Il pioppo di via Di Biasio e la domanda che resta: chi controlla gli alberi?

Un pioppo crollato davanti a Ingegneria a Cassino, su area dell'Università, ferisce due studenti. Tra indagine della Procura e accertamenti dell'Ateneo, il caso apre una domanda più ampia: chi controlla davvero le alberature dei tanti enti proprietari in città?

Angela Nicoletti

Pertinax ut gramen pyxidis

Riavvolgiamo il nastro. Torniamo indietro di quattro giorni e fermiamoci alla data di giovedì 10 settembre. È la mattina della caduta del grande pioppo davanti alla facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale: quel crollo ha soltanto sfiorato una tragedia. Due studenti sono rimasti intrappolati sotto i rami e la chioma: hanno dovuto essere liberati dai Vigili del Fuoco, intervenuti per tagliare la pianta e consentire ai soccorritori di raggiungerli.

Riportiamo gli orologi alla data di oggi. Ora, a distanza di quattro giorni, oltre alla dinamica dell’incidente c’è una domanda alla quale occorre dare una risposta documentata: quali controlli erano stati effettuati su quell’albero e, più in generale, quali controlli vengono effettuati sulle alberature presenti nelle aree di proprietà dei diversi enti che insistono sul territorio di Cassino?

Quel pioppo era nell’area dell’Università

Il primo elemento da chiarire riguarda la proprietà. Il pioppo insisteva su un’area di proprietà dell’Università di Cassino lungo via Di Biasio, nelle immediate vicinanze della facoltà di Ingegneria. Questo dato è importante perché consente di separare due piani diversi: su uno c’è quello della strada e della viabilità (che appartiene alle rispettive competenze degli enti proprietari) e poi c’è quello dell’area sulla quale si trovava l’albero.

L’assessore comunale Pierluigi Pontone ha chiarito la posizione dell’Amministrazione: «La vicenda non è di competenza comunale e viene gestita direttamente dall’Università di Cassino». Non significa, naturalmente, che il Comune sia estraneo alla sicurezza complessiva della città. Significa che, nel caso specifico, occorre partire dal soggetto proprietario dell’area e dalle responsabilità che ne conseguono.

Ed è proprio su questo punto che l’Università ha avviato gli accertamenti. Il rettore Marco Dell’Isola ha spiegato che «stiamo verificando e visionando la documentazione», con l’obiettivo di ricostruire quanto accaduto e capire quali verifiche fossero state effettuate sulla pianta. È un passaggio indispensabile, soprattutto perché si tratta di una pianta di grandi dimensioni e di un albero che, secondo le prime ricostruzioni, aveva una notevole anzianità.

Non è una questione di responsabilità

Marco Dell’Isola

La questione non è stabilire a priori se qualcuno abbia una responsabilità. Quella sarà eventualmente la conclusione di un percorso di accertamento. La questione, adesso, è capire se il pioppo fosse stato sottoposto a controlli, con quale periodicità, da quale professionalità e con quale esito.

Dalle strutture organizzative pubblicate dall’Università emerge una distinzione tra le competenze tecniche e manutentive del patrimonio edilizio e quelle relative alla sicurezza e alla prevenzione. È un dato organizzativo che non consente, da solo, di attribuire responsabilità per quanto accaduto. Sarà la documentazione che ora sia la Procura, sia il Municipio e sia l’Ateneo stanno visionando ciascuno per proprio conto, a dover chiarire quali controlli fossero previsti, quali fossero stati effettivamente eseguiti e da chi.

Sul caso è stata aperta un’indagine della Procura di Cassino, al momento contro ignoti, dopo l’informativa trasmessa dai Vigili del Fuoco. Anche questo è un elemento che impone prudenza. Un fascicolo contro ignoti significa che l’autorità giudiziaria intende accertare le cause del cedimento e verificare se vi siano profili di responsabilità. Sarà quindi la documentazione tecnica a dover chiarire se il crollo sia stato improvviso e non prevedibile oppure se, al contrario, vi fossero condizioni di rischio che avrebbero potuto essere individuate attraverso controlli adeguati.

Ma la questione non può fermarsi all’Università

Ed è qui che il caso del pioppo di via Di Biasio diventa una questione che riguarda tutta Cassino. La città non è composta soltanto da aree di proprietà comunale. Esistono terreni, edifici, cortili, parchi, parcheggi e fasce prospicienti la viabilità appartenenti a soggetti diversi: Comune, Provincia, Regione, Università, amministrazioni statali, altri enti pubblici e soggetti privati. Ognuno, per le proprie competenze e nei limiti previsti dalla legge, deve garantire la sicurezza delle aree di propria pertinenza.

