Tutto pronto per l'inaugurazione del monumento restaurato. Il Testamento di Aulo Quintilio Prisco, tra diritto, memoria civica e visione pubblica. In attesa della Capitale della Cultura partono i lavori alla Paolini
Ferentino, il giorno in cui parla la pietra
Riscatto e orgoglio. Identità e radici. In attesa della proclamazione della Capitale Italiana della Cultura 2028 — e con l’ambizione di ottenere il riconoscimento — Ferentino si prepara a mettere al centro della scena uno dei suoi simboli più antichi e potenti: il Testamento di Aulo Quintilio Prisco. E nelle stesse ore, fa partire i lavori per il recupero della scuola ex Paolini bloccati da anni.
È una voce che attraversa i secoli, incisa nella viva pietra come un atto pubblico destinato a sfidare il tempo. Scolpita ai tempi di Roma e dell’imperatore Traiano, Testamento è l’unico superstite di quell’area forense che sorgeva all’esterno di Ferentino, lungo la via Casamari, dove un tempo si ergevano monumenti dedicati agli imperatori ed ai patroni del municipio. Aulo Quintilio Prisco non fu un cittadino qualunque. Fu quadrunviro per l’Edilizia e la Giustizia, quinquennale aggiunto per decreto del Senato Ferentinate, pontefice e prefetto dei fabbri. Ma soprattutto fu un benefattore. Con una munificenza che oggi definiremmo visionaria, riscattò fondi rurali e destinandoli alla città spendendo settantamila sesterzi.

E nel suo testamento, inciso nella roccia, stabilì qualcosa che va oltre la semplice eredità patrimoniale. Lasciò a Ferentino i suoi beni immobili e dispose che, ogni cinque anni, nel giorno del suo compleanno — il 9 maggio — le rendite fossero redistribuite al popolo: denaro, vino melato, focacce e noci. In perpetuo, trenta sesterzi dovevano essere destinati alla cura della sua statua e dei suoi ritratti. Non solo un atto giuridico, ma un patto civico inciso nella pietra. Un messaggio chiaro: la memoria non è celebrazione, è responsabilità.
La restituzione
Giovedì 12 marzo non sarà una semplice inaugurazione. Sarà la restituzione pubblica di un frammento di storia romana inciso nella roccia e nel tempo. Si comincerà alle 10 con una passeggiata nell’area monumentale, seguita da un convegno nel restaurato Teatro Romano, altro pilastro identitario della città. Due luoghi che dialogano tra loro, due capitoli della stessa narrazione.

Ad annunciare la conclusione dei lavori è stato il sindaco Piergianni Fiorletta, che ha voluto sottolineare il valore non solo tecnico ma politico e strategico dell’intervento. “Il 12 marzo la città di Ferentino celebrerà la riapertura al pubblico del Testamento di Aulo Quintilio Prisco al termine di un articolato intervento di restauro e valorizzazione che restituirà piena dignità e fruibilità a uno dei monumenti epigrafici più significativi della tradizione romana locale”, ha dichiarato.
Il restauro, realizzato dall’artista di Morolo Mario Fiaschetti, ha interessato non solo il monumento ma l’intero contesto paesaggistico. L’intervento è stato promosso dal Comune e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, grazie anche all’impegno del delegato alla cultura Luca Zaccari. “Non si tratta soltanto di consolidamento e pulitura — ha spiegato Fiorletta — ma dell’avvio di una nuova fase nella strategia culturale della città, che punta a trasformare il patrimonio storico in leva concreta di sviluppo sociale, economico e turistico.”
Particolare attenzione è stata riservata al percorso di accesso e alla messa in sicurezza dell’area. Il Testamento torna così a essere luogo vivo, accessibile, inserito in un sistema integrato che comprende il Teatro Romano e l’intero patrimonio archeologico cittadino.
Non un episodio isolato, ma un tassello di una visione coerente.
Hernica Saxa e la sfida del 2028

Alla cerimonia interverranno l’ex Procuratore della Repubblica di Frosinone Antonio Guerriero, il Soprintendente Alessandro Betori e i tecnici che hanno lavorato al restauro. Ma il significato dell’evento supera i confini cittadini.
Saranno presenti anche i sindaci di Anagni, Alatri e Veroli, promotori insieme a Ferentino del progetto Hernica Saxa 2028, la candidatura congiunta a Capitale Italiana della Cultura. Un’alleanza territoriale che trasforma la memoria archeologica in progetto politico e culturale.
La riapertura del Testamento assume così un valore simbolico più ampio: segna il passaggio dalla tutela alla piena restituzione alla comunità. Non più solo conservazione, ma valorizzazione. “Con questa inaugurazione — ha aggiunto Fiorletta — Ferentino conferma la propria vocazione a città capace di coniugare storia e progettualità, radici e visione futura.” Il messaggio è chiaro: la pietra non è solo passato. È infrastruttura culturale. È leva economica. È identità che diventa sviluppo.
Via ai lavori nella ex Paolini

Nel frattempo, la data di lunedì 2 marzo entra nella storia di Ferentino: sono partiti i lavori di recupero della ex Paolini dopo anni di attese, annunci, proteste, promesse e rinvii. La scuola è chiusa da più di 20 anni: una perizia tecnica aveva dimostrato la pericolosità della struttura in caso di terremoti. Da allora tanti progetti, in particolare la Stu (Società di Trasformazione Urbana) tra Comune ed imprenditori privati: doveva riqualificare la zona attorno agli Archi di Casamari tra i quali è compresa la ex Paolini.
Ma quel progetto non andò a buon fine. Al punto che il sindaco Antonio Pompeo, mentre era anche Presidente della Provincia, scioglie la Stu. Ed al tempo stesso riesce ad ottenere tramite la Provincia un mega finanziamento di fondi Pnrr per 7 milioni di euro. L’edificio ex Paolini tornerà scuola e sarà Istituto superiore. Una sede del Martino Filetico.
Oggi il via alle opere. E mentre si attende il verdetto per il 2028, Ferentino dimostra di non voler restare in attesa. La cultura non si proclama: si costruisce. Anche partendo da un’iscrizione scolpita duemila anni fa.



