Isola pedonale vietata alle biciclette: la maggioranza finisce fuori… strada

Un'altra polemica scuote l'Amministrazione comunale di Latina dopo la querelle relativa la gestione dei rifiuti. L'assessore alla mobilità Gianluca Di Cocco propone di chiudere il centro storico alle due ruote ma l'opposizione, Fratelli d'Italia e Noi Moderati sono contrari. La replica della Lega

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Non solo rifiuti. A scaldare gli animi della maggioranza di governo a Latina adesso ci si mettono anche le biciclette. L’assessore alla Mobilità e trasporti, Gianluca Di Cocco, ha infatti deciso: niente più biciclette nell’isola pedonale del centro storico, come anche niente monopattini elettrici (soprattutto) e quelle elettriche o pedalata assistita. Una decisione in nome della sicurezza dei pedoni in quanto l’isola è – appunto – pedonale.

E soprattutto in nome della sicurezza dei bambini, visto che già nel novembre scorso un bimbo, di due anni, fu urtato da una bicicletta, cadde e si ferì al volto. Quindi, nell’isola pedonale, non solo niente monopattini elettrici (che non pochi problemi stanno creando in tutta Italia al traffico, a causa spesso di condotte di guida non adeguate), ma pure niente biciclette elettriche, a pedalata assistita e “normali”.

Ed è soprattutto il divieto a quelle “normali”, a pedalata umana, che ha scatenato il dibattito. 

No bipartisan al divieto, Galardo: “Si torna indietro”

A sinistra l’assessore Gianluca Di Cocco con Mauro Visari

Arrivando in commissione Trasporti, Di Cocco ha precisato: “È un indirizzo, la commissione ne discuta”. E, appena iniziato il dibattito, si sono sollevate le perplessità. Non solo dell’opposizione (per fare un esempio, Dario Bellini di Lbc è da sempre un fautore della micromobilità e delle piste ciclabili, così come Leonardo Majocchi del Pd, “contrario ai divieti assoluti“), ma anche della stessa maggioranza, e anche dello stesso partito di Di Cocco (FdI), con il capogruppo Cesare Bruni secondo cui “una disciplina andrebbe articolata, ma io non la estenderei a tutti i mezzi, farei una cosa graduale”.

Maurizio Galardo

Ma è stato soprattutto il capogruppo di Noi Moderati, Maurizio Galardo, a definirlo “un ritorno indietro di 50 anni: la bicicletta è un bene primario, è la storia stessa, culturale, della città”.

Galardo ha poi rincarato la dose con una nota in cui afferma che “un divieto generalizzato alle biciclette nell’isola pedonale rischia di rappresentare un arretramento culturale per la nostra città. Latina ha una vocazione storica alla mobilità ciclabile e penalizzarla in modo indiscriminato non aiuta a rendere il centro più vivibile. Negli spazi condivisi le biciclette sono naturalmente portate ad andare a velocità ridotta e i rischi restano contenuti”, ha sottolineato Galardo.

Un regolamento per monopattini e bici elettriche

Galardo fa dei distinguo per quanto riguarda i mezzi elettrici. “Diverso, invece, è il discorso sui monopattini e biciclette a pedalata assistita, che possono essere oggetto di una regolamentazione specifica. Inoltre – continua Galardo – in vista dell’estensione delle zone 30 all’interno della prima circonvallazione, le biciclette possono convivere con il traffico veicolare senza la necessità di moltiplicare piste ciclabili, soprattutto nel cuore della città”.

L’isola pedonale di Latina (Foto © Giornalisti Indipendenti)

Piuttosto, Galardo ha sollecitato l’amministrazione ad approvare definitivamente il Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums), già varato in giunta. Il Pums, infatti, “consentirà di razionalizzare le piste ciclabili esistenti, valutarne l’effettiva funzionalità e intervenire in modo mirato laddove si siano create criticità, riequilibrando il rapporto tra mobilità sostenibile, accessibilità e servizi essenziali”. Piste ciclabili che, a Latina, soffrono ancora di una grave carenza. Ci sono, ma sono poche e non adeguatamente collegate tra loro.

La replica del capogruppo della Lega Valletta

A Galardo ha risposto poi il capogruppo della Lega, Vincenzo Valletta, per il quale, invece, “la proposta nasce dal chiaro indirizzo di tutelare la sicurezza dei cittadini e restituire ordine, decoro e centralità a uno spazio che deve essere pienamente pubblico, inclusivo e realmente dedicato alle persone. Un intervento necessario, non più rinviabile, per riaffermare il valore dell’isola pedonale come luogo di vivibilità e qualità urbana”.

Vincenzo Valletta

Ed evidenzia come “spesso si assiste a biciclette e monopattini che sfrecciano a zig zag tra le persone, talvolta anche con manovre spericolate. Il rischio di collisioni è reale e non può essere ignorato. L’isola pedonale deve garantire una priorità chiara e assoluta ai pedoni. Questo principio è peraltro già sancito dal Codice della Strada, che stabilisce come, qualora la circolazione delle biciclette crei intralcio o pericolo, il ciclista sia tenuto a scendere e condurre il mezzo a mano.”

“Lo stesso vale per i monopattini elettrici, per i quali vige l’obbligo di non arrecare pericolo o intralcio ai pedoni e, se le condizioni non lo permettono, di procedere a piedi – ha aggiunto Valletta – In altre parole, la bici e il monopattino sono ammessi solo nel pieno rispetto della priorità assoluta del pedone. Questo non significa essere contro la mobilità sostenibile o contro l’uso della bicicletta, anzi”.

“Nessun arretramento culturale

L’area pedonale di Latina oggetto di polemiche per il divieto di transito alle bici

Dunque, per Valletta,“parlare di arretramento culturale è fuori luogo: non saranno certo questi circa 600 metri di strade del centro storicodedicate esclusivamente ai pedoni a mettere in discussione o a snaturare la vocazione ciclabile della città”. Un nuovo terreno di scontro, dunque, ma è da sottolineare come anche altri Comuni si siano mossi in questo senso.

È il caso, solo per citarne alcune, di Palermo, San Vito Lo Capo, Ragusa, Capri. Con divieti alle biciclette che sono modulari, ovvero in alcuni orari di alcuni giorni. D’altronde, è lo stesso Codice della strada, all’articolo 3 che parla delle aree pedonali, a chiarire come non ci sono divieti a monte, ma anche che i Comuni possono regolamentarle.