Il Comune di Cassino aveva già disciplinato la materia con un’ordinanza sulle alberature. Impone agli interessati, di svolgere interventi sulle alberature pericolose e prevede attività di manutenzione e rimozione delle piante che possono determinare condizioni di pericolo.

Quell’ordinanza, dunque, offre già un punto di partenza. La domanda oggi è un’altra: quanto viene effettivamente applicata e quanto viene verificata?

La lezione di Castrocielo

Un tratto della Casilina a Castrocielo

Ed è qui che vale la pena ricordare una tragedia che il territorio non può dimenticare. Nel 2018, lungo la via Casilina, nel territorio di Castrocielo, la caduta di una quercia provocò la morte di due giovani che viaggiavano a bordo di un’auto. Anche in quel caso il tema delle alberature pericolose era già stato affrontato sul piano amministrativo. Il Comune di Castrocielo aveva infatti adottato un’ordinanza nei confronti dei privati per l’abbattimento delle querce ritenute pericolose lungo la Casilina.

Quella vicenda rappresenta oggi un esempio concreto di quanto sia importante non fermarsi all’adozione di un provvedimento ma verificare poi che le prescrizioni vengano rispettate e che le situazioni di rischio vengano effettivamente eliminate.

Dopo la tragedia, il tema della sicurezza delle alberature lungo la Casilina tornò con forza al centro dell’attenzione e diversi Comuni del Cassinate chiesero interventi sulle piante ritenute pericolose. È una lezione che vale anche oggi: la prevenzione non è soltanto emanare un’ordinanza. È controllare che quell’ordinanza venga eseguita.

Il nodo dell’agronomo

C’è poi un secondo tema, forse ancora più importante: la qualità delle verifiche. Per stabilire se un albero di grandi dimensioni sia sicuro non basta necessariamente una semplice osservazione visiva. Occorre capire quali procedure vengano utilizzate, con quale periodicità e con quali professionalità.

La quercia ‘Gaia’ caduta nei mesi scorsi a Ceccano

Va fatta una precisazione: dall’ordinanza comunale non emerge un obbligo generalizzato secondo cui ogni proprietario debba necessariamente incaricare un agronomo. Quello dell’agronomo o del tecnico specializzato è però un tema di buona prevenzione, da valutare caso per caso in funzione della dimensione, dell’età, della specie, della posizione e delle condizioni dell’albero.

Ma gli enti proprietari delle aree di Cassino hanno un censimento delle loro alberature? Quanti alberi di grandi dimensioni sono presenti? Quando sono stati controllati l’ultima volta? Chi li ha valutati? Esistono relazioni tecniche? Sono state segnalate piante da potare o abbattere? E gli interventi indicati sono stati effettivamente eseguiti?

La mappa degli alberi

Serve una mappa degli alberi, non una guerra delle competenze, perché il cittadino che percorre via Di Biasio, una strada provinciale, un’area universitaria o un parcheggio pubblico non guarda al catasto per capire chi sia il proprietario dell’albero. Vede un albero. E si aspetta che sia sicuro.

La soluzione potrebbe essere un sistema attraverso il quale ogni ente sappia quali alberi di grandi dimensioni insistono sulle proprie aree, quali controlli sono stati effettuati, quali presentano criticità e quali interventi devono essere realizzati.

La vicenda di via Di Biasio deve dunque restare confinata all’accertamento delle responsabilità individuali per quanto riguarda l’indagine giudiziaria. Sul piano amministrativo, invece, può diventare l’occasione per una riflessione più ampia. L’Università dovrà chiarire quali controlli fossero stati eseguiti sul pioppo e se la manutenzione fosse stata effettuata secondo procedure adeguate. Il Comune dovrà continuare a garantire il controllo sulle proprie alberature e l’applicazione delle ordinanze per quanto di competenza.

Perché la sicurezza del territorio non può dipendere dalla fortuna con cui un albero cade. Né dal fatto che quel giorno passi o meno qualcuno sotto la sua chioma. Il pioppo di via Di Biasio ha provocato due feriti e una tragedia soltanto sfiorata. Adesso la vera sfida è fare in modo che da quell’episodio nasca un sistema di prevenzione capace di individuare il prossimo albero pericoloso prima che cada. È così che si restituisce sicurezza ai cittadini: non cercando un colpevole a tutti i costi, ma facendo in modo che ciascun proprietario sappia quali alberi ha, quali rischi presentano e quando è stato fatto l’ultimo controllo.