Il tempo lungo della politica: quando le opere arrivano anni dopo le decisioni

A Ferentino partono i lavori della ex Paolini e prende forma l’auditorium dell’Itis Morosini: due progetti pensati anni fa dall’amministrazione Pompeo. Un caso che riapre il tema della visione politica, oggi spesso sacrificata al consenso immediato.

La politica locale di solito vive di tempi corti. La buca da asfaltare, il marciapiede da rifare, il lampione da accendere. Interventi necessari, spesso urgenti ma che hanno una caratteristica precisa: producono consenso immediato. La visione strategica è un’altra cosa.

È quella che non si misura nel giro di una settimana o di un mandato amministrativo.
È quella che richiede decisioni difficili, tempi lunghi, passaggi amministrativi complessi e, soprattutto, una condizione che oggi sembra quasi fuori moda: accettare che il risultato finale lo inaugurerà qualcun altro.

I lavori nell’area ex Paolini partiti il 2 marzo

A Ferentino, in queste settimane, sta accadendo qualcosa che racconta bene questa differenza. Due opere pubbliche pensate anni fa stanno arrivando a compimento: la riqualificazione dell’ex scuola Paolini e la realizzazione dell’auditorium collegato all’Itis Morosini. Entrambe portano la firma politica dell’allora sindaco Antonio Pompeo. Non nel senso celebrativo del termine. Piuttosto come esempio di una politica che prova a ragionare su un orizzonte temporale più lungo.

La vicenda infinita della Paolini

La storia dell’ex scuola Paolini è uno di quei casi che raccontano quanto possano essere complicate le operazioni urbanistiche nelle città italiane. L’edificio è chiuso da oltre vent’anni. Una perizia tecnica aveva certificato la pericolosità della struttura in caso di evento sismico, decretando la fine della sua funzione scolastica. Nel 2007 l’amministrazione guidata da Piergianni Fiorletta tenta una strada innovativa per l’epoca: la costituzione di una Società di Trasformazione Urbana.

La scuola Paolini

Il meccanismo era semplice sulla carta: il Comune mette aree e immobili, il privato finanzia e realizza gli interventi. In cambio ottiene una parte delle operazioni immobiliari. Il progetto era completo in ogni sua parte, il sindaco Fiorletta si era anche coperto le spalle assicurandosi la dotazione economica necessaria per affrontare le spese per la trasformazione dell’area Paolini in un complesso con uffici, abitazioni, negozi e spazi polifunzionali. Ma la realtà ha complicato tutto.

Prima il ritrovamento di resti archeologici durante gli scavi. Poi la crisi del mercato immobiliare. Infine la crescente prudenza delle banche nel sostenere operazioni urbanistiche di questo tipo. La macchina si ferma. E con essa il destino della Paolini.

L’operazione di salvataggio

Quando Antonio Pompeo diventa sindaco, la questione Paolini è uno dei nodi più difficili da affrontare. Non si tratta soltanto di recuperare un edificio. Il rischio reale è quello di una procedura fallimentare della società, con conseguenze imprevedibili per il patrimonio pubblico. La soluzione individuata dall’amministrazione è complessa ma efficace: uscita del socio privato, liquidazione della società e riduzione significativa dei costi a carico del Comune.

Antonio Pompeo

Un’operazione amministrativa delicata che consente di ottenere due risultati fondamentali. Il primo: evitare il fallimento della società di trasformazione urbana.
Il secondo: riportare l’edificio Paolini nella piena disponibilità del Comune.

Pompeo lo spiegò chiaramente nel 2021. «Avrei potuto scegliere strade più facili e rapide ma che avrebbero penalizzato Ferentino. C’è voluto tempo, ma alla fine ce l’abbiamo fatta». La scelta più significativa riguarda la destinazione futura dell’edificio. La Paolini tornerà ad essere una scuola.

Il PNRR e la chiusura del cerchio

Oggi quel percorso arriva a compimento. Grazie ai fondi del PNRR, per circa 7 milioni di euro, sono partiti i lavori che trasformeranno l’ex Paolini nella nuova sede dell’istituto superiore Martino Filetico. È un esempio perfetto di come funzionano i tempi della politica pubblica.

Le decisioni strategiche vengono prese anni prima. Le risorse arrivano magari con un altro governo o con un altro ciclo di finanziamenti. I cantieri partono quando ormai la stagione politica che li ha concepiti è finita.

Eppure senza quella scelta iniziale il progetto non sarebbe mai arrivato fino a qui.

L’altra opera: l’auditorium della città

Un percorso simile riguarda l’altra grande infrastruttura culturale in arrivo a Ferentino: l’auditorium collegato all’Itis Don Morosini. Il progetto è stato presentato recentemente nella sede della Provincia di Frosinone. Si tratta di una struttura di circa 1.800 metri quadrati, dotata di parcheggio e collegamenti viari dedicati, pensata per ospitare spettacoli, eventi culturali e manifestazioni pubbliche. Un’opera che la città non ha mai avuto.

Il progetto per l’Auditorium dell’Itis

Il finanziamento arriva attraverso il decreto Bianchi, che consente il completamento del secondo lotto dell’istituto tecnico. La nuova struttura sarà progettata secondo criteri moderni: sicurezza strutturale, sostenibilità energetica, innovazione tecnologica.

Ma anche questo progetto nasce molto prima dell’avvio dei lavori. Era uno degli impegni contenuti nel programma elettorale dell’amministrazione Pompeo.

La politica e il problema del tempo

La vicenda della Paolini e quella dell’auditorium raccontano una cosa molto semplice. Le opere pubbliche serie non nascono nel tempo dei social network. Richiedono anni di progettazione, passaggi amministrativi, autorizzazioni, finanziamenti. Richiedono anche una qualità politica sempre più rara: la capacità di immaginare il futuro di una città oltre il proprio mandato.

Oggi la politica locale vive spesso una pressione diversa. Il consenso si misura sui social, nella rapidità della risposta, nell’intervento immediato. Riparare una strada genera consenso subito. Programmare una scuola o un auditorium richiede anni e spesso non produce benefici elettorali immediati. Per questo molte amministrazioni scelgono la strada più breve.

Antonio Pompeo

A Ferentino, invece, sta accadendo qualcosa che vale la pena osservare. Due progetti pensati anni fa stanno diventando realtà. Non perché qualcuno abbia avuto fortuna.
Ma perché qualcuno ha deciso di affrontare problemi complicati invece di aggirarli. La Paolini poteva restare un rudere urbano per altri vent’anni. L’auditorium poteva restare una promessa elettorale. Invece stanno diventando opere concrete. Così come avvenuto per la riscoperta ed il restauro del Teatro Romano, un progetto del sindaco Piergianni Fiorletta maturato quasi quindici anni dopo la sua ideazione; o il museo lapidario che si appresta a vedere la luce in queste settimane. Opere concepite anni fa e che adesso saranno la giusta decorazione su un progetto ambizioso come quello di diventare Capitale Italiana della Cultura con il piano Hernica Saxa. (Leggi qui: “Capitale della Cultura”, Cianfrocca tra speranza e sfide per il futuro)

E questo, al di là delle appartenenze politiche, ricorda una cosa che spesso si dimentica nel dibattito pubblico. La buona politica non è quella che produce consenso immediato. È quella che lascia qualcosa che continua a funzionare anche quando chi l’ha immaginata non è più al governo della città.