Il Villaggio di Ferentino che riconsegna l’Italia a se stessa

Ferentino e la sua una risposta legale all'arroganza mafiosa: attraverso il Villaggio ZeroCento. Un progetto sociale che trasforma beni confiscati in spazi di integrazione e supporto. Promuove servizi per tutte le età, affrontando così la criminalità organizzata con azioni concrete.

L’Italia che non si arrende e reagisce passa per Ferentino. È un pezzo di tricolore che risponde con la legalità all’arroganza delle mafie, trasforma i godimenti privati dei boss in beni pubblici da mettere a disposizione di tutta la città. Ed in particolare dei più deboli. In questa guerra tra Bene e Male, il Comune di Ferentino ha appena vinto una battaglia simbolica. Ma potentissima.

Su un’area confiscata alla mafia è stato realizzato il Villaggio ZeroCento: un villaggio pensato per tutti, dai neonati agli anziani di Ferentino, con servizi di cura, inclusione, socialità e crescita. Zero come inizio, Cento come pienezza. È l’anti-retorica dei progetti che parlano poco e fanno molto.

Nuove risposte

A promuoverlo è la cooperativa sociale Nuove Risposte con il sostegno concreto del Comune di Ferentino. Non un annuncio ma un fatto. Non una promessa elettorale ma un progetto già visibile, tangibile, che si prepara ad essere pieno di vita.

Tre le aree principali: la Casa degli Ulivi con il Centro Alzheimer e la “Stanza del ricordo“, dove la memoria diventa terapia: punta a consentire agli ospiti di riappropriarsi del proprio passato e di vivere il presente con maggiore consapevolezza e autonomia. 

La Casa della Betulla, che accoglie le fragilità con presenza continua, cura quotidiana e rispetto dell’unicità di ciascuno; uno spazio familiare per persone che necessitano di un supporto costante, con un team di operatori qualificati presenti h24 e un programma di benessere personalizzato che prevede laboratori esperienziali e di movimento, per stimolare la mente favorendo la mobilità e la creatività in un ambiente divertente e sicuro.  E La Casa nel Bosco, pensata per i bambini, i ragazzi, le famiglie. Non solo assistenza, ma progettazione della cittadinanza.

Attorno, il verde: un Giardino Sensoriale, un Percorso Salute, un laghetto, spazi per eventi e socialità, perfino aree pic-nic. Non è un parco tematico, è una comunità costruita con le mani pulite su ciò che era stato macchiato.

Il successo di Ferentino

Piergianni Fiorletta

Quello che si apre è uno squarcio nel velo dell’abitudine. I beni confiscati vengono considerati come rovine dell’illegalità: simboli inerti, lasciati al degrado. Qui invece diventano presìdi della civiltà, case della speranza.

A spingere il progetto è stato il presidente della III Commissione consiliare Maurizio Berretta con il sindaco di Ferentino Piergianni Fiorletta. Giovedì quando verrà tagliato il nastro saranno in prima fila con Elisa Paris amministratrice della cooperativa Nuove Risposte. A dire che Ferentino non è sola e che lì passa lo Stato saranno l’assessore regionale all’inclusione sociale Massimiliano Maselli ed il prefetto di Frosinone Ernesto Liguori.

E qui sta la lezione profonda di Ferentino: la lotta alla criminalità organizzata non si fa solo con le manette ma con la progettazione sociale. Non basta colpire i clan, bisogna sostituirli nella funzione che perversamente svolgevano: dare risposte, creare potere, garantire “protezioni”. Il Villaggio ZeroCento dà risposte, ma pulite. Crea potere, ma condiviso. Protegge, ma con cura e non con intimidazione.

L’ombelico della legalità

Maurizio Berretta

Il messaggio che arriva da Ferentino è dirompente in una regione che troppo spesso è in bilico tra legalità e ombra, che ha un Cassinate sempre più casertizzato nell’anima; ha un capoluogo dove si spara in pieno centro e si incendiano i negozi vicino al casello A1; ha vaste aree permeabili alle mafie come è stato dimostrato più volte nel passato.

Ma è anche un test. Perché ora che il Villaggio è nato, deve vivere. E per farlo ha bisogno di politiche, investimenti, fiducia nella cooperazione sociale. Se resterà un fiore isolato in un deserto, sarà un simbolo. Se sarà solo il primo di molti, allora sarà una rivoluzione.