Il vertice del non detto: il rebus delle Regionali e l’ultimatum di Giorgia

Il vertice tra i leader del centrodestra ha portato a un rinvio, lasciando le Regioni senza candidati ufficiali e il caso del Veneto in stallo. Mentre Giorgia Meloni avverte: senza accordo, agirà autonomamente. La situazione è precaria e complessa.

Come nei migliori conciliaboli della Prima Repubblica, quando ci si incontrava per decidere ma si finiva per parlarsi addosso, anche il vertice di Palazzo Chigi tra i leader del centrodestra ha prodotto il suo classico risultato: il rinvio. Dopo un’ora e mezza di chiacchiere e diplomazie incrociate, le Regioni restano senza candidati ufficiali e il nodo del Veneto più aggrovigliato che mai.

Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi sono usciti dalla stanza senza una sintesi, ma con un avvertimento netto della premier: «O troviamo un accordo o decido io». In altre parole: il tempo delle cortesie è finito, il pallottoliere delle ambizioni è andato in tilt e la leader di FdI prepara l’affondo da matriarca di maggioranza.

L’epicentro è il Veneto

Luca Zaia (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Il caso del Veneto è l’epicentro dello stallo. Forza Italia ha rilanciato su Flavio Tosi, Fratelli d’Italia sfodera i senatori Speranzon e De Carlo, mentre la Lega punta tutto su Alberto Stefani come delfino designato di Luca Zaia. Che – nonostante l’impossibilità costituzionale di ricandidarsi – fa pesare sondaggi e consensi: «Con una lista mia si parte dal 40-45%». Parola di un governatore che non intende farsi trattare come una figurina da album.

Ma proprio Zaia potrebbe essere la chiave per sbloccare l’enigma: qualcuno immagina un suo ingresso nella squadra di governo, al posto del ministro Matteo Piantedosi che potrebbe essere schierato in Campania. Una suggestione, certo. Ma in questo risiko ogni casella può diventare merce di scambio.

Nel frattempo, Matteo Salvini scherza (“Il candidato in Veneto? Io”) e Roberto Vannacci lo definisce una “risorsa nazionale”, il che – tradotto dal linguaggio militaresco – suona come: mettiamolo dove serve.

Il nodo della Campania

Edmondo Cirielli (Foto: Paola Onofri © Imagoeconomica)

Intanto, in Campania, FdI spinge per Edmondo Cirielli, ma la proposta resta nel limbo perché Lega e FI vogliono un pacchetto completo, non nomi a sorpresa. Anche perché ogni scelta potrebbe far saltare la fragile alchimia regionale: Puglia, Toscana, Marche sono in attesa, appese al domino delle ambizioni e delle geometrie variabili. L’orientamento sulla Toscana è per il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, di FdI, in Puglia è in pole l’azzurro Mauro D’Attis mentre nelle Marche Francesco Acquaroli (FdI) punta alla riconferma.

Nel mentre, i leader – riuniti per scegliere i candidati – si sono ritrovati a discutere dei dazi tra Usa e Ue, delle frizioni euro-dollaro e del bilancio di Bruxelles, come se a eleggere i governatori dovessero essere Biden e Lagarde. Antonio Tajani si dice ottimista (“Perfetta sintonia!”), Salvini soddisfatto (“È andata benissimo”), Lupi assente dai radar, Meloni l’unica a mettere le carte in tavola.

Conclusione: appuntamento a lunedì. E se ancora non si decide, toccherà a Giorgia fare la parte di De Gasperi. Ma senza De Gasperi.