La caserma che non finiva mai: Ceccano cambia strada e punta su via Falcone

Dal finanziamento regionale del 2015 ai lavori partiti anni dopo, passando per interdittive antimafia, sospensioni, trasferimenti e nuovi progetti. La storia della caserma dei Carabinieri di Ceccano è diventata uno dei dossier più lunghi della città. Ora l’Amministrazione Querqui mette risorse sulle camerate della sede di via Falcone e chiede più uomini dell’Arma.

Un’opera non è solo uno cantiere. È anche uno spaccato di cosa sono i lavori pubblici in questa parti d’Italia: alcune sono nate solo per spianare i fondi e rimanere poi delle cattedrali nel deserto assolutamente inutili. Altre solo per affidare la progettazione ed alzare qualche muro e poi fermarsi come eterne incompiute. Alcune ritornano, come i fantasmi che riprendono vita e all’improvviso passano dall’incubo alla favola: il Casaleno addormentato per decenni si è risvegliato di colpo ed in meno di una stagione è diventato un modello per la Serie A sotto le insegne di Stadio Stirpe. La caserma dei Carabinieri di Ceccano appartiene invece alla categoria del racconto a puntate.

La vicenda parte più di dieci anni fa, attraversa due amministrazioni, un commissariamento, imprese, ricorsi, interdittive antimafia, varianti, trasferimenti temporanei e nuovi finanziamenti. Nel frattempo i Carabinieri hanno cambiato sede, sono usciti da Ceccano e poi sono tornati.

Adesso arriva un’altra svolta. Nell’ultima variazione di bilancio, il Comune ha reperito le risorse necessarie per realizzare nuove camerate nella sede di via Giovanni Falcone, nell’area di piazzale Bachelet. L’obiettivo dichiarato dall’Amministrazione Querqui è creare le condizioni per chiedere un rafforzamento dell’organico della Stazione e quindi avere più Carabinieri sul territorio. (Leggi qui: Lo scuolabus incendia l’Aula: la maggioranza c’è, parte dell’opposizione apre ).

Per capire perché quel passaggio pesa, però, bisogna riavvolgere il nastro.

Tutto comincia nel 2015

Il primo capitolo risale al gennaio del 2015. Arriva un finanziamento regionale destinato al miglioramento sismico della vecchia caserma di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Nella relazione di fine mandato del Comune l’intervento compare per oltre mezzo milione di euro. Nel novembre 2016 viene aggiudicato definitivamente l’appalto al consorzio Eragon Stabile Scarl. Il contratto viene sottoscritto nel novembre dell’anno successivo: circa 252mila euro oltre Iva, con una durata prevista di 270 giorni. Sulla carta, poco meno di un anno, ma da lì la storia prende tutt’altra strada.

La vicenda viene rallentata da diversi passaggi amministrativi e giudiziari. Arrivano interdittive antimafia nei confronti dell’impresa aggiudicataria, ricorsi, sospensioni e ripartenze. Una delle interdittive viene prima annullata dal Tar e successivamente confermata dal Consiglio di Stato. Nel frattempo il cantiere procede a singhiozzo e vengono predisposte anche varianti in corso d’opera. Nel 2019 la relazione di fine mandato indicava ancora i lavori come in corso, con una perizia di variante da approvare. 

La caserma, intanto, restava un cantiere.

I Carabinieri lasciano Ceccano

Nel febbraio del 2020 arriva il passaggio più delicato. Le condizioni del cantiere non consentono più la presenza contemporanea e in sicurezza dei militari e del pubblico e la Stazione viene quindi trasferita temporaneamente a Giuliano di Roma. A Ceccano rimane comunque un punto per la ricezione delle denunce, ricavato negli uffici comunali di via Giovanni Falcone, mentre l’Arma assicura il mantenimento dei servizi di controllo del territorio. Il trasferimento doveva essere temporaneo, ma durerà due anni e sei mesi.

Il luogotenente Fabio Laurentini

Il 16 agosto 2022 i Carabinieri tornano finalmente a Ceccano. Non tornano però nella caserma storica di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. La nuova sede viene ricavata nell’edificio comunale di via Giovanni Falcone ed è lì che la Stazione riprende stabilmente la propria attività in città, mentre la vecchia caserma continua invece a trascinarsi dietro il problema dei lavori.

Pochi mesi prima, nel maggio 2022, il Comune aveva formalizzato la risoluzione del contratto con il consorzio Eragon. Era il tentativo di chiudere definitivamente un rapporto diventato ormai impraticabile e riaprire la strada al completamento dell’immobile, ma la parola fine era ancora lontana.

Il conto sale

Nel 2024 il dossier torna nuovamente al centro dello scontro politico. Per completare l’opera vengono quantificati ulteriori lavori per circa 479mila euro: poco più di 254mila coperti da un finanziamento regionale e circa 225mila da cofinanziare con risorse comunali. Gli interventi già eseguiti fino a quel momento risultavano per circa 171mila euro. È in quella fase che l’allora opposizione composta, tra gli altri, da Andrea Querqui, Emiliano Di Pofi, Mariangela De Santis ed Emanuela Piroli presenta un’interrogazione alla Giunta Caligiore.

Andrea Querqui

Il motivo era una proposta proveniente dall’Arma: secondo quanto ricostruito nell’interrogazione, il Comando provinciale aveva manifestato la disponibilità a sostenere i costi necessari al completamento della vecchia struttura in cambio della sua cessione gratuita. L’Amministrazione Caligiore non aveva aderito e la preoccupazione era quella di dover restituire i finanziamenti regionali già utilizzati sull’immobile.

Ancora una volta, la caserma diventava materia politica.

