Il silenzio del cimitero, il rombo dello smog ed i botti che spaventano i cani

A Ceccano l'anno termina nel segno delle polemiche. La chiusura del camposanto nella notte di Natale. L'ex assessore Macciomei ha attaccato l'Amministrazione. "Scarsa sensibilità nei confronti dei cittadini". Idem Ceccano 2030. Infine critiche alla scelta del sindaco Querqui di non formulare un'ordinanza anti-botti per tutelare gli animali

La Vigilia, in teoria, è fatta di luci. A Ceccano quest’anno è diventata anche una questione di cancelli: chiusi. E di memoria: quella che ritorna quando ti accorgi che manca un gesto piccolo, ma pieno. Il cimitero la sera del 24 dicembre non ha aperto. E Angelo Macciomei – ex assessore con delega ai Servizi Cimiteriali – ha preso la penna, poi i social, e ha lasciato la sua stoccata come si lascia un lumino: per farsi vedere.

Il cancello del cimitero

Macciomei dice che quando era in amministrazione loro aprivano “straordinariamente” la sera della Vigilia. Non per folclore. Per quella parte di città che il Natale lo vive con una sedia vuota a tavola e un bisogno diverso: stare accanto ai propri defunti “in un giorno così delicato”. Un paio d’ore, un momento di raccoglimento. Nessun miracolo amministrativo, solo un gesto.

Angelo Macciomei

Poi l’affondo: quest’anno niente. Nessuna apertura straordinaria, nessun segnale, nessuna parola. E quella scelta diventa, nel racconto dell’ex assessore, il simbolo di un’amministrazione “distratta” dalle esigenze più intime dei ceccanesi. Il punto politico è tutto lì: trasformare un cancello chiuso in un messaggio. E farlo passare per “dimenticanza che pesa”.

Ora: si può discutere su tutto. Sugli orari, sulla gestione, su sicurezza e personale. Ma quando il terreno è quello della memoria, la polemica non è mai tecnica. È emotiva. E l’emotivo, in politica, è benzina super.

Poi c’è l’altra faccia della medaglia: la memoria dei morti è sacra, certo, ma un cimitero aperto la sera – con freddo, gelo e orari non proprio consoni – può anche diventare un tema di sicurezza, e forse (diciamo forse, perché dall’assessora Francesca Ciotoli non è arrivata alcuna replica) è stata proprio questa la valutazione fatta dall’amministrazione.

La sinistra del cuore e la destra del dito puntato

L’assessora Francesca Ciotoli

Macciomei mette giù un ragionamento semplice: “Non servivano grandi risorse, non servivano grandi proclami: bastava ricordarsi”. Tradotto: non vi manca il bilancio, vi manca l’attenzione. È una critica che fa male perché non si difende con una determina. Si difende con un gesto uguale e contrario. E lì l’amministrazione Querqui dovrà decidere se trattare la cosa come una polemica d’opposizione o come un segnale di comunità.

Perché il Natale, quando passa, lascia due cose: gli avanzi e le frasi che restano. E mentre il cimitero diventa campo di battaglia, l’aria – quella vera – torna protagonista con l’altra polemica: lo smog. Qui entra in scena Ceccano 2030, con un comunicato che non è un comunicato. È una sceneggiatura.

“Lo Gnomo per l’ambiente 2025”

Ceccano 2030 si complimenta (così, con quel sorriso che è più una smorfia) per il premio ricevuto: “Lo Gnomo per l’ambiente 2025”, assegnato “per aver concesso il patrocinio al Rally cittadino in piena emergenza smog”. E la motivazione è una stilettata: “Di fronte a un’aria irrespirabile, la priorità resti sempre il rombo dei motori”.

L’assessore Francesco Ruggiero

I “comunisti” di Ceccano 2030, quando tirano in ballo il Rally, si riferiscono proprio a quell’evento che aveva un po’ riacceso le emozioni in città: e l’amministrazione – intercettando quel desiderio – ha scelto di far tornare, anche solo attraverso una semplice esibizione, quel rombo che per molti a Ceccano è tradizione prima ancora che motore. Poi il bersaglio: l’assessore Francesco Ruggiero che, per il momento, non risponde ufficialmente. Lascia parlare – e rispondere – direttamente il popolo.

