La carezza ad Anagni del vescovo Marcianò: simpatia e impegno

L'ingresso di monsignor Santo Marcianò anche nella diocesi di Anagni-Alatri. L'invito a camminare insieme. I gesti di comunione. Il messaggio per una collaborazione: con le autorità civili, tra i religiosi, per i giovani, i lavoratori, i poveri

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Una chiesa che deve camminare insieme alla comunità civile. Senza dimenticare le differenze che ci sono tra i due mondi. Ma avendo le capacità di fare delle differenze il punto di forza per una vera collaborazione. Tanto più importante in una terra, la Ciociaria, che ha tante bellezze ma anche tanti problemi. Che necessitano dell’impegno di tutti. E’ un messaggio importante quello lanciato domenica all’interno della Cattedrale di Santa Maria di Anagni da Santo Marciano’, ora ufficialmente il nuovo vescovo anche della diocesi di Anagni-Alatri oltre a quella di Frosinone – Veroli – Ferentino, unite in persona episcopi.

Il vescovo e le stellette

Nominato il 1 luglio dal Papa Leone XIV, domenica il nuovo vescovo si è insediato nella città dei Papi.  Il momento esatto dell’avvicendamento è stato alle 18:02 quando il vescovo uscente Ambrogio Spreafico, dopo la lettura della Bolla Papale, ha passato il pastorale a Santo Marcianò. Un avvicendamento sottolineato da un abbraccio commosso tra i due uomini di chiesa e dall’applauso di tutta la folla presente nella cattedrale. Tanti fedeli ed anche tante autorità politiche e militari. Perché Santo Marcianò, fino a qualche mese fa era ordinario Militare per l’Italia: cioè l’arcivescovo che si occupa delle anime nelle Forze Armate.

Per questo ad Anagni c’erano il generale Antonio Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa (“preghi per noi eccellenza, ne abbiamo molto bisogno” gli sussurra abbracciandolo); il generale Giovanni Maria Iannucci, Comandante Operativo Vertice Interforze; il generale dei carabinieri Aldo Iacobelli, comandante della divisione Podgora che sovrintende ai Comandi nelle regioni Lazio, Marche, Sardegna, Toscana e Umbria. Volto noto quello del generale Francesco Paolo Figliuolo, oggi vice direttore dei Servizi dell’Aise ma più conosciuto per avere coordinato la Logistica dei vaccini anti Covid. Da Reggio Calabria, terra natale dell’arcivescovo, è arrivato Cesario Totaro, comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria.

In prima fila anche il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti e la sua collega degli Esteri Maria Tripodi, l’ex vicepresidente del Senato ed oggi capogruppo di Forza Italia Maurizio Gasparri, il senatore Lucio Malan.

Civile e religioso

Santo Marcianò saluta Isabella Rauti e Maurizio Gasparri

La giornata dell’arrivo del nuovo vescovo nella diocesi di Anagni-Alatri ha avuto due atti, distinti ma intrecciati: prima quello civile, poi quello religioso. Ma a rubare la scena, almeno nella fase istituzionale, è stato un momento tanto imprevisto quanto memorabile.

Nel cuore della Sala della Ragione è bastata una distrazione per scatenare l’ilarità generale e far capire quanto sua alla mano il nuovo monsignore. Nel corso del saluto ufficiale, lo speaker si è lasciato sfuggire un inaspettato “Vescovo Natalia”, al momento di chiamare al leggio il sindaco Daniele Natalia. E a quel punto, monsignor Santo Marcianò non si è fatto pregare: si è alzato, ha sorriso e ha posato il proprio zuccotto episcopale sulla testa del primo cittadino, visibilmente imbarazzato ma sportivo nella parte del “vescovo per un minuto”.

Smaltita la risata collettiva, il sindaco ha preso la parola per sottolineare l’importanza del dialogo tra Chiesa e istituzioni civili, in un tempo che — ha detto — “chiede collaborazione, visione e coraggio”. Si è detto certo che il nuovo vescovo saprà imprimere una spinta in questa direzione.

