Dopo settimane di assenza dal dibattito, i democratici anagnini tornano all'attacco su un'autorizzazione regionale che riguarda un impianto in località Paduni, con gestione di materiali pericolosi. Silenzio del sindaco Natalia e dell'assessore D'Ercole. Il PD chiede se il Comune abbia partecipato alle conferenze dei servizi. E chiude con un affondo duro: «Ci hanno consegnato ai munnezzari».
Dopo alcune settimane di silenzio — probabilmente legate alle ferie del segretario cittadino Francesco Sordo — il PD di Anagni torna a farsi sentire. Lo fa su un tema che nel capoluogo ernico non lascia mai indifferenti: i rifiuti e l’ambiente nella Valle del Sacco.
Il detonatore è l’autorizzazione regionale concessa per un nuovo impianto di trattamento rifiuti in località Paduni, all’interno della zona industriale anagnina. Un provvedimento che riapre ferite mai del tutto rimarginate e che potrebbe diventare uno degli argomenti più caldi della prossima campagna elettorale per le amministrative.
Il silenzio di Natalia e D’Ercole

Il PD ha puntato il dito contro l’amministrazione del sindaco Daniele Natalia e contro i vertici regionali, contestando l’assenza di qualsiasi reazione istituzionale all’iter autorizzativo. Il progetto prevede anche la gestione di materiali pericolosi: un dettaglio che ha riattivato nella popolazione una preoccupazione storica, strutturale, mai sopita sulle vicende ambientali della zona.
«I cittadini sono preoccupati, come spesso accade in questi casi per tutto ciò che riguarda ambiente e rifiuti nella Valle del Sacco» ha scritto il PD. «L’amministrazione comunale della destra che governa Anagni è silente. Il sindaco Natalia e l’assessore D’Ercole non hanno nulla da dire?».
Il nodo centrale riguarda la partecipazione del Comune alle conferenze dei servizi e la trasparenza della documentazione disponibile per le forze consiliari. Il PD ha chiesto se gli amministratori abbiano partecipato ai tavoli tecnici, se vi siano documenti sulla vicenda negli uffici comunali e quale sia la posizione dei consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza. Sul merito dell’impianto, la critica entra anche nell’impatto economico e sanitario: «Che tipo di investimento sarebbe? Con quali rischi per l’ambiente e la salute degli anagnini? Crediamo sia urgente che vengano date risposte».
Le prescrizioni tecniche: «Cosa rischia Anagni?»

L’analisi della determina dirigenziale regionale avrebbe fatto emergere una serie di prescrizioni a cui sarebbe stata sottoposta l’impresa. Per il PD anagnino, la presenza stessa di questi vincoli conferma la delicatezza dell’insediamento. «Dalla pubblicazione della determina dirigenziale emergono numerose prescrizioni a cui sarebbe stata sottoposta l’impresa. Cosa rischia Anagni?»
La chiusura politica del comunicato dem unisce il livello comunale a quello regionale in un attacco che non lascia spazio a interpretazioni: «La destra di Anagni e quella della Regione Lazio ci facciano capire se, dopo le prese in giro sui servizi sanitari e il favorire la chiusura delle bonifiche del SIN, hanno anche consegnato definitivamente la città ai “munnezzari”».
Una frase che vale come una campagna elettorale in miniatura.



