Il round tre: Recchia rialza la posta, Addesse incassa il colpo sul Q Shop

Il consigliere Pd torna all'attacco contro il coordinatore di Forza Italia, questa volta senza citarlo per nome ma colpendolo su tre fronti: il bilancio dei quattro anni, la sanità e la confusione tra l'olio Quattrociocchi e il suo Q Shop personale. Botta e risposta che profuma sempre più di campagna elettorale.

Massimiliano Pistilli

Informare con umiltà e professionalità

Tre round in una settimana: il match di Alatri non accenna a fermarsi. Dopo l’appello all’unità dei Progressisti lanciato dal Dem Matteo Recchia e la difesa a spada tratta del centrodestra fatta dal coordinatore di Forza Italia Bruno Addesse, arriva il terzo tempo: il consigliere del Pd torna a colpire, questa volta con un affondo più mirato, quasi chirurgico, che smonta pezzo per pezzo l’argomentazione dell’esponente azzurro. (Leggi qui: Il Pd di Alatri dice basta alle divisioni. Recchia: «Uniti per una città diversa». E qui: Forza Italia risponde al PD: «Alatri non è una città morente»).

Il tono lo dà subito la frase d’apertura: «La città non ha bisogno di propaganda ma di verità. Le dichiarazioni di Bruno Addesse raccontano una Alatri che non esiste». Non è un dettaglio da poco che Recchia scelga di non nominare mai direttamente il proprio avversario nel corpo della nota, se non nella stoccata finale: uno stile che alza il livello dello scontro dal personale al politico, o almeno prova a farlo sembrare tale.

Il conto dei quattro anni

Matteo Recchia

Il primo affondo riguarda il bilancio dell’amministrazione. Dove Addesse aveva parlato di «una quantità di opere pubbliche come non si vedeva da tempo», Recchia ribalta la lettura chiedendo di guardare al contesto politico che quelle opere avrebbero dovuto accompagnare: «Se davvero questi quattro anni fossero stati un successo, oggi non avremmo una maggioranza dilaniata dalle divisioni, più candidati sindaco al suo interno e un sindaco, Maurizio Cianfrocca, che ha annunciato con un anno di anticipo di non volersi ricandidare a causa dei dissapori interni».

La sintesi, sul piano tecnico: buona parte dei cantieri nasce grazie al Pnrr e tra poco arriverà il momento di restituire i soldi, dal momento che si tratta di un prestito e solo un terzo era a fondo perduto. Quello delle opere pubbliche è il terreno su cui Bruno Addesse aveva costruito buona parte della difesa per il centrodestra: Recchia precisa la paternità dei finanziamenti: «Il Pnrr è stato elaborato dal centrosinistra, dall’Europa e dai programmi legati al Giubileo, con il sindaco Roberto Gualtieri (Pd)». Il vero limite, secondo il consigliere Dem, non riguarda le risorse in sé ma la loro gestione: «Il problema è che troppe volte sono stati utilizzati tardi, senza una programmazione adeguata e con una città che ha dovuto aspettare».

Il cantiere della piscina

Sul piano politico: Recchia pronuncia una frase che suona già come slogan da campagna: «Alatri non è una città rilanciata: è una città politicamente paralizzata». E poi la stoccata diretta: «Se questo è il modello di buon governo che Forza Italia vuole rivendicare, allora abbiamo evidentemente idee molto diverse di amministrazione».

Sanità, la guerra delle responsabilità storiche

Sul secondo fronte, quello della Sanità, probabilmente il più sensibile per una città che ha visto ridimensionare il proprio ospedale. Recchia risponde punto su punto alla ricostruzione di Addesse, che nei giorni scorsi aveva richiamato le responsabilità degli anni di governo regionale di Nicola Zingaretti.

Il consigliere Dem rovescia però il tavolo, allargando lo sguardo ben oltre il centrosinistra: «Sulla Sanità Forza Italia prova a riscrivere la storia. Il commissariamento del Lazio non è nato con Zingaretti: è il risultato di una vicenda che affonda le sue radici anche nelle amministrazioni di centrodestra di Storace e Polverini».

E chiude con un affondo che è insieme storico e politico: «Oggi, dopo quattro anni di governo del centrodestra, continuare a dare la colpa a chi amministrava prima è semplicemente ridicolo».

Il caso Q Shop: tre piani da non confondere

L’ultimo passaggio, probabilmente il più tagliente sul piano retorico, riguarda l’annuncio con cui Addesse aveva chiuso la propria replica nei giorni scorsi: l’apertura del primo Q Shop al mondo dedicato all’olio Quattrociocchi, eccellenza alatrense riconosciuta a livello internazionale.

(Foto © DepositPhotos.com)

Recchia coglie l’occasione per una lezione di distinzione istituzionale, non priva di una certa condiscendenza politica: «Comprendo che Addesse si sia avvicinato da poco alla politica ma confonde incredibilmente due cose completamente diverse. Quattrociocchi è un’azienda di Alatri che opera da anni ed è un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Il Q Shop che Addesse annuncia di voler aprire è invece una sua iniziativa imprenditoriale. Non è la stessa cosa».

La chiusura è un manifesto in tre righe: «Le imprese fanno impresa, i partiti fanno politica e le amministrazioni governano. Sarebbe il caso che Addesse iniziasse a distinguere i tre piani».

Un derby che scalda già settembre

Resta, di fondo, la stessa domanda che accompagna questo scambio a distanza da giorni: né Recchia né Addesse hanno oggi un candidato sindaco ufficiale nei rispettivi schieramenti, eppure entrambi parlano già il linguaggio della campagna elettorale, con toni, tempi e bersagli tipici di chi si prepara a una contesa che sulla carta è ancora lontana un anno.

Luca Fantini

Se il centrodestra di Alatri, come raccontato nei giorni scorsi, resta diviso tra più aspiranti eredi di Cianfrocca, il centrosinistra di Recchia non appare da meno: il PD stesso è diviso tra le posizioni di Mauro Buschini (che sostiene l’ex magistrato Adolfo Coletta), quelle più caute dell’ex Segretario Provinciale Pd Luca Fantini e quelle dell’ex vicesindaco Fabio Di Fabio orientate verso una coalizione civica moderata.

Il derby a distanza tra Recchia e Addesse, insomma, dice meno sulle rispettive certezze interne e più su una cosa sola: che a settembre, ad Alatri, la campagna elettorale è già iniziata, anche senza candidati ufficiali.