La proposta di riacquisto del piazzale della stazione mette la maggioranza di Gaeta davanti a una scelta politicamente esplosiva: accogliere le 1.200 firme dei cittadini o difendere una vendita del 2019 oggi finita sotto processo
Il presidente del Consiglio Comunale di Gaeta Gennaro Dies – da apprezzato (ormai ex) medico di famiglia – predica cautela e pazienza. La maggioranza di centrodestra, di cui fa parte, non sa quali pesci pigliare. Si trova a un bivio come Chuck Noland — il personaggio interpretato da Tom Hanks nella memorabile scena finale di Cast Away: disorientato dopo anni trascorsi da naufrago su un atollo polinesiano.
Riveste una particolare importanza il vertice di maggioranza che il sindaco Cristian Leccese ha fissato nel pomeriggio di giovedì presso il Palazzo Municipale. La coalizione di centrodestra ha tra le mani una patata bollente, troppo scottante a poco più di un anno dalle elezioni amministrative: la proposta di deliberazione di iniziativa popolare finalizzata al riacquisto del piazzale della stazione ferroviaria, dove fino al 1982 arrivavano i treni.
La crisi e la successiva chiusura della vetreria Avir avevano provocato l’isolamento della città rispetto agli altri centri del Sud pontino, almeno fino all’avvento del sindaco Cosimino Mitrano, trent’anni dopo, nel 2012, che invertì una pericolosa tendenza.
La maggioranza Leccese ha in mano una bomba politica che non è stata innescata dal Partito Democratico, unica forza di minoranza consiliare. Il timer è stato attivato da un comitato civico che ha chiesto al Comune il rispetto dell’articolo 12 dello Statuto e di quanto previsto dal decreto legislativo 267/2000. Dal mese di novembre si trova sulla scrivania del presidente Dies una bozza di delibera che prevede l’avvio della procedura per riacquistare un piazzale fondamentale per la sosta – una delle criticità storiche della cittài – a metà strada tra il centro cittadino e la spiaggia di Serapo.
Oltre 1.200 firme e una storia che brucia ancora
Lo Statuto prevedeva la raccolta di 200 firme per inserire la richiesta in un consiglio monotematico. Il comitato, coordinato dal professore ed ex presidente del Consiglio Comunale Damiano Di Ciaccio (con una lunga militanza nella Margherita) ne ha raccolte sei volte di più: oltre 1.200.

La decisione è politicamente gravosa. Accogliere la proposta di iniziativa popolare significherebbe sconfessare l’operato dello stesso Comune quando, nell’estate del 2019 – era sindaco Cosimino Mitrano – avvenne la vendita del piazzale da parte dell’ex Consorzio Industriale del Sud pontino a favore della società Cavour Immobiliare, appena costituita davanti a un notaio. Il prezzo: 409.000 euro, pochi spiccioli rispetto all’importanza strategica dell’area dove arrivava la storica Littorina.
La maggioranza si trova al bivio perché molti cittadini, moltissimi di centrodestra, attendono una risposta dalla politica dopo che quella vendita – accompagnata da una variante al PRG approvata dalla sola Giunta e non dal Consiglio comunale – è diventata prima oggetto di indagine e poi di processo da parte della Procura e del Tribunale di Cassino. Respingere la proposta popolare avrebbe un costo elettorale alto. Ma accoglierla significherebbe sconfessare la giunta Mitrano, della quale l’attuale sindaco Leccese faceva parte come vicesindaco e assessore.
Il consiglio che la maggioranza non vuole
Il presidente del Consiglio Comunale Gennaro Dies sta brillando per equilibrismo. Aveva presieduto l’ultima conferenza dei capigruppo che aveva calendarizzato due sedute e mezzo: la prima sul Pef e le nuove tariffe della Tari, la seconda sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio. La terza, sul possibile ritorno nel patrimonio comunale del piazzale della stazione, era stata fissata in un arco temporale tra l’11 e il 15 maggio, senza data certa.

