Il voto supera il “lodo Di Stefano”: ora la Provincia torna terreno di Partiti

Le prime prese di posizione dei Partiti in vista delle Provinciali di dicembre che eleggeranno il Presidente della Provincia. A palazzo Iacobucci si è spezzato lo storico equilibrio tra i poli. Sul quale si basava il "lodo Di Stefano”. Cosa potrebbe accadere. I vari scenari

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Il voto che cambia la partita

Le elezioni Provinciali di domenica scorsa hanno chiuso il sipario sul voto ma hanno anche aperto una fase politica completamente nuova a Palazzo Iacobucci. Archiviati i festeggiamenti e le prime letture del risultato, ora è arrivato il momento della metabolizzazione del voto. E il primo dato che emerge è difficilmente contestabile: il risultato elettorale impone un aggiornamento al cosiddetto “lodo Di Stefano”. Cioè a quell’equilibrio tra i poli che ha portato il sindaco di Sora Luca Di Stefano ad essere punto mediano tra gli opposti politici alla guida della Provincia.

La logica della trasversalità, quella che negli ultimi anni ha retto l’equilibrio politico dell’ente provinciale, ha voltato pagina. Almeno in piazza Gramsci. Il presidente Luca Di Stefano esce dal passaggio elettorale con un quadro politico decisamente diverso. Un equilibrio che sarà difficile replicare nei prossimi otto mesi, quando si aprirà la partita per eleggere il prossimo presidente.

Nel nuovo Consiglio provinciale il Partito che ha fatto la parte del leone è senza dubbio Fratelli d’Italia. Il risultato è netto: quattro consiglieri eletti, 29.105 voti ponderati e il 30,22% dei consensi. Un successo che non è soltanto elettorale. (Leggi qui: Provincia, il vento gira a destra: Fratelli d’Italia primo partito, Salera scuote il Pd).

Il fortino politico di Righini

Giancarlo Righini

Dietro quel risultato si intravede infatti una regia politica ben precisa, quella dell’assessore regionale Giancarlo Righini. Il sostegno messo in campo dalla sua area ha prodotto effetti tangibili, non solo dentro il Partito ma anche nella rete degli amministratori locali che sempre più numerosi si riconoscono nella sua leadership. Il segnale politico è chiaro: in Ciociaria sta emergendo una nuova centralità politica. E quella centralità porta il nome di Giancarlo Righini. Il dato più evidente della tornata elettorale riguarda proprio la crescita del peso politico della sua area elettorale.

Non è un caso che il candidato sostenuto direttamente da RighiniStefano D’Amore, sia stato quello che ha raccolto il maggior numero di preferenze, arrivando a 10.850 voti ponderati. Un risultato che ha un significato politico preciso: l’area riconducibile a Righini sta consolidando un vero e proprio fortino elettorale in provincia di Frosinone.

(Foto © Massimo Scaccia)

La sua presenza sui principali dossier del territorio è ormai costante. Dalle grandi partite infrastrutturali fino alle battaglie simboliche. Come quando è sceso in campo personalmente per sostenere la candidatura di Ernica Saxa a Capitale italiana della Cultura 2028. Ma più ancora quando ha evitato il collasso dei conti comunali per quasi tutte le amministrazioni della provincia, schiacciate dalle tariffe per il conferimento dei loro rifiuti in discarica che non erano state notificate per una decina di anni. O quando ha reso disponibile, per ogni Comune, un congruo finanziamento per i lavori di manutenzione ordinaria che molti non fanno più da anni proprio per mancanza di risorse.

Un investimento politico che non si esaurisce nelle elezioni provinciali. I dividendi elettorali di questa strategia verranno probabilmente incassati dal Partito nelle prossime elezioni regionali e politiche.

A Porte Aperte

Riccardo Mastrangeli

Alla luce dei risultati di domenica, un’ipotesi appare sempre più concreta: potrebbe essere proprio Fratelli d’Italia a indicare il prossimo candidato alla presidenza della Provincia di Frosinone. Una scelta che rientrerebbe perfettamente negli equilibri del centrodestra laziale.

Il sindaco del capoluogo, Riccardo Mastrangeli, è espressione della Lega. A Forza Italia è andata la presidenza della Provincia di Latina. In questo schema, la guida della Provincia di Frosinone finirebbe naturalmente a Fratelli d’Italia.

Il tema è stato posto giovedì sera su Teleuniverso durante la trasmissione A Porte Aperte ai protagonisti della tornata elettorale. Stefano D’Amore di Fratelli d’Italia è stato il più votato in assoluto, Enzo Salera è stato il più votato nel Centrosinistra, Andrea Amata lo è stato nella Lega, così come Luigi Vacana nella sua civica, mentre Gioacchino Ferdinandi ha rappresentato Forza Italia impegnata in un vertice provinciale per l’analisi del voto.

