In Aula le due Anagni: quella dei cantieri e quella senza servizi

Il rendiconto accende lo scontro in Consiglio comunale: maggioranza e opposizione raccontano due città opposte. Da un lato 15 milioni di avanzo e opere in corso, dall’altro criticità irrisolte tra stazione degradata, assenza di servizi essenziali e tensioni politiche sempre più evidenti.

Paolo Carnevale

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Ancora una volta due città diverse davanti agli occhi dei cittadini. Da una parte una città che brilla sotto il sole dei cantieri, finanziata dal PNRR e proiettata verso un futuro di sviluppo; dall’altra una città immobile, priva di bagni pubblici, con una stazione ferroviaria fatiscente e servizi essenziali che restano un miraggio dal 2018. Queste due Anagni, antitetiche e inconciliabili, si sono di nuovo scontrate giovedì sera nell’aula del Consiglio Comunale durante l’approvazione del rendiconto di gestione. 

Una seduta fiume che ha trasformato i numeri contabili in una battaglia ideologica, culminata in momenti di tensione che hanno fatto perdere le staffe persino ai più insospettabili.

Manifesti e paragoni

La temperatura è salita sin dalle battute iniziali. Il consigliere di minoranza Luca Santovincenzo (LiberAnagni) ha aperto le danze ricordando il caso dei manifesti anti-Meloni, che avevano spinto il vicesindaco Riccardo Ambrosetti a una denuncia contro ignoti. Santovincenzo ha rispedito al mittente ogni sospetto di coinvolgimento, chiedendo però parità di trattamento: meno zelo per la satira politica e più solerzia contro l’inciviltà quotidiana, come gli episodi di sosta selvaggia. La replica di Ambrosetti è stata gelida: «paragone ridicolo». (Leggi qui: Manifesti anti-Meloni, lo sdegno di Ambrosetti: “Città sfregiata”).

Il clima non è migliorato sulla mozione dedicata al verde urbano. Santovincenzo chiedeva di inserire gli alberi di Viale Roma e Viale Matteotti nell’elenco degli alberi monumentali per blindarli da eventuali abbattimenti. Il sindaco Daniele Natalia ha opposto un muro di pragmatismo: la volontà di protezione c’è, ma fa parte di uno studio complessivo che prevede anche la sostituzione di piante malate per «rinvigorire» il patrimonio arboreo. Nonostante l’invito a ritirare l’atto, Santovincenzo ha preteso il voto. Mozione respinta con il solo voto favorevole del proponente.

Il rendiconto come campo di battaglia

Carlo Marino

Il cuore pulsante del dibattito è stato il rendiconto di gestione, illustrato dall’assessore al bilancio Carlo Marino. Per la maggioranza, i numeri parlano chiaro: 15 milioni di avanzo di cassa e una gestione certificata dai revisori dei conti come «fotografia positiva» della città in salute. Per Santovincenzo, però, quella foto è mossa.

Il consigliere ha snocciolato un elenco puntuale: l’assenza di un’isola ecologica, il mancato ricorso contro il biodigestore, la mancanza di bagni pubblici, la gestione parcheggi ancora in alto mare, una stazione ferroviaria indegna, opere pubbliche che procedono solo grazie ai fondi europei. E soprattutto il rischio erariale: l’ombra della scadenza del 30 giugno sui fondi PNRR che, secondo il consigliere, mette a rischio le casse comunali. «Capisco che i nostri rilievi possano fare male, ma la realtà è questa», ha incalzato Santovincenzo.

La reazione della maggioranza è stata una contraerea pesante. L’assessore Marino ha definito «paradossale» criticare un avanzo di cassa così cospicuo. Il sindaco Natalia è passato all’attacco frontale, accusando l’esponente di LiberAnagni di propinare «bugie e sciocchezze figlie del pregiudizio», per poi tentare di chiudere la partita annunciando lo sblocco di nuovi appalti e la prossima ultimazione dei parcheggi e liquidando l’opposizione con un netto: «hai fatto di nuovo una magra figura».

Il momento più emblematico

Guglielmo Vecchi

Il momento più emblematico del nervosismo in aula è arrivato da Guglielmo Vecchi. L’esponente di «Idea Anagni», solitamente noto per un aplomb quasi britannico e una moderazione d’altri tempi, è apparso visibilmente scosso dalla durezza della contrapposizione. In un momento di esasperazione, Vecchi ha mandato in soffitta la diplomazia, lasciandosi sfuggire una parola volgare che ha cristallizzato perfettamente il clima di rottura totale tra le parti.

Il rendiconto è stato approvato con i voti della maggioranza e il solo «no» di Santovincenzo. Approvazione unanime invece per il secondo punto, relativo all’atto di indirizzo per l’affrancazione dei canoni enfiteutici.

Ma, al di là dei numeri, resta la doppia immagine di Anagni. Da un lato il racconto di un’amministrazione che vede il traguardo di una trasformazione; dall’altro una minoranza che denuncia una città di facciata, dove dietro i cartelloni del PNRR mancano ancora le basi del vivere civile. Quale sia la Anagni vera toccherà agli elettori dirlo. ma la campagna elettorale, forse, non è mai davvero finita.