Un’altra gara, poi il cambio di rotta

Nel giugno 2025 viene pubblicata una nuova indagine di mercato per il progetto di miglioramento sismico della vecchia caserma: il valore complessivo indicato supera i 688mila euro, con oltre 666mila euro di lavori a base della procedura. Sembrava l’ennesimo tentativo di arrivare alla conclusione di una vicenda iniziata dieci anni prima. Poi cambia l’Amministrazione e cambia soprattutto l’impostazione.

Nel luglio 2026 Palazzo Antonelli decide di non inseguire più l’idea di riportare la Stazione nell’edificio storico di via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Le verifiche tecniche avevano evidenziato che il progetto finanziato avrebbe risolto essenzialmente la parte strutturale e sismica, lasciando ancora da affrontare impianti, finiture, distribuzioni interne e altre opere necessarie per rendere la caserma pienamente operativa. Il completamento avrebbe quindi richiesto ulteriori risorse a carico del Comune.

(Foto © Stefano Strani)

La scelta diventa così un’altra: i Carabinieri restano dove sono. L’edificio di via Giovanni Falcone, nato come altra struttura comunale e utilizzato negli anni anche dalla Polizia Locale, diventa così il punto sul quale investire. Oggi la Stazione Carabinieri risulta ufficialmente operativa proprio al civico 3 di via Giovanni Falcone ed è proprio qui che entra in gioco l’ultima variazione di bilancio. L’Amministrazione Querqui ha trovato le somme per realizzare le camerate.

Sicurezza, non soltanto muri

Il ragionamento è che una caserma capace di ospitare più militari possa consentire al Comando di chiedere e ottenere un potenziamento dell’organico. Più spazi, quindi, per provare ad avere più uomini in servizio a Ceccano.È questo il vero punto politico della scelta. Dopo anni trascorsi a spendere per riportare i Carabinieri dentro la vecchia caserma, il Comune decide di investire sulla sede nella quale i militari lavorano già.

(Foto: Stefano Scarpiello © Imagoeconomica)

La stessa variazione di bilancio si lega ad un altro intervento. Il Comune ha chiesto alla Regione Lazio 50mila euro per ampliare la videosorveglianza nei principali luoghi della movida: piazzale Europa, Santa Maria a Fiume, Bachelet e Impastato.La linea che l’Amministrazione prova a costruire è quindi più ampia. Da una parte le telecamere. Dall’altra la possibilità di aumentare la presenza fisica dei Carabinieri.

Querqui ha ricordato in Consiglio che reperire nuove risorse non è semplice per un Ente che, dal 2021 al 2035, deve accantonare circa mezzo milione di euro l’anno nell’ambito del proprio percorso finanziario. Anche per questo la scelta sulla caserma assume un significato preciso. Non rimettere altri soldi, almeno in questa fase, dentro un edificio che continua a richiederne. Investire invece dove il presidio già esiste.

Undici anni dopo

La storia della caserma di Ceccano comincia con un finanziamento per rendere più sicuro un edificio. Undici anni dopo si conclude, almeno politicamente, con la decisione di utilizzare un altro edificio. Nel mezzo ci sono stati appalti, interdittive antimafia, varianti, proroghe, ricorsi, un trasferimento fuori città, il ritorno dei militari, nuovi finanziamenti e un’altra procedura di gara.

La vecchia struttura di via Carlo Alberto Dalla Chiesa resta patrimonio comunale e potrà essere destinata ad altro uso quando sarà possibile completarla. La Stazione, invece, resta in via Falcone. Ora il Comune vuole aggiungere le camerate e chiedere più Carabinieri.È evidente che, dal punto di vista logistico, la sede di via Carlo Alberto Dalla Chiesa avrebbe offerto spazi più ampi e una struttura nata proprio per ospitare l’Arma. 

Anche per questo, negli anni, il ritorno dei Carabinieri lì era rimasto l’obiettivo naturale. Oggi però la scelta di puntare su via Giovanni Falcone appare come una soluzione quasi obbligata: i militari sono già operativi in quella sede e il Comune ha deciso di investire lì, evitando di riaprire un capitolo che per oltre dieci anni ha assorbito tempo e risorse. 

Se questa linea verrà confermata fino in fondo, è verosimile che una parte sempre più consistente dell’edificio venga destinata stabilmente all’Arma. 

Perché oggi la sicurezza pesa di più

La scelta arriva inoltre in una fase nella quale il tema della sicurezza è tornato con forza nell’agenda cittadina. 

Foto © Stefano Strani

Negli ultimi giorni Ceccano ha registrato episodi che hanno richiesto interventi delicati delle Forze dell’Ordine: il 24 settembre un uomo è stato arrestato dopo avere danneggiato un locale e opposto resistenza ai Carabinieri, con un militare rimasto ferito.  A questo si aggiunge la prossima apertura della nuova REMS di Ceccano, struttura sanitaria destinata ad accogliere persone sottoposte a misure di sicurezza disposte dall’autorità giudiziaria. (Leggi qui: La notte dei ragazzi e il conto che nessuno vuole pagare).

La nuova sede permanente è prevista per 40 posti e la sua entrata in funzione è indicata dalla Asl tra gli appuntamenti dell’autunno. La REMS non va letta come un problema di ordine pubblico in sé, ma la presenza sul territorio di una struttura di questo rilievo rende ancora più importante un raccordo stabile tra istituzioni sanitarie, Comune e Forze dell’Ordine. 

È dentro questo quadro che la variazione di bilancio assume un significato più ampio: camerate per rafforzare la Stazione, richiesta di più uomini e nuove risorse per la videosorveglianza.