Il centrodestra cerca l’unità

Stefano D’Amore (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Per Stefano D’Amore la risposta è chiara: «Gli elettori hanno parlato: serve un candidato unitario del centrodestra». Secondo questa lettura i numeri usciti dalle urne indicano una direzione precisa: il prossimo presidente della Provincia dovrebbe essere espressione della coalizione di centrodestra. E dentro questo schema politico, Fratelli d’Italia appare oggi il partito con più forza per indicare il candidato. Non è un caso che nei corridoi della politica locale inizi a circolare un nome preciso. Quello del sindaco di Isola del Liri, Massimiliano Quadrini. Il ragionamento dentro il centrodestra è lineare. Se i numeri dicono che la coalizione ha la maggioranza degli amministratori, è naturale che il prossimo presidente venga scelto dentro quel perimetro politico.

Andrea Amata (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Ma i rapporti con la Lega non sono dei migliori. Come dimostra il distinguo fatto da Andrea Amata con un ragionamento che guarda già al futuro. Prima delle elezioni provinciali, ricorda, la Lega aveva proposto una lista unitaria del centrodestra proprio per dare un segnale di compattezza. Quella proposta non si è concretizzata. Ma il risultato elettorale sembra aver rafforzato proprio quell’impostazione: «Se il presidente si riconosce nel perimetro del centrodestra avrà sicuramente il nostro sostegno». Tradotto dal linguaggio politico: se Luca Di Stefano dovesse collocarsi esplicitamente nel campo del centrodestra, potrebbe diventare lui stesso il candidato naturale alla sua successione.

Uno scenario che non viene escluso neppure da Gioacchino Ferdinandi, che ricorda come la sua prima firma fosse stata proprio per la candidatura di Di Stefano nella precedente elezione: «Se la candidatura sarà di area centrodestra si sceglierà il candidato più idoneo alla coalizione». Il messaggio è chiaro: il centrodestra prova a ricompattarsi attorno ad una candidatura unitaria. E questa volta potrebbe avere anche i numeri per farlo.

Salera: i numeri non bastano a cancellare la politica dei territori

Enzo Salera (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Ma c’è un’altra lettura del voto. È quella proposta dal sindaco di Cassino Enzo Salera, uno dei protagonisti della nuova fase politica aperta dalle provinciali. Per Salera la politica non è mai un meccanismo statico: «Le cose cambiano, si evolvono», spiega. E porta un esempio personale: la sua candidatura alle provinciali è nata in pochi secondi durante una riunione, mentre lo scenario politico era completamente diverso. Questo significa che gli equilibri possono cambiare ancora nei prossimi mesi.

Per questo Salera non crede che la partita sia già scritta. Secondo il sindaco di Cassino nelle elezioni provinciali conta molto il voto degli amministratori locali, spesso meno rigido rispetto agli schieramenti nazionali. Lo dimostra anche il risultato che lui stesso rivendica: «Ho raccolto 58 voti nella fascia dei piccoli comuni». Una fascia dove, ricorda, le amministrazioni sono spesso civiche e trasversali, con maggioranze composte da amministratori di diverse aree politiche.

Per questo, secondo Salera, non è detto che il prossimo presidente venga scelto con una logica puramente di coalizione. La partita, dice, si giocherà sul campo. Tra candidati. E tra amministratori che valuteranno progetti e leadership.

Vacana difende il modello civico

Luigi Vacana

La difesa più netta del modello trasversale arriva però da Luigi Vacana. Per l’esponente civico il trasversalismo non è un difetto, ma una caratteristica della politica locale: «Io lo chiamerei piuttosto la cura della totalità dei cittadini della provincia».

Vacana invita a non leggere la politica provinciale con le stesse categorie della politica nazionale, perché la realtà dei territori è diversa. Basta guardare alle grandi città della provincia: Frosinone, Veroli, Ferentino e Sora sono amministrate da coalizioni civiche, spesso trasversali. E funzionano. Questo significa, secondo Vacana, che il modello civico ha ancora senso.

E che trasformare la Provincia in un campo di battaglia tra partiti potrebbe essere un errore: «Gli interessi devono essere quelli dei cittadini, non quelli delle sigle politiche».

La vera partita che si apre

Il confronto televisivo racconta una cosa molto chiara: il voto provinciale non ha chiuso una fase politica, ne ha aperta un’altra. Da una parte c’è chi pensa che sia arrivato il momento di archiviare definitivamente il trasversalismo e riportare la Provincia dentro uno schema politico tradizionale. Dall’altra c’è chi difende il modello civico e amministrativo che ha guidato l’ente negli ultimi anni. In mezzo c’è la posizione di Luca Di Stefano, che per ora non ha ancora sciolto il nodo.