Dies non vuole che il suo nome diventi il bersaglio di una diffida alla Prefettura o di una denuncia per omissione d’atti d’ufficio. Per questo ha chiesto al sindaco di fare sintesi, sapendo che molti componenti della maggioranza (ma non tutti) voterebbero la proposta sottoscritta dai 1.200 gaetani. Ha anticipato la possibile data di convocazione del consiglio per il 13 maggio.
Nei due giorni successivi non sarà possibile: il 14 è in programma la commemorazione di Pasquale Corbo, uno dei migliori sindaci del dopoguerra gaetano, mentre il 15 il Comune sarà chiuso per l’attraversamento del 109° Giro d’Italia. Dies non vuole andare oltre martedì 19 maggio, intendendo onorare l’impegno assunto con tutte le forze politiche.
Il testo deliberativo ha ricevuto il parere di legittimità della segretaria generale Patrizia Cinquanta: la proposta può approdare in aula, ma con una pericolosa particolarità: non potrà essere emendabile con formule interlocutorie. Il consiglio ha davanti due opzioni, con le inevitabili conseguenze politiche: prendere o lasciare. L’unica scorciatoia praticabile sarebbe venire in aula e proporre il rinvio del voto adducendo l’esistenza di un’interlocuzione avviata con il presidente del Consorzio Industriale del Lazio, Raffaele Trequattrini, affinché l’area torni al Comune. Il comitato ha già fatto sapere che vigilerà su eventuali manovre di questo tipo.
Nel centrosinistra litigi a go-go
Il fronte progressista di Gaeta è alle prese con una durissima polemica interna. Il consigliere comunale del PD Franco De Angelis ha ingaggiato uno scontro a distanza con l’ex sindaco Anthony Raimondi, passato agli annali per essere stato, nel 2007, il primo sindaco civico eletto in una località di medio-grande importanza del territorio pontino. Oggi residente a Nairobi, in Kenya, dove lavora nella cooperazione internazionale.

“Ho chiarito ad Antonio che non ce l’avevo con lui – ha dichiarato De Angelis — Ma con il mancato rispetto di alcuni rappresentanti di quella stagione politica nei confronti di una minoranza che fa quel che può contro una maggioranza composta da 14 consiglieri”. De Angelis ha ribadito che scriverebbe di nuovo quanto pubblicato sui social – una scintilla trasformatasi in incendio – e ha risposto a muso duro a chi, dall’esterno, dispensava consigli all’opposizione.
“Fa ridere sentire lezioni da chi Gaeta ha contribuito a governarla. Però l’ha governata così bene che i cittadini li hanno mandati a casa molto presto. Oggi alcuni di questi signori pontificano: “L’opposizione non sa fare sintesi”, “Non avete un candidato”, “Così non vincete”.“
“Grazie professori. Peccato che la vostra sintesi è finita molto presto con una sfiducia. Prima di spiegare a noi come si sta all’opposizione, spiegate voi come avete fatto a farvi mandare all’opposizione dai gaetani. Perché su quello sì che siete esperti. Noi siamo opposizione: è un ruolo difficile. Si sbaglia, si litiga, si cerca una strada. L’unità non la si può solo invocare. La si deve praticare con razionalità”.
Da dove nasce la proposta
Il ritorno del piazzale dell’ex stazione nel patrimonio inalienabile del comune di Gaeta venne rilanciato nel 2023 da una mozione presentata dall’ex sindaco Silvio D’Amante. La mozione venne approvata ma con una pioggia di emendamenti. Uno di questi riguardava la necessità di attendere l’esito del processo per abuso d’ufficio e per lottizzazione abusiva in corso a Cassino.
Ora le cose sono cambiate: il primo reato è stato cancellato dal Parlamento. Il secondo è stato esaminato dal giudice monocratico Marco Gioia del tribunale di Cassino. Che ha calato definitivamente il sipario per avvenuta prescrizione.



