Per il candidato di Azione-Siamo Europei serve una terapia d’urto per la sanità del Lazio: "Superare il vincolo della spesa del personale ferma a 17 anni fa, un'altra era geologica".
Ci sono due modi per trovarsi di fronte allo “Spirito di Ventotene”, cioè all’insieme di princìpi fondativi di un’Europa che era solo un sogno nel 1941 e con l’isola usata come luogo di confino dai fascisti. C’è quello concettuale e idealistico. Che è alto, nobile e che funge da cardine per ogni azione politica che oggi “protegga” l’attuale Ue. Poi c’è quell’altro modo: quello che dal primo è complementare e cruciale.
Il modo cioè che permette a chi è europeista di stanare ogni occasione per rendere l’Europa sempre più una, forte e coesa. E soprattutto di farlo usando la più cristallina delle occasioni per rinnovare e rinvigorire lo “Spirito di Ventotene”. Occasioni come le elezioni per il rinnovo del Parlamento Ue dei prossimi otto e nove giugno.
Nel nome di Spinelli, Rossi e Colorni

A quel voto Alessio D’Amato ci concorre per l’Italia centrale, con Azione-Siamo Europei e con la versione migliore dello spirito che fu di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni. Quella per cui un’idea si fa carburante di azioni concrete. E di lotta, metro per metro, sulle migliaia di chilometri quadrati da cui dovrà uscire il verdetto d’urna che potrebbe spedirlo a Bruxelles. A far cosa e soprattutto in nome di cosa e con quale tema chiave ce lo ha spiegato lui.
Da principio a dimostrazione pratica, come piace a lei: il sogno di Altiero Spinelli e quello che a suo parere va fatto per non lasciare che resti un sogno.
“L’ intuizione di Altiero Spinelli è oggi più che mai attuale. Solo la dimensione europea può farci affrontare le grandi sfide dei nostro tempo, dalla transizione energetica, ai cambiamenti climatici, ai conflitti della geopolitica”.
In un suo recente incontro con Gianni Pittella avete parlato della scelta di Azione di andare in Basilicata con Vito Bardi, oppure la vostra è stata solo una conversazione in chiave europeista?

“Con Gianni Pittella abbiamo parlato esclusivamente di Europa. Gianni è una delle menti più lucide e come parlamentare europeo è stato e lo è ancora un politico di grande spessore ed influenza.
Con lui abbiamo discusso della importanza delle prossime elezioni europee e della sfida di chi come noi si considera riformisti”.
I Pronto Soccorso italiani sono intasati e pieni di pazienti costretti a restare in barella per giorni in attesa di una visita o di una destinazione a reparto: lei ritiene davvero di poter mettere un freno a questo scempio terzomondista indegno dello spirito di Ventotene?
“La situazione della sanità italiana è al collasso tra liste di attesa e carenza di personale. Dal Governo solo annunci che durano il tempo di un like . Serve una vera terapia d’urto e prendere il Mes sanitario. Servono 37 miliardi da destinare a personale e liste di attesa“.
In ordine alle liste di attesa lei ha recentemente invocato una “terapia d’urto”: ce ne disegnerebbe il merito? Per il Lazio, ad esempio?
“La terapia d’urto per il Lazio significa immediatamente superare il vincolo della spesa del personale ferma a 17 anni fa, un’altra era geologica”.
L’integrazione su scala europea secondo Alessio D’Amato, cioè: non la sua importanza concettuale, ma quello che va fatto per praticarla, oltre che proclamarla.

“Integrazione su scala europea significa ad esempio avere un unico riconoscimento di ogni titolo formativo. Poi diritto allo studio e allo sport per tutti, un sistema sanitario europeo basato su standard comuni, ampliare l’Erasmus anche ai praticantati del settore artigiano e piccola impresa”,
“Una politica industriale europea e del mercato delle materie prime. Questa è la sfida. se oggi ad esempio l’Asia decidesse di smettere di inviarci microchip il mondo si fermerebbe e questo non va bene“. Decisamente no, non andrebbe affatto bene.



