Nessuna sintesi tra le aree Dem e Rete Democratica: il Pd provinciale di Frosinone andrà al Congresso senza accordi preventivi. Candidati in campo, tesseramento record e data della conta fissata: il Partito torna finalmente a muoversi.
Nessun accordo, nessuna sintesi, nessun arretramento. Né su un fronte né sull’altro. Ma un enorme passo in avanti: il Partito Democratico si è rimesso in marcia. Andrà al Congresso provinciale, si conterà, eleggerà il suo nuovo Segretario ed il suo Gruppo dirigente. Senza rete, senza filtri, senza accordi unitari. Ci sarà una maggioranza ed un’opposizione: che si legittimeranno a vicenda. Per il Pd è e resterà uno, seppure con più sensibilità.
Il semaforo verde al Congresso

A rimettere in moto l’iter per il Congresso è stato l’onorevole Federico Gianassi, commissario mandatk a Frosinone da Elly Schlein per mettere fine alla guerra che per un anno ha tenuto nella palude il Pd. Su un fronte il presidente regionale del Partito Francesco De Angelis (Area Dem) con il collettivo Parte da Noi (Danilo Grossi) sull’altro la consigliera regionale Sara Battisti (Rete Democratica) con l’ex presidente della Provincia Antonio Pompeo (coordinatore per il Lazio di Energia Popolare).
Vecchie volpi per nulla disposte a finire in pellicceria. Espertissimi nelle trappole e nei trucchi che possono mandare all’aria un Congresso. Attentissimi per questo a studiare le mosse dell’altro ed intercettare eventuali tranelli. Per un anno il Congresso si è bloccato così: tra tesseramenti contestati, rinnovi impugnati in Commissione di garanzia, ricorsi al Nazionale.
Poi è arrivato Federico Gianassi. Ha ricucito i bordi di un Partito lacerato e creato le condizioni affinchè tornassero a parlarsi. Ha dichiarato valido il tesseramento 2024 per iscriversi al Pd, non lo ha ritenuto valido per il Congresso: senza entrare su torti e ragioni ma semplicemente prendendo atto che era scaduto ed andava fatto il nuovo. Risposta: 8500 tessere, il partito in Ciociaria ancora c’è.
La lunga fase di riflessione

Poi sono intervenuti i vertici regionali: il Segretario Pd del Lazio Daniele Leodori e l’uomo forte del partito su Roma Claudio Mancini che sulla Federazione di Frosinone ha un pezzo di cuore. Perché suo padre Emilio era Segretario del Pci negli anni della Ricostruzione e poi, come tutti quelli bravi, venne chiamato a Roma a fare il funzionario regionale. Area Dem e Rete Democratica hanno visioni diverse e la loro divisione è sempre coincisa con i momenti nei quali il Pd ha perso: viceversa, quando sono in grado di sintonizzarsi, il Pd è una corazzata. Lo sanno loro per primi e per questo nei mesi scorsi hanno tarato la manopola della sintonia. (Leggi qui: Pax Democratica: il patto Leodori -Mancini cambia volto al Pd del Lazio).
Ritrovati gli equilibri nel Lazio e nel resto delle province, hanno tentato di pacificare Frosinone. Chiedendo a Gianassi di rallentare la macchina del Congresso, convocando a Roma i tre warlord del voto e sollecitando una sintesi.
Si sono parlati. Francesco De Angelis, Sara Battisti, Antonio Pompeo: ciascuno convinto dei propri numeri e di avere in mano il risultato finale. Tutti certi di poter eleggere il loro candidato Segretario: l’uscente Luca Fantini (Rete Democratica – Energia Popolare), l’ex leader di Primavera Studentesca Achille Migliorelli (Area Dem e Ripartiamo da Noi).
Si va alla conta

La politica è l’arte del possibile, un gioco di incastri. E questa volta, nonostante la buona volontà di tutti, gli incastri non sono stati compatibili. Un passo indietro di Luca Fantini? Occorre un ristoro, non si mette in soffitta un Segretario uscente che ha completato il mandato e non è mai stato messo in discussione. Chi cede la sua casella per ristorare? Nel Risiko dei poteri ci sarebbero le caselle del CdA Saf (Mauro Buschini) o della presidenza dell’Agenzia di Formazione (Adriano Lampazzi) oppure ancora la presidenza di ReMat (Lucio Migliorelli). Soluzioni impraticabili.
Altro punto in cui gli incastri non combaciano. Sara Battisti e Antonio Pompeo chiedono un accordo che sia di prospettiva: cosa si fa alle Comunali di Frosinone? Chi farà il Segretario nel Capoluogo? Quali saranno i candidati alle Provinciali? E la linea per il prossimo inquilino di piazza Gramsci? Con quale criterio verranno indiuviduati i candidati per le Regionali? La risposta di Francesco De Angelis evidenzia due limiti: scegliere ora significa scommettere sugli scenari da qui a due anni, troppo lunghi. E chi non dovesse vedere rispettato l’impegno, per situazioni oggettive, si riterrebbe tradito comportandosi di conseguenza.
Un nome terzo? Nessuna proposta che quantomeno si sfiorasse tra i due fronti.
La soluzione allora rimane una: si va alla conta. Finisca come finisca. Senza veleni. Con il reciproco impegno a legittimarsi una volta terminata la conta: come ai tempi del Pci in cui il candidato sconfitto alla Segreteria aveva comunque garantito un ruolo chiave nel Partito. Perchè il Pci era uno.
La Road Map per il Congresso

Federico Gianassi ha acceso il semaforo verde e rimesso in moto i propulsori del Pd provinciale con queste parole: “Il percorso congressuale prosegue. Oggi ho formalizzato le date congressuali nell’ottica di assicurare la massima partecipazione”.
- Le tappe sono chiare: le candidature andranno presentate entro martedì 9 dicembre.
- I Congressi nei Circoli si terranno all’interno di due finestre: la prima tra il 12 e il 21 dicembre; la seconda tra il 9 gennaio e il 25 gennaio.
- La proclamazione dei risultati avverrà lunedì 26 gennaio.
- L’assemblea provinciale di insediamento degli organismi sarà tenuta entro il 7 febbraio.
“Continuiamo insieme – dice Gianassi – in questo percorso con lo stesso impegno che ha contraddistinto il lavoro fin qui svolto, un lavoro enorme che ha coinvolto migliaia di persone nel tesseramento. È un risultato significativo, che ci permette ora di affrontare con responsabilità l’ultima fase del percorso”.
Un dato che non apparirà nei comunicati: Francesco De Angelis, Sara Battisti ed Antonio Pompeo con Danilo Grossi continueranno a mediare. Se ci saranno i margini per una sintesi la troveranno. Perché il Partito Democratico è fatto così.