La croce in dono

Il vescovo Santo Marcianò mostra la croce pettorale ricevuta in dono dagli anagnini tramite il sindaco Daniele Natalia

Poi il momento del dono istituzionale: come da tradizione, l’amministrazione comunale ha offerto a Marcianò un oggetto simbolico, una croce in materiale prezioso. Un gesto di benvenuto che il prelato ha accettato con gratitudine, pur con una punta di imbarazzo: “Forse un po’ troppo preziosa”, ha detto, lasciando intendere con eleganza che il valore delle cose, talvolta, va misurato anche in altri termini.

Parole che — inevitabilmente — hanno fatto tornare alla mente le polemiche dei giorni scorsi, con le opposizioni di centrosinistra che avevano contestato il costo del regalo: 1700 euro, una cifra ritenuta eccessiva dai banchi della minoranza. Marcianò, con una battuta, ha smorzato i toni. Ma la polemica, quella sì, resta in agenda. Inutile e fondata sul nulla: in tutto l’Occidente si usa fare dei regali per sottolineare i momenti di festa e quello porto dall’Amministrazione non era un dono personale ma a nome di una comunità di oltre 20mila abitanti; è come se ogni cittadino avesse speso 8 centesimi dimostrando la propria educazione. Ci può stare.

L’abbraccio sincero

L’abbraccio tra il sindaco ed il vescovo

Il resto della giornata è stato un abbraccio sincero. Il nuovo Vescovo si è detto onorato della propria presenza in città, dicendosi convinto della necessità che chiesa e società civile debbano essere intrecciate. A maggior ragione, ha detto, in una città come Anagni che è per tutti la Città dei Papi, avendone avuti sette. Anche se, ha aggiunto il vescovo tra il serio ed il faceto, “spero di non dover subire anch’io uno schiaffo come quello ricevuto da Bonifacio VIII nel 1303“. 

Marcianò ha poi voluto dare alcune indicazioni su quella che sarà la propria azione come vescovo. Ha ribadito che il passato è importante ma che serve soprattutto ad interpretare il domani. Ha prefigurato un’azione attiva sul territorio per affrontare le criticità  che lo caratterizzano; ha sottolineato la necessità di adoperarsi per i bambini, per i giovani, per gli anziani, per i lavoratori, per chi è sofferente e per  le famiglie.

Commosso il saluto del Vescovo emerito Ambrogio Spreafico, che ha voluto ringraziare quanti lo hanno aiutato nei suoi anni di permanenza nella diocesi, esortando chi verrà dopo di lui ad impegnarsi ancora di più per il territorio. Umile e coinvolgente Marcianò: avrebbe potuto fare tutto da solo: e invece ha voluto che a benedire la nuova croce fosse Spreafico, avrebbe potuto benedire tutti essendo lui il nuovo pastore ma ha chiesto a tutti gli altri vescovi presenti di benedire la folla insieme a lui.

Il passaggio del pastorale

Il passaggio del pastorale

Subito dopo, il vescovo si è spostato nella cattedrale di Santa Maria. Dove, dopo la cerimonia del passaggio di pastorale ha celebrato la prima messa da nuovo vescovo della città dei papi.

Molto forte la sua omelia, a partire dalla consapevolezza “di avere affidato un popolo, una terra bellissima, una storia ricca di cultura e arte ma che porta anche le fatiche e le sofferenze, le ingiustizie da sanare e la pace da costruire, invocare, sognare“. Di qui la responsabilità verso “i poveri, gli ultimi“; perché “nessuno può essere calpestato: non da economie inique, talora favorite da scelte politiche o internazionali, né dell’iniquità di economie nascoste dietro presunti diritti“. 

Riprendendo le parole di Papa Leone XIII, Marcianò ha esortato tutti a creare “una forza benefica e pacifica di cambiamento profondo, favorendo lo sviluppo delle potenzialità interne alla realtà stessa“, a partire dai giovani, “artefici del mondo che assieme sogniamo“.

Marcianò ha poi citato le parole pronunciate ad Anagni da Giovanni Paolo II nel 1986: “la vera saggezza è solo l’umiltà di fronte a Dio, che di conseguenza diventa senso dell’adorazione, della confidenza nel suo amore, della fiducia nella sua Provvidenza, anche quando i suoi disegni possono apparire oscuri e intricati“; ed ha ricordato che nella cattedrale di Santa Maria 770 anni fa era stata canonizzata Santa Chiara. Concludendo con l’esortazione ad “iniziare il cammino insieme“, per “trasformare ogni ora di vita in amore“.