La determinazione dirigenziale del 30 luglio risolve il contratto con la società sportiva concessionaria: debito accumulato di 685.236,65 euro, diffide ignorate dal 2024, risoluzione automatica per clausola espressa. Dieci giorni per liberare l'impianto, poi sgombero coattivo. La domanda finale è quella che pesa di più: il Comune riuscirà a recuperare effettivamente quei soldi?
Un antico proverbio italico recita: «Chi rompe paga e i cocci sono i suoi». A Frosinone l’amministrazione Mastrangeli lo ha declinato in modo un po’ diverso: «Chi non onora gli impegni con il Comune viene sbattuto fuori, e pure di corsa».
Con la determinazione dirigenziale n. DET/2675 del 30 luglio 2026, firmata dal dirigente del Settore Lavori Pubblici e Patrimonio, ingegnere Ivano Petrillo, il Comune di Frosinone ha dichiarato risolto il contratto di concessione dell’impianto sportivo di via Ceccano, affidato alla Eurosport Società Sportiva Dilettantistica, contestando un grave e reiterato inadempimento contrattuale legato al mancato rimborso delle rate del mutuo.
Con lo stesso atto, l’ente ha ordinato il rilascio immediato della struttura e la riconsegna delle chiavi entro 10 giorni.
Il meccanismo contrattuale: risoluzione automatica

La determina non lascia spazio a interpretazioni. La risoluzione viene fondata sull’articolo 10 del contratto di concessione — rep. n. 9862 del 14 febbraio 2005 — con cui il Comune aveva affidato alla Società sportiva la gestione dell’impianto. E lo fa secondo un meccanismo preciso: l’Amministrazione accende un mutuo agevolato presso il Credito Sportivo, il concessionario rimborsa puntualmente le rate. Il contratto stabiliva che la mancata corresponsione entro i termini comportasse una penale del 2% sulla rata, interessi al tasso Euribor più 2% e, in caso di recidiva o ritardo superiore a 30 giorni, la rescissione automatica del contratto con subentro del Comune nella gestione «senza che il concessionario possa pretendere nulla dal concedente».
La condotta viene qualificata come «recidiva» e «ritardo superiore a 30 giorni», integrando una clausola risolutiva espressa ai sensi dell’art. 1456 del Codice Civile. L’amministrazione aveva più volte sollecitato il pagamento, interrompendo i termini di prescrizione con note e diffide formali: prot. 40215 del 17 luglio 2024, prot. 20845 del 1° aprile 2026, fino alla formale messa in mora prot. 44547 del 7 luglio 2026. Tre anni di carte. Tre anni di silenzio dall’altra parte.
685.236,65 euro: il conto al 30 giugno 2026

Alla data del 30 giugno 2026, il debito accumulato dalla società sportiva nei confronti del Comune ammonta a 685mila 236 euro e 65 centesimi, oltre penali e interessi convenzionali. Una cifra che la determina definisce frutto di «grave e reiterato inadempimento contrattuale» e che viene esplicitamente collegata a un potenziale danno erariale, con l’obbligo per l’ente di intervenire «a tutela del patrimonio pubblico e della finanza locale».
La società dovrà liberare l’impianto entro dieci giorni, riconsegnare le chiavi e restituire la piena disponibilità della struttura. In caso contrario, il Comune preannuncia il ricorso allo sgombero coattivo con il supporto della Polizia Locale e della forza pubblica, la sostituzione delle serrature e l’addebito di tutte le spese conseguenti alla società concessionaria.
Una volta rientrata in possesso dell’impianto, l’Amministrazione provvederà alla gestione diretta oppure individuerà modalità provvisorie di utilizzo per garantirne continuità e sicurezza. Parallelamente verrà avviato un distinto procedimento per il recupero del credito.
La valenza politica

Al di là degli aspetti strettamente amministrativi, il provvedimento assume inevitabilmente anche una valenza politica. L’amministrazione Mastrangeli sta costruendo, in questa fase finale della consiliatura, una narrazione precisa sulla gestione degli impianti sportivi comunali: ricognizione puntuale, gare pubbliche, valorizzazione del patrimonio e, quando necessario, tolleranza zero verso i concessionari inadempienti.
Il contesto è quello delle ultime settimane: dalle polemiche sullo Stadio del Nuoto del Casaleno (oggi al centro di una nuova gara biennale) alla replica dell’assessore al Patrimonio Angelo Retrosi alle accuse del consigliere del PD Angelo Pizzutelli, che aveva denunciato «programmazione zero sugli impianti sportivi». Retrosi aveva rivendicato una «ricognizione tecnica, amministrativa, economica e gestionale dell’intero patrimonio sportivo» e gare già avviate per piscina comunale, campo di atletica, stadio del nuoto.

La determina su via Ceccano si inserisce come tassello coerente di questa strategia: se il concessionario non rispetta gli impegni, il Comune non si limita a diffidare, ma arriva alla risoluzione automatica, al rilascio forzoso e al recupero del credito. Si cambia musica. È un messaggio rivolto non solo alla società inadempiente, ma a tutti i gestori presenti e futuri: l’impianto sportivo è un bene pubblico, non un terreno di gioco dove i conti possono essere ignorati.
L’aspetto spinoso

Da ultimo, impossibile non rilevare l’aspetto più preoccupante della vicenda. Un’esposizione di quasi 700.000 euro nei confronti di un singolo privato rappresenta un vulnus enorme per le finanze di un Comune che è appena uscito, con sacrifici enormi, da un piano di riequilibrio finanziario decennale.
La domanda che rimane in sospeso è quella che pesa di più: riuscirà il Comune di Frosinone a recuperare effettivamente quei 685mila euro, o il conto rimarrà interamente a carico dei contribuenti?
Parafrasando Lucio Battisti: lo scopriremo solo vincendo (la causa).



