La Cascata non può aspettare: Isola riapre la partita sull’acqua

Cascata Grande e Valcatoio tornano al centro del Consiglio: la minoranza chiede di rivedere concessioni e tutele, la Giunta punta sui dati della Nautilus. Sullo sfondo, acqua, identità e futuro urbano della città.

Irene Mizzoni

Phoenix ex cineribus suis resurget

Il destino della Cascata Grande e della Cascata del Valcatoio, autentici capolavori naturali inscrivibili nel cuore del tessuto urbano isolano, è tornato a occupare la scena politica locale nel corso della seduta del Consiglio Comunale svoltasi questa mattina. È stata incardinata sull’interrogazione promossa dalla consigliera di minoranza Maria Francesca Fiorini del gruppo “Isola del Liri Futura“.

L’assise ha fatto emergere la complessa dialettica tra la salvaguardia dell’identità monumentale del bacino fluviale, la rigorosa analisi dell’evoluzione idrologica e il groviglio di competenze amministrative che regolano la gestione delle risorse idriche

La posizione della minoranza: continuità e coraggio

La consigliera Maria Francesca Fiorini

L’intervento dell’opposizione ha avuto il merito di riannodare i fili del tempo. Richiamando gli scritti storici del 1913 fino alle intuizioni dei Piani Regolatori del 1957 e del 1973, per giungere fino alle perimetrazioni del PTPR regionale del 2021, Maria Francesca Fiorini ha delineato una traiettoria nitida: le cascate non sono mai state un mero elemento decorativo, bensì il cuore pulsante e l’infrastruttura fondativa dell’intero assetto urbano.

Oggi che il contesto climatico impone un’attenzione senza precedenti sui flussi dei fiumi e il Comune è impegnato nella stesura del nuovo Piano Urbanistico Comunale Generale (PUCG), l’opposizione chiede un cambio di passo. E mette nel mirino le autorizzazioni ad usare l’acqua, deviandola e facendogli alimentare piccole centrali per produrre energia elettrica.

La critica mossa al sistema delle concessioni idroelettriche private non nasce da un’ideologia anti-industriale. Nasce invece da una constatazione storica: nate nel secondo dopoguerra per sostenere una fiorente filiera cartaria oramai in gran parte spenta, quelle derivazioni rischiano oggi di apparire come anacronistiche di fronte alle sofferenze idriche del centro storico. Da qui la sollecitazione a un’azione politica d’impulso verso Regione e Provincia per la revisione dei titoli con i quali ottenere le concessioni. E poi la proposta di riprendere l’ipotesi di una candidatura UNESCO con cui promuovere il patrimonio culturale e ambientale della città e la sua tradizione legata all’acqua. Infine la richiesta di un metodo più partecipativo e meno incentrato sugli annunci mediatici.

La risposta della Giunta: il valore dei dati

L’Assessore Stefano Vitale interviene in aula

Di contro, l’amministrazione guidata dal sindaco Massimiliano Quadrini ha opposto una visione improntata al pragmatismo istituzionale e alla fondatezza scientifica. L’Assessore alla Rigenerazione Urbana Stefano Vitale ha chiarito che la tutela di un bene complesso non si esercita attraverso scorciatoie demagogiche ma costruendo una struttura amministrativa e tecnica del tutto inoppugnabile.

Elemento centrale emerso dalla risposta della Giunta riguarda la formalizzazione dell’incarico alla Nautilus, la società di ingegneria e consulenza ambientale già responsabile della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) nell’ambito del nuovo PUCG. Alla Nautilus verrà affidato il compito specifico di condurre un’analisi idrologica di dettaglio sulle Cascate e di affiancare il Comune con un supporto specialistico ai tavoli tecnici e istituzionali con Regione e Provincia.

Le direttrici sulla Cascata

La linea dell’esecutivo locale si articola su direttrici chiare:

  • 1- La ripartizione delle competenze: Il Comune non dispone del potere diretto di revocare o modificare i disciplinari concessori, spettando tale potestà alla Regione Lazio (per le grandi derivazioni) e alla Provincia di Frosinone (per le piccole). Tradotto: non abbiamo noi il potere di cambiare le norme sulle Concessioni, spetta alla Regione Lazio.
  • 2 – L’analisi scientifica del bacino: I dati storici indicano una contrazione della portata del fiume Liri all’altezza di Sora nei periodi di magra dai 9 metri cubi degli anni ’50 agli attuali 3 metri cubi, rendendo l’apporto del Fibreno determinante per l’alimentazione delle cascate. Risulta inoltre fondamentale mappare tutti gli attingimenti a monte, compresi quelli irrigui gestiti dal Consorzio di Bonifica.
  • 3 – Pianificazione e tutela integrata: L’iter per l’estensione del Monumento Naturale al braccio sinistro del fiume e la redazione del nuovo PUCG a consumo di suolo zero testimoniano la volontà di inserire la tutela dell’acqua all’interno di una visione urbanistica e ambientale di lungo termine.

La voce del Comitato

​​​​​​​Costantino Mancini Terracciano, Presidente del Comitato per la difesa delle Cascate del Liri

Un momento cruciale della seduta è stato rappresentato dall’intervento del Presidente del Comitato per la tutela delle cascate, Costantino Mancini Terracciano, reso possibile dalla sospensione dei lavori votata all’unanimità dall’Aula. Il contributo civico ha riportato la discussione sul piano della percezione reale: quando una cascata si riduce a un rigagnolo incerto, a essere intaccato non è un parametro algebrico, ma la percezione di identità e bellezza di una città intera.

Il Comitato ha sollevato un nodo concettuale imprescindible: il Deflusso Minimo Vitale (DMV) non può trasformarsi in un mero alibi burocratico. Se la causa originaria delle concessioni era la produzione industriale e l’occupazione, il venir meno di quel tessuto manifatturiero richiede un ripensamento profondo.

La proposta di trattare le cascate alla stregua delle grandi icone paesaggistiche d’Italia rappresenta un richiamo accorato a rimettere il valore monumentale sopra la rendita energetica marginale.

Spunti di riflessione

Al di là della legittima dialettica consiliare, la vicenda di Isola del Liri offre alcuni spunti di riflessione di respiro più generale:

  • 1 – Il rapporto tra diritto storico e mutamento ambientale: In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici e dalla contrazione delle riserve idriche, è sostenibile mantenere immutati gli assetti concessori concepiti nel secolo scorso? Il bilanciamento tra l’interesse economico privato e la tutela del bene pubblico idrico rappresenta una delle sfide centrali della governance contemporanea.
  • 2 – Il confine delle competenze e il coraggio della sintesi: La complessa frammentazione delle competenze tra Comuni, Province, Regioni e Consorzi rischia spesso di generare una sensazione di paralisi burocratica. L’iniziativa del Comune di dotarsi di un supporto tecnico specialistico come quello della Nautilus punta proprio a colmare il divario tra le istanze territoriali e le procedure amministrative degli enti regolatori.
  • 3 – L’acqua come identità e non solo come risorsa: Unire in un unico disegno la rigenerazione urbanistica, la tutela naturalistica e la pianificazione dello sviluppo significa riconoscere che l’acqua è la matrice culturale di Isola del Liri. Proteggere il corso del fiume equivale a preservare la memoria del passato e, al contempo, ad assicurare le fondamenta del futuro turistico ed economico della città.