La città dello smog cambia copione: ora i numeri raccontano un’altra storia

I dati provvisori di ARPA Lazio ribaltano una narrazione lunga anni: il PM10 scende, i superamenti crollano e il capoluogo fa meglio di Ceccano, Cassino e di diverse centraline romane. Mastrangeli rivendica il risultato, ma il vero test arriverà a dicembre.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Per anni Frosinone è stata quella delle classifiche. Quelle che arrivavano puntuali ogni inverno, con il dito puntato sulle polveri sottili, sul traffico e sulla conformazione della valle. Ogni volta lo stesso copione: allarme, polemiche, ordinanze, discussioni sul blocco delle auto. Adesso, per la prima volta dopo molto tempo, il copione cambia.

A dirlo non è uno slogan dell’amministrazione ma i dati provvisori pubblicati da ARPA Lazio, l’agenzia regionale che monitora la qualità dell’aria. E la notizia, almeno fino ai primi giorni di settembre, è che Frosinone presenta valori di PM10 significativamente migliori rispetto agli ultimi anni e inferiori a quelli registrati in diversi altri centri della provincia e persino in alcune centraline romane e costiere.

La fotografia del 2026

I numeri raccontano una storia piuttosto netta.

La centralina Arpa di Frosinone Scalo

La centralina di Frosinone Scalo registra una media di 21 microgrammi per metro cubo, mentre quella di via Mazzini si ferma a 20. Ceccano è a 26, Cassino a 25, Ferentino a 22 e Anagni San Francesco a 21.

Il dato diventa ancora più interessante quando si guarda ai superamenti della soglia giornaliera di 50 microgrammi. Finora sono stati 11 allo Scalo e appena 3 in via Mazzini. Ceccano ne conta 24. Cassino 14.

CentralinaMedia mgr/mcSuperamenti
Frosinone Scalo2111
Frosinone via Mazzini203
Ceccano2624
Cassino2514
Ferentino22
Anagni S.Francesco21

Per una città che per anni ha fatto i conti con ben altri numeri, è un cambio di prospettiva.

Il passaggio più significativo, però, è quello con gli anni precedenti.

AnnoMedia annoSuperamenti
202230 mcgr/mc61 giorni
202333 mcgr/mc70 giorni
202431 mcgr/mc70 giorni
202528 mcgr/mc55 giorni
202621 mcgr/mc11 giorni

Nel 2022 la centralina dello Scalo aveva una media annua di 30 microgrammi e 61 giorni di sforamento. Nel 2023 la situazione era perfino peggiorata: media a 33 e 70 superamenti. Il 2024 aveva confermato le difficoltà, con 31 microgrammi e ancora 70 sforamenti. Poi qualcosa cambia. Nel 2025 la media scende a 28 e i superamenti diventano 55. Nel 2026, almeno finora, si arriva a 21 con appena 11 giornate oltre soglia.

Anche via Mazzini segue lo stesso andamento: dai 24 microgrammi del 2022 ai 20 del 2026, mentre gli sforamenti passano da 21 ad appena 3.

La prudenza prima dei titoli

(Foto: Messala Ciulla)

C’è però una riga del comunicato va letta due volte. I dati del 2026 sono provvisori. ARPA li consoliderà soltanto alla fine dell’anno e lo stesso documento invita a distinguerli dalle medie definitive del quadriennio precedente. Tradotto: il film sembra cambiato, ma i titoli di coda devono ancora arrivare. Ed è una precisazione importante, perché la qualità dell’aria dipende da molti fattori: meteo, inversioni termiche, venti, riscaldamenti domestici, traffico e condizioni atmosferiche che nessun sindaco può controllare da Palazzo Munari.

Lo riconosce anche Riccardo Mastrangeli. Il sindaco rivendica il risultato con una formula che punta proprio sulla certificazione dei dati. «Non parliamo di impressioni o valutazioni di parte ma di numeri rilevati e pubblicati dall’Agenzia regionale competente».

Per Mastrangeli il miglioramento è il frutto di una strategia costruita negli ultimi anni: applicazione del Piano regionale per la qualità dell’aria, interventi sugli impianti di combustione, limitazioni alle biomasse più inquinanti, incremento del verde urbano e una mobilità destinata a cambiare volto con il BRT, il nuovo trasporto pubblico locale, i 18 autobus elettrici, le navette e i parcheggi di scambio.

La vera partita è culturale

(Foto © Stefano Strani)

Forse il dato più interessante non è nemmeno quello del PM10. È il tentativo di cambiare il racconto della città. Per anni Frosinone è stata quasi sinonimo di emergenza ambientale. Le classifiche nazionali sulla qualità dell’aria sono diventate una sorta di marchio involontario, spesso più forte di qualunque altra notizia. Oggi il Comune prova a ribaltare quella percezione partendo dai numeri.

Se funzionerà, dipende soprattutto da quello che accadrà nei mesi più difficili. Perché il vero esame non è settembre: è l’inverno, quando si accendono i caminetti (inquinano più di una ciminiera industriale) e le stufe a pellet (inquinano come i caminetti). In quegli stessi giorni il traffico torna a pesare davvero. E la valle trattiene gli inquinanti.

Se quei valori resteranno bassi anche allora, Frosinone potrà dire di aver voltato pagina. Se invece i numeri torneranno a salire, resterà comunque un fatto difficile da ignorare: per la prima volta dopo molto tempo, i dati ufficiali hanno aperto uno spiraglio in una storia che sembrava sempre destinata a finire allo stesso modo.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com)