E la scelta che farà nei prossimi mesi potrebbe cambiare completamente lo scenario. Perché una cosa è ormai certa. Il voto delle provinciali non è stato solo un’elezione. È stato l’inizio della partita per la presidenza della Provincia del prossimo anno. E quella partita è appena cominciata.

Il nome che circola nel centrodestra

Massimiliano Quadrini

Se questo schema politico dovesse consolidarsi, il nome che circola con maggiore insistenza è quello del sindaco di Isola del Liri, Massimiliano Quadrini. Un amministratore che negli ultimi mesi si è progressivamente avvicinato all’area politica di Giancarlo Righini. La sua candidatura alla presidenza della Provincia rappresenterebbe la naturale evoluzione dell’attuale equilibrio nel centrodestra.

Un’operazione che avrebbe due obiettivi. Il primo: rafforzare ulteriormente il radicamento territoriale di Fratelli d’Italia. Il secondo: costruire una leadership provinciale coerente con il peso politico acquisito dal partito alle ultime elezioni. In questo quadro, la partita nel centrodestra appare abbastanza definita nelle sue linee generali.

Francesco Rocca e Luca Di Stefano

Molto più fluida e incerta è invece la situazione nel campo opposto. Nel Partito Democratico, infatti, il voto provinciale ha aperto una fase di riflessione piuttosto profonda. Una riflessione che riguarda soprattutto il rapporto politico con l’attuale presidente Luca Di Stefano. Per molti dirigenti dem quel “matrimonio politico” è ormai arrivato ai titoli di coda. Quel modello amministrativo che qualcuno aveva definito “laboratorio politico” si è rivelato, alla prova dei fatti, un esperimento poco convincente.

L’ipotesi Salera e gli scenari del 2027

In questo nuovo quadro politico emerge con forza la figura del sindaco di Cassino, Enzo Salera. È stato il candidato del Partito Democratico più votato, dopo aver sfidato apertamente la nomenclatura interna del Partito. Salera sta provando a fare qualcosa di più di una semplice battaglia interna. Sta tentando una vera e propria operazione politica“rottamare” le logiche correntizie che per anni hanno lacerato il Pd provinciale. (Leggi qui: “Un Kissinger marsicano e un’armata di cartone”: la guerra nel Pd esplode in tv.).

L’obiettivo sembra essere quello di ricostruire una casa comune del centrosinistra, capace di aggregare amministratori e territori. E questa operazione potrebbe partire proprio da una candidatura alla presidenza della Provincia il prossimo anno. Una sfida difficile, ma tutt’altro che impossibile.

Enzo Salera

Il voto di domenica scorsa dice che ora anche Salera gode di una stima trasversale tra gli amministratori locali, anche al di fuori del perimetro tradizionale del centrosinistra. Tutto dipenderà però dall’impostazione politica che i partiti daranno alla prossima corsa per la fascia blu. Il primo scenario è quello più classico: uno scontro diretto tra centrodestra e centrosinistra. In questo caso la sfida potrebbe essere tra Massimiliano Quadrini, per il centrodestra, ed Enzo Salera, per il centrosinistra.

Il secondo scenario è invece quello delle candidature più trasversali e meno identitarie. In questa ipotesi potrebbero emergere figure considerate più moderate. Da una parte Luca Di Stefano, per un centrodestra più allargato. Dall’altra Germano Caperna, sindaco di Veroli, per un centrosinistra altrettanto centrista.

Il tramonto della “terza via”

Molto dipenderà anche dalle scelte che Luca Di Stefano farà nelle prossime settimane. In particolare dall’assegnazione delle deleghe ai nuovi consiglieri provinciali.

Germano Caperna

Il presidente ha davanti a sé due possibilità. La prima: costruire una maggioranza chiaramente di centrodestra, lasciando senza deleghe i consiglieri eletti nell’area progressista. La seconda: replicare la tradizionale logica trasversale, quella che negli anni successivi alla riforma della legge Delrio ha portato spesso a una gestione della Provincia simile a un consiglio di amministrazione. Un modello di governance più amministrativo che politico.

Ma al di là degli scenari futuri, una cosa appare sempre più evidente. In Ciociaria sta iniziando a tramontare la logica della “terza via”. Quel civismo di facciata, spesso utilizzato come paravento per accordi trasversali tra pezzi di partiti diversi, sembra non reggere più davanti alla crescita dei partiti organizzati e delle leadership forti.

Il filosofo Benedetto Croce amava ripetere: “Il bisogno di politica non è altro che il bisogno di vedere chiaro nelle proprie cose”. Il voto di domenica ha già chiarito molto: nuove leadership territoriali stanno emergendo, gli equilibri politici stanno cambiando. E i partiti sono costretti a ridefinire le proprie strategie. Il resto, come si dice con ironia, è rumore di fondo.