Il Renzi scacchista che sta preparando la sua ennesima “mossa del cavallo”

Il leader di Italia Viva ha spiegato la sua strategia ospite alla Festa de Linkiesta: creare un’alternativa agli slogan di Schlein e Meloni

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

L’One man show di Matteo Renzi è scattato sul palco della Festa de Linkiesta a Milano. E, data la nota boria strategica del personaggio, non poteva che partire da quel mantra. Quello della “mossa del cavallo” di cui Renzi, un po’ a torto, un po’ a ragione, si picca di essere un maestro. Di cosa parliamo? Della mossa negli scacchi affidata, appunto, al cavallo, che si muove ad L.

E’ la mossa di chi vuole superare un ostacolo aggirandolo, o, per concetto, la mossa dei solutori di momenti difficoltosi e difficili. Momenti difficili come una impasse al Quirinale o come un traino a Mario Draghi a discapito di un Governo tutto sommato non malvagio come quello gialloverde poi però incappato nello scivolone massimo del Papeete.

Ecco, sulla scorta di queste tacche sul calcio del suo fucile politico l’ex premier e leader di Italia Viva ha preannunciato la sua “terza mossa del cavallo”.

Schlein nel mirino

Elly Schlein (Foto: Ermes Beltrami © Imagoeconomica)

Ma cosa vuol fare Renzi nel concreto? Semplice: calamitare e vampirizzare il Pd di Elly Schlein ed il suo massimalismo da frontiera e creare un’alternativa moderata. “Il Partito Democratico che conoscevo non esiste più. E la mia terza mossa del cavallo sarà creare un’alternativa seria al Governo di Giorgia Meloni.

Il loop è sempre quello, mezzo giusto e mezzo utilitarista. All’Italia serve un manipolo di praticoni old style che sculettino sia e destra che a sinistra, e che scaccino via dalle loro caselle improduttive le logorree artificiali di Giorgia Meloni e di un attuale centrosinistra che lusinga molto il lessico e poco i reali bisogni dei cittadini.

Sulla leader del Nazareno Renzi è stato Renzi al cubo: cioè zuccheroso e crotalo al contempo.

Aut-aut al Nazareno ed Elly “Don Abbondia”

Così: “Elly ha una posizione netta e ha spostato il Partito Democratico a sinistra, vincendo le primarie”. E il senatore di Rignano conosce bene le fibrillazioni che albergano nello stesso Pd, perciò ha descritto l’aut-aut che per lui toccherebbe alla Schlein. “Stare dentro e prendersi i seggi che spettano alla minoranza, oppure avere il coraggio di fare una battaglia per costruire qualcosa di nuovo.

Poi se ne è uscito con la citazione colta di Don Lisander da Milano su un primo capitolo rimasto archetipo di capolavoro. “Ma come ci ricorda Manzoni ne i Promessi Sposi ‘il coraggio chi non ce l’ha, non se lo può dare’. Chi vuole fare una sfida di coraggio è il benvenuto. Chi vuole stare al calduccio nel PD, faccia pure. Ma poi non si lamenti quando resterà fuori dalle liste”.

Litografia da I Promessi Sposi, padre Cristoforo affronta don Rodrigo (Centro nazionale di studi manzoniani)

E la Meloni? “Lei è una straordinaria comunicatrice. Riesce a imporre la narrazione più che le riforme come nessuno prima. Neanche Berlusconi aveva questa capacità di agenda setting”.

Un encomio, a ben vedere, ma privo della polpa che serve agli italiani di oggi. “Dopodiché, per me è totalmente inidonea a governare il Paese. Da quando c’è lei al governo sono tornati a crescere anche i reati commessi dagli under 18, un passaggio completamente rimosso dal dibattito pubblico”.

Tutte le grane di Giorgia

Ma il tema clou è quello della pressione fiscale, sulla quale la premier ha imbastito invero un lessico consolatorio e pubblicistico, ma di rara inefficacia oggettiva. “È salita al 42,8 per cento, mentre lei aveva promesso il contrario”. Come per la Legge di Bilancio da poco meno di 19 miliardi.

Giorgia Meloni da Vespa con la calcolatrice Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

“E’ mediocre, diciotto miliardi senza una misura vera. Dove sono i venticinque miliardi dei dazi? Dove sono i quindici miliardi per la casa? Dove sono i soldi per abbassare le tasse? Non ci sono”.

E poi: “Siamo davanti a un governo totalmente inidoneo. Per mandarli a casa, però, se siamo nelle mani solo della sinistra estremista non andremo da nessuna parte.

Matteo Renzi (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

“La scommessa non è solo fare opposizione alla Meloni, ma costruire un’alternativa: più sicurezza, meno tasse, rispetto dello Stato di diritto, garantismo non ideologico”. Il dato politico, confortato anche dai buoni segnali arrivati dalle Regionali, è un altro però. Ed è quello per cui Renzi ha deciso di diventare magnete per tutti gli scontenti del Pd riformista (molti dei quali sono ‘suoi rimasti comunque dem nel 2019) e di anticipare le mosse dei riformisti Pd che si stanno organizzando inside.

D’altronde l’attuale campo largo “non arriva al 40%, perciò è perdente”.

L’alternativa possibile

Foto: Ri Butov / Pixabay

“Anche se siamo il due, tre, quattro per cento, su di noi grava lo stesso compito che ci ha portato a bloccare Matteo Salvini al Papeete quando chiedeva pieni poteri e poi a portare Mario Draghi a Palazzo Chigi”.

La sua mossa del cavallo sarà quella di diventare totem di un’alternativa possibile.

E, come tutti gli strateghi di razza, ha aspettato che l’avversario su ognuna delle due scacchiere iniziasse a dare segni di cedimento.