La cena del sindaco Mastrangeli tra apparenza e sostanza

La cena del sindaco Mastrangeli ha rivelato assenze significative, evidenziando la precarietà della sua maggioranza. Sebbene il consenso popolare sembri alto, la situazione consiliare è fragile, con dissidi interni e un centrodestra che stenta a trovare unità.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

La cena celebrativa organizzata l’altra sera dal sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli al Mantova del Lago a Posta Fibreno, ha registrato diverse assenze. Alcune politicamente molto pesanti e forse anche inaspettate. Probabilmente anche dallo stesso sindaco.

Ora però, volendo guadare oltre il semplice “presenti e assenti“, la situazione della maggioranza Mastrangeli continua ad essere estremamente delicata ed in equilibrio perennemente fragile. Sarà così anche nel prossimo Consiglio comunale di fine mese. A prescindere dalla cena.

La piazza e l’Aula

Riccardo Mastrangeli (Foto © Massimo Scaccia)

Il ragionamento, nella sua complessità è paradossalmente piuttosto semplice: e non è una contraddizione in termini. Il 56% di gradimento attribuito al sindaco Riccardo Mastrangeli dal Governance Poll del Sole 24 Ore è un dato che, sulla carta, certifica un successo. Ma corrisponde davvero alla situazione in aula consiliare? (Leggi qui:  (Leggi qui: Alto gradimento, le lotte intestine non scalfiscono la popolarità di Mastrangeli) E leggi anche: La crescita di Mastrangeli è soprattutto una sberla all’opposizione).

 La risposta, per chi osserva da vicino le dinamiche del Comune di Frosinone è più sfumata di quanto il sondaggio suggerisca: il consenso popolare non rispecchia la compattezza politica in Aula. Il gradimento del sindaco oggettivamente è cresciuto rispetto al giorno dell’elezione (55,3%), non c’è alcun dubbio: ma in Aula consiliare la maggioranza è tutt’altro che solida. Il consenso dentro Palazzo Munari per Mastrangeli, non è cresciuto proporzionalmente alla strada.

Divisi alla meta

Maurizio Scaccia e Cinzia Fabrizi (Foto © Massimo Scaccia)

La situazione è arcinota. Nove consiglieri eletti con il sindaco nelle liste del suo centrodestra hanno preso le distanze dalla maggioranza e da Riccardo Mastrangeli.

Forza Italia, uno dei Partiti fondatori del centrodestra (vale la pena ricordarlo sempre), è stabilmente all’opposizione. E sembra proprio che voglia rimanerci fino al termine della consiliatura. Il sostegno a Mastrangeli si regge quindi su una coalizione trasversale, realisticamente innaturale,  che include anche Consiglieri che prima erano all’opposizione come il Polo Civico e la Lista Marini. Per non parlare della imprescindibilità per il sindaco della presenza / astensione del Gruppo che fa riferimento al suo avversario nel Ballottaggio del 2022, l’ex primo cittadino Pd Domenico Marzi, passato alla formula del “diversamente opposizione” con cui impedisce che Mastrangeli possa finire sotto con i numeri.

Continuando a convocare l’Aula sempre e solo in Prima chiama, quando servono 17 consiglieri per iniziare i lavori, senza Marzi non si va da nessuna parte. La tenuta numerica è dunque sempre estremamente complicata.

Silenzi che parlano

Domenico Marzi e Riccardo Mastrangeli (Foto © Massimo Scaccia)

L’apertura al centrosinistra da parte di Mastrangeli ha suscitato più di qualche malumore ma nessun consigliere di maggioranza ha sollevato obiezioni formali e ufficiali. Ci sono silenzi che parlano più di mille comunicati.

Anche il “diversamente maggioranza” o “diversamente opposizione” di Marzi (dipende dai punti di vista) viene tollerato per evidenti motivi di sopravvivenza della consiliatura ma non particolarmente condiviso da alcuni. E qui si apre un file, difficile da archiviare, sul desktop politico del Comune.

Quanti e quali Consiglieri avrebbero veramente avuto la volontà e il coraggio di firmare un documento ufficiale, per interrompere prima del tempo la consiliatura e mandare a casa Mastrangeli? La risposta è talmente ovvia da risultare banale. Il rischio (vero) a Frosinone di vedere la fine anticipata del Governo Mastrangeli 1, non c’è stato mai. 

Anche a destra

Aldo Mattia e Massimo Ruspandini (Foto © Stefano Strani)

Se i Consiglieri di Mastrangeli non hanno detto nulla circa l’apertura a “pezzi” dell’opposizione, men che meno hanno avuto nulla da obiettare i Partiti del centrodestra. Fatta eccezione ovviamente per Forza Italia. Anzi, l’operazione “salite a bordo” è stata certamente avallata, anche se non pubblicamente, da FdI e Lega. Altrimenti il Sindaco non sarebbe mai andato avanti: non è certo uno sprovveduto delle dinamiche politiche e di come muoversi. 

I ripensamenti, specialmente in politica, ci sono sempre stati, ma non agevolano il quadro. Specialmente quando i colori sono così sfumati. A rendere ancora più delicata la situazione politica al Comune, contribuisce la tensione in FdI tra l’onorevole Aldo Mattia ed il coordinatore provinciale Massimo Ruspandini. L’ex direttore regionale di Basilicata, Sicilia, sardegna e Lazio di Coldiretti, forte dei suoi tanti tesserati, al momento di dare il via libera per la costituzione della Segreteria cittadina del Partito, ha chiesto un assessorato per la sua area nella Giunta del Capoluogo. Promessa, ad oggi, non mantenuta. Questa cambiale non onorata, ha congelato i rapporti tra i due. Con tutto quello che ne potrebbe derivare. Anche a Frosinone. (Leggi qui: Cambiale scoperta, scende il gelo tra Mattia e Ruspandini).

Giova ricordare che i Consiglieri Comunali di FdI del Capoluogo Sergio Crescenzi e Paolo Fanelli sono molto “vicini” all’onorevole Mattia. Gli altri stanno con il Presidente di AleS SpA ed ex vicesindaco Fabio Tagliaferri.

Più simbolica che strategica

(Foto © DepositPhotos.com)

Nessuno scenario è da scartare a priori. La cena al Mantova del Lago è stata, dunque, più simbolica che strategica. Il gradimento popolare è un dato importante ma non basta per governare con tranquillità e numeri sufficienti a garantire l’autonomia. 

A Frosinone, la maggioranza naviga in acque agitate: tra alleanze trasversali, tensioni interne e un centrodestra che fatica a ritrovare se stesso, ha perso il suo DNA originario.

 Il 2027 è ancora lontano ma le crepe nel sistema, almeno in quello uscito dalle urne nel 2022, sono già visibili. E il prossimo Consiglio comunale sarà probabilmente più rivelatore di qualsiasi sondaggio.