Ormai è un copione che si ripete: a Ceccano 2030 Ruggiero è diventato quasi un pensiero fisso. Un’ossessione. Se succede qualcosa che ha anche solo l’ombra di un evento pubblico, in qualche modo si finisce sempre lì: addosso al giovane assessore e al sindaco, insomma due personalità non proprio amate dai comunisti di Ceccano 2030.

L’elefante nella stanza: l’ambiente senza Massa

Però c’è un dettaglio che stona come una nota fuori scala. Nel comunicato si parla di ambiente, di inquinamento atmosferico, di dati drammatici e di sforamenti continui. Si chiede un Consiglio comunale aperto sul tema, rilanciando una proposta “più volte avanzata negli ultimi anni”.

Il delegato all’ambiente Colombo Massa

Eppure – singolare, molto singolare – non compare mai il nome di Colombo Massa, che quella delega ce l’ha. Ambiente. Delegato all’ambiente. E allora la domanda è inevitabile, quasi banale: com’è che si punta ancora una volta il dito su Ruggiero e su Querqui, mentre Massa resta sullo sfondo? Perché l’accusa sceglie sempre gli stessi bersagli? Strategia comunicativa? 

Perché se il tema è l’aria che respiriamo, l’assessore allo Sport può essere dentro una discussione sugli eventi e sulle scelte di patrocinio, certo. Ma l’ambiente – quello strutturale – ha un referente politico preciso. E ignorarlo, mentre lo smog è protagonista, fa notizia almeno quanto nominarlo.

Il Consiglio comunale di Ceccano

Ceccano 2030 ricorda anche un fatto politico pesante: quando Querqui era consigliere di minoranza, il 14 febbraio 2024, avrebbe condiviso “in pieno” la richiesta e avrebbe rilanciato l’idea di discuterne “al più presto” in un Consiglio comunale aperto. Adesso che è sindaco, lo invitano a convocarlo “con urgenza”.

Poi arriva la terza scena. Quella che fa più rumore di tutte: i botti di Capodanno. O meglio: l’assenza dell’ordinanza.

“Sindaco, ma l’ordinanza?”

Ha suscitato clamore il fatto che il sindaco non abbia emanato un’ordinanza contro i botti. Sui social era partito un post di sensibilizzazione: invito a evitare fuochi e petardi, per salvaguardare gli animali. Sotto, però, i commenti sono diventati un coro: “Sì, ma l’ordinanza?”.

Il sindaco Andrea Querqui

E poche ore dopo, sulla pagina del sindaco, è arrivata la spiegazione: l’Amministrazione ha scelto la raccomandazione, non l’ordinanza. Perché? Perché “i mezzi per farla rispettare sarebbero risultati carenti e poco efficaci”. Quindi, più utile “sensibilizzare” che firmare un foglio destinato a restare carta.

Ecco: questa è una scelta che politicamente costa. Perché l’ordinanza, anche quando non la rispetta nessuno, fa sentire qualcuno “protetto”. È la coperta corta della politica: non scalda, ma dà l’idea.

Qui invece Querqui ha fatto l’opposto: ha detto una cosa che molti pensano e pochi ammettono. Quelle ordinanze spesso sono “belle” da leggere, ma difficili – se non impossibili – da far rispettare. E allora ha scelto il terreno più complicato: la responsabilità personale dei cittadini. È una scelta coraggiosa proprio perché non fa scena.

Perché i botti fanno male (davvero) agli animali

I petardi fanno male agli animali

Nel frattempo, però, il punto resta: i botti non sono “tradizione innocente”. Per tanti animali sono panico puro. Cani e gatti possono disorientarsi, scappare, ferirsi, finire investiti, avere crisi di stress. Anche la fauna urbana ne risente: uccelli in fuga notturna, impatti, nidi disturbati. Non è moralismo: è realtà.

E allora la domanda finale è semplice: se non può essere solo divieto, può almeno essere comunità?