Isola del Liri, tregua (armata) di 10 giorni per sbrogliare la matassa del PD

Sempre al centro del dibattito politico il Partito Democratico entrato in crisi d'identità dopo il passaggio del sindaco Massimiliano Quadrini in FdI. L'assessore Stefano Vitale resiste in maggioranza mentre Antonella Di Pucchio minaccia di autosospendersi. I due si sono incontrati, i vertici regionali dei dem frenano e chiedono tempo per risolvere la questione. Ma la miccia resta accesa

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Un caffè, apparentemente informale, per disinnescare (o innescare in modo definitivo) una bomba politica a orologeria. Che potrebbe comunque scoppiare tra una decina di giorni al massimo. Secondo i beninformati l’incontro ad Isola del Liri tra Antonella Di Pucchio e Stefano Vitale avvenuto poche ore fa è stato il contesto inevitabile per iniziare a fare i conti con la realtà.

Una realtà negli ultimi giorni diventata incandescente, dopo che il passaggio del sindaco Massimiliano Quadrini nelle file di Fratelli d’Italia ha sancito, per molti, il punto di rottura definitivo e irreversibile tra le due anime storiche del Partito Democratico locale.

Da una parte c’è Stefano Vitale, attuale assessore ed esponente Dem in una maggioranza nata civica e guidata da un sindaco proveniente dal Pd che adesso si ritrova marcatamente proiettata a destra.

Dall’altra Antonella Di Pucchio, che da anni incarna, non da sola, l’anima ortodossa e di minoranza del Pd a Isola del Liri, ferma all’opposizione rispetto alle scelte di un’amministrazione che ha progressivamente smarrito i confini identitari del centrosinistra.

Vitale temporeggia ma è ad un bivio

Il caso Isola del Liri, in tal senso, non è più una questione di campanile, ma un nervo scoperto per l’intera Federazione. Il Segretario provinciale Achille Migliorelli ha già espresso chiaramente la necessità di una scelta di campo netta. Il cambio di pelle della maggioranza, ormai sempre più (legittimamente) di destra, impone una reazione lineare.

Achille Migliorelli, segretario provinciale del PD

Per molti, la via d’uscita per Stefano Vitale è obbligata: o l’assessore decide di rimanere in maggioranza, abbandonando però la tessera del Partito Democratico, oppure sceglie la coerenza politica, esce dall’esecutivo e rimette il proprio mandato consiliare. Per contro c’è anche un altro aspetto: perché questa riflessione deve essere fatta solo ad Isola del Liri e non anche a Ferentino, Veroli e Sora dove ci sono situazioni assolutamente analoghe con Giunte che vedono insieme assessori Dem, di Lega e FdI.

Fino ad oggi Vitale ha abilmente evitato di prendere una posizione precisa, manifestando forti dubbi e una comprensibile resistenza a prefigurare un suo passaggio sui banchi dell’opposizione. Una situazione complessa che rischia di impantanarsi nelle sabbie mobili del tatticismo.

Una questione di credibilità

Ed è proprio lo spettro dello stallo a rendere bollente il caffè di cui sopra, oltre che tormentare la base e gli iscritti del Partito Democratico cittadino. I timori, sussurrati ma diffusi, sono legati al destino del Pd in questo gioco di specchi. Per alcuni, l’assenza di una decisione forte e immediata rischierebbe di provocare un crollo verticale dei consensi e della credibilità del Partito in città. Per altri, le elezioni di domenica e lunedì scorsi hanno convalidato il trasversalismo spinto: Anselmo Rotondo è stato rieletto sindaco di Pontecorvo per il terzo mandato ed in lista aveva esponenti provenienti dalla Lega e dal Pd.

Stefano Vitale, Nicola Zingaretti e Sara Battisti

Al tempo stesso c’è il tema sollevato dal Partito. Come si può pensare di costruire un’alternativa credibile alle prossime elezioni comunali se oggi si tollera un piede in due staffe? Se per Massimiliano Quadrini la strada verso una candidatura di peso alle regionali (o alle provinciali) nel centrodestra appare ormai spianata, per chi è rimasto in quella maggioranza sventolando ancora una bandiera di sinistra il rischio è altissimo: quello di venire letteralmente fagocitati da una marea politica di segno opposto.

Peraltro la storia tra la Di Pucchio ed il Pd non è nuova a tensioni. Già nel 2019 si consumò uno scontro durissimo. In seguito, la Di Pucchio si candidò a sindaco contro l’allora candidato civico Massimiliano Quadrini, che godeva del sostegno strutturale di un’altra fetta del Partito Democratico della quale Stefano Vitale era l’esponente di punta. Un paradosso che oggi, a distanza di anni, nodi al pettine inclusi, chiede il conto.

Una pausa di riflessione di 10 giorni

Le ultime ore hanno fatto registrare anche febbrili contatti da parte di esponenti del livello regionale del PD. La richiesta, filtrata dai piani alti, è stata quella di frenare, esortando la Di Pucchio ed i consiglieri di minoranza a congelare momentaneamente l’intenzione di auto-sospendersi per protesta.

Daniele Leodori, segretario regionale del PD

Una tregua che avrebbe però un fiato cortissimo. Ieri infatti i ribelli si sono incontrati per stabilire quanto durerà questa pace apparente. Una decina di giorni al massimo, come si diceva. Il documento di protesta, formale e durissimo, sarebbe pronto sul tavolo, pronto per essere inviato nelle prossime ore direttamente ai vertici nazionali del Partito Democratico. L’obiettivo della minoranza è chiaro: impedire che la questione di Isola del Liri venga insabbiata sull’altare di superiori equilibri politici provinciali o regionali.

Al momento quindi l’auto-sospensione formale non è ancora scattata, ma il perimetro temporale fissato da Antonella Di Pucchio e dai consiglieri dem di opposizione sarebbe stringente: un massimo di 10 giorni. Se entro questo termine non ci saranno novità sostanziali e nette, l’autosospensione diventerà effettiva e irrevocabile, accompagnata dalla riconsegna formale delle tessere di Partito. Mancano 240 ore. Dieci giorni in cui il Partito Democratico di Isola del Liri deciderà se sopravvivere alla propria identità o scivolare definitivamente nell’irrilevanza.

Tocca al Partito sbrogliare la matassa, non a noi

Per Stefano Vitale la questione è politica e non è territoriale. Quindi «non credo che spetti né a me né ad Antonella di Pucchio risolvere il problema che si è venuto a creare. La vicenda deve essere gestita dai vertici del Partito provinciale. Intendo gli organismi dirigenti del Partito provinciale. E stiamo aspettando che questa cosa avvenga». Traduzione: se le maggioranza trasversali non sono ammesse sia il Partito a dirlo ed a stabilire che in tutti i Comuni bisogna smantellare le amministrazioni nelle quali il Pd governa insieme ad esponenti del centrodestra.

Ma significherebbe azzerare un buon numero di governi comunali.