista con Claudio MarottaItalia Viva con Marietta Tidei. Una foto che racconta un’unità ancora fragile — «nella Capitale qualche difficoltà in più», ha ammesso il segretario romano Enzo Foschi con la diplomazia di chi sta ancora cercando di mettere d’accordo tutti. Ma è un embrione di Campo Largo che esiste, respira e si muove.

Da BruxellesNicola Zingaretti ha mandato il suo plauso: «l’alternativa anche nel Lazio è possibile». È quel viatico che ha il sapore del buon augurio, pronunciato dall’unico politico capace di governare per due mandati di fila il Lazio e che era pronto a costruire la strada per un terzo successo. Poi il mondo Progressista ha scelto ancora una volta il gusto masochista dell’autoaffondamento.

Il problema per ora non è il nome: ce ne sono almeno due a portata di mano e nessuno è meglio dell’altro. Oggi è il tempo della coalizione e Daniele Leodori ieri ha tracciato il solco: il terreno sul quale mettere a germogliare l’alleanza è arato e irrigato. Da Frentani hanno gettato la semenza: ora occorre attendere che metta radici.

Poi il nome

Claudio Mancini

Poi verrà il momento del nome. Sul quale c’è già una certezza: sarà una questione interna ad AreaDem, la componente dell’ex ministro della Cultura Dario Franceschini. Perché l’altra maxi componente del Lazio Rete Democratica dell’onorevole Claudio Mancini esprime già il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Nei mesi scorsi Leodori e Mancini hanno recuperato la sintonia politica, c’è piena unità sulle strategie da mettere a terra per il Campidoglio e pure per la Pisana. È quella la base di tutto il resto. (Leggi qui: Pax Democratica: il patto Leodori -Mancini cambia volto al Pd del Lazio).

Al momento, i due nomi nella prima fila sono quelli di Michela Di Biase, deputata di lungo corso con una carriera costruita mattone su mattone tra Campidoglio, Pisana e Montecitorio. Oppure scenderà in campo Daniele Leodori stesso, nel caso in cui occorresse un profilo più diplomatico, amministrativo, trasversale. Leodori riscuote apprezzamenti anche nel campo opposto, ci sono pezzi di civici centristi e non solo che si ripasserebbero decine di volte i conti prima di scegliere dove schierarsi. La scelta ricadrebbe sull’onorevole Di Biase se occorresse un profilo più politico: è figura che in Parlamento sta lavorando molto sul piano delle nuove norme.

Una partita ancora aperta, finalmente non una sfida fratricida ma una scelta ponderata, in un Partito che si è dato come orizzonte temporale «tutto questo anno» per costruire il programma.

Il paradosso del giorno

Marta Bonafoni

Il centrosinistra che annuncia e mette a terra l’alternativa proprio nel giorno in cui il governatore che dovrebbe battere porta a casa tre risultati concreti, annunciati dal suo staff con la precisione di un orologio svizzero. Non è sfortuna — è la dimostrazione che in politica la comunicazione è già battaglia, e che chi la governa meglio spesso vince prima ancora di andare al voto.

Leodori ha ragione quando dice che 700.000 laziali hanno rinunciato alle cure. È un dato che brucia. Ma il cittadino che quella mattina ha letto che sua figlia ha ottenuto la borsa di studio — quella che era in lista d’attesa — ha un’informazione concreta che pesa quanto qualsiasi analisi Svimez.

Le Regionali del Lazio si giocheranno su questo terreno: tra chi racconta quello che non funziona e chi mostra quello che ha fatto. Tra una coalizione che deve dimostrare quanto poco sia stato costruito in questi cinque anni, soprattutto se paragonati ai cinque anni precedenti edificati sul Campo Largo. Ed una coalizione che è in California a vendere il Lazio al mondo mentre i suoi avversari annunciavano che il Lazio non va bene.

Due narrazioni opposte. Come è giusto che sia. Preparate il pop-corn, ci sarà molto da divertirsi.