Il primo passo di Angelo Pizzutelli

Angelo Pizzutelli e il Partito Democratico sono in un delicato gioco politico. Il confine tra lanciare la candidatura e bruciarla è sottile. Ma va percorso se si vuole individuare il candidato più solido. Una competizione complessa e incerta. Della quale, quello compiuto ieri da Francesco De Angelis, è il primo passo

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

È una sottile partita a scacchi quella in atto a Frosinone tra Angelo Pizzutelli ed il Partito Democratico. In politica, i primi nomi che vengono lanciati nella mischia sono quelli che si intendono sacrificare. A meno che non siano così resistenti da arrivare fino alla fine di un percorso dove il primo fuoco di sbarramento da affrontare è quello amico.

Non si tratta di cattiveria. Ma di umane ambizioni. Fino a quando la coalizione non è aggregata ed il nome non è deciso, tutti hanno il diritto e la possibilità di giocare le proprie carte. I colpi sotto la cintura sono la regola.

Angelo Pizzutelli ha un consenso solido e quantificabile: da anni è il più votato nel centrosinistra ed uno dei due in assoluto nell’intero Capoluogo. È questo a renderlo, al tempo stesso, il candidato ideale ed un bersaglio mobile per i suoi avversari interni.

La sua decisione di mettersi in posizione eretica verso i santuari del Partito (dimettersi dal capogruppo comunale di Frosinone, criticare l’assenza di iniziativa del Partito, rivendicare una visibilità provinciale) lo espongono ora al rischio di cecchinaggio lungo un viale lungo e senza ripari. Al tempo stesso fanno di lui una figura capace di aggregare chi appartiene al mondo Prog ma ha in uggia le sagrestie Dem alle quali non sono disposti ad inginocchiarsi.

Le mosse sulla scacchiera

Vincenzo Iacovissi ed Angelo Pizzutelli

Le mosse compiute nelle ultime settimane parlano in modo chiaro. Pizzutelli ha mandato segnali chiari al Partito, chiedendo Mi volete candidare o no? Complice il dibattito per il Congresso provinciale, la risposta è stata tiepida. Al che il capogruppo ha cominciato a sondare il mondo sul quale poter costruire la sua coalizione: ha tastato il polso ai socialisti di Gian Franco Schietroma e Vincenzo Iacovissi (mondo politico dal quale proviene), si è preso più di qualche aperitivo con Anselmo Pizzutelli (eletto nel centrodestra ma in posizione critica verso le posizioni del sindaco Riccardo Mastrangeli), ha gettato un ponte di dialogo verso tutto quel mondo civico di destra che non si riconosce nel primo cittadino espresso dalla Lega.

Fabrizio Cristofari Norberto Venturi ed Angelo Pizzutelli (Foto © Massimo Scaccia)

La decisione del presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis di fare il suo nome durante una cena con gli altri due Consiglieri del Gruppo Pd Fabrizio Cristofari e Norberto Venturi presente l’esponente della sinistra Dem Francesco Brigihindi e la dirigente cittadina Elsa De Angelis significa due cose al tempo stesso. (Leggi qui: Frosinone, «Il candidato del Pd è Angelo Pizzutelli»)

Significa dare il via all’apertura del fuoco di sbarramento, che selezionerà i più resistenti. Significa accendere i riflettori degli avversari sul bersaglio mobile. Ma al tempo stesso indica l’uomo più rappresentativo che il Pd possa mettere in campo, per popolarità, competenza, esperienza.

La prudenza di Angelo

La prudenza di Angelo Pizzutelli è tale da farlo sembrare refrattario. In realtà è il primo a sapere che non è il migliore quello che viene candidato ma quello che sa interpretare al meglio lo spirito della coalizione. Quello che sa fare meglio la sintesi tra tanti modi di pensare. Che è disposto ad anteporre la squadra alla sua personale visione della città.

E per individuare quel candidato la strada sarà lunga e piena di ostacoli. Questo è solo il primo passo.