Il valzer delle Regionali: tra dogi, viceré e generali senza esercito

Dal braccio di ferro in Veneto tra Lega e Fratelli d’Italia per il dopo-Zaia, alla Puglia paralizzata dal duello silenzioso tra Emiliano e Decaro, passando per la Calabria senza sfidante per Occhiuto e la Toscana con un campo largo da ricompattare: il puzzle delle Regionali resta incompleto, tra ambizioni personali, calcoli di partito e finali rinviati a settembre.

Più che una campagna elettorale sembra una puntata interminabile di Beautiful, con intrecci sentimentali, colpi bassi, riconciliazioni apparenti e promesse sussurrate che evaporano al primo aperitivo. Benvenuti al grande spettacolo delle prossime elezioni Regionali. Talmente roventi da superare le temperature di un’estate torrida che arrostisce spiagge e campagne. Ma qui a rischiare di finire bruciati non sono i bagnanti, bensì due signore.

Rischia di scottarsi la Segretaria nazionale del Partito Democratico Elly Schlein: se non conferma il suo Partito nelle Regioni che oggi governa la porteranno al Congresso e la decapiteranno: fine di una stagione. Se vince anche una sola Regione in più di quelle che governa oggi sarà lei a portare tutti a Congresso e addio cacicchi: nemmeno a Renzi riuscì.

L‘altra che rischia le bruciature è Giorgia Meloni. Lei non rischia il posto: è unica, irripetibile, inclonabile, insostituibile. Ma se non trionfa anche alle Regionali scatterà il segnale che il vento ha finito di soffiare sulle vele dei Fratelli d’Italia: e sarebbero conseguenze anche per il Governo dove i suoi alleati non vedono l’ora di poterle mettere la mordacchia.

Il Beautiful delle Regioni

Michele Emiliano (Foto: Gaetano Lo Porto © Imagoeconomica)

Prendiamo la Puglia. Qui Michele Emiliano ha deciso di entrare nella storia come il governatore che non molla mai. Stop al terzo mandato? Pazienza, lui non vuole fare “un passo di lato”. Anzi, fa un passo di lato… ma rimanendo in mezzo, candidandosi in Consiglio Regionale come un Niki Vendola redivivo. Risultato: Antonio Decaro, il prescelto per guidare la riscossa del centrosinistra, resta fermo. E non per paura del mare agitato, ma perché Emiliano e Vendola gli sbarrano il porto d’attracco. Una questione “personale”, dicono i bene informati, come se in politica esistessero questioni di Partito e non personali. Illuiso chi crede il contrario.

Luca Zaia (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Dall’altra parte dello stivale, in Veneto, il copione è diverso ma il retrogusto lo stesso. Il doge Luca Zaia, il leghista più popolare d’Italia, è al secondo (ufficiale) ma in realtà quarto mandato. Non può ricandidarsi, ma tiene tutti col fiato sospeso: lista sì, lista no. E intanto Lega e Fratelli d’Italia litigano sul dopo-Zaia. I meloniani ricordano che ora sono loro al 37% e la Lega al 15%. “Vi facciamo un favore a cedere”, dicono. I leghisti rispondono che il Veneto è roba loro dal 2010, quando Berlusconi passò il testimone a Zaia. Nel frattempo, nel retrobottega, si studia un’eventuale lista del Doge che potrebbe pescare in tutto il centrodestra, con buona pace di Salvini e Meloni.

Calabria e Toscana

Roberto Occhiuto (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

La Calabria? Un romanzo a parte. Si vota a ottobre, Roberto Occhiuto (centrodestra) corre per il bis, ma dall’altra parte non si sa ancora chi mandare in campo. Si fa il nome di Pasquale Tridico, ex presidente Inps, oggi al Parlamento europeo. Ma convincerlo a lasciare Strasburgo è come chiedere a un turista in crociera di tornare in fretta a casa perché la lavatrice si è rotta.

E poi c’è la Toscana, dove Eugenio Giani cerca il bis con il “campo largo”. Ma nel campo largo c’è sempre qualcuno che vuole tirare le righe più dritte e qualcun altro che si diverte a seminare buche. Avs protesta per gli incontri a due tra Pd e M5S, e Giani deve convocare una riunione “collettiva” per rimettere ordine. (Leggi qui: Giani bifronte: si tuffa nell’Arno, salva il campo largo col M5s e “cheta” Avs).

Il puzzle incompleto

Il quadro nazionale è un puzzle con metà dei pezzi ancora sotto il divano. Settembre sarà il mese della verità, o meglio delle verità provvisorie. In politica, si sa, nulla è definitivo. Nel frattempo, Emiliano resiste, Decaro aspetta, Zaia fa il doge fino all’ultimo e Salvini e Meloni litigano per il trono di Venezia.

Come in ogni buona telenovela, il finale arriverà all’ultimo minuto utile. E anche allora, c’è da scommettere, sarà solo la fine della stagione, in attesa della prossima.