A Ceccano il Natale non è ancora iniziato, ma la politica sì: il post dell’assessore Alessandro Ciotoli diventa la risposta tagliente alle critiche della destra. Tra metafore, frecciate e scelte culturali, l’assessore rilancia un modello diverso e chiede di giudicare i fatti, non le nostalgie.
A Ceccano il Natale non è ancora cominciato ma il clima politico sì: quello è già entrato nel vivo da settimane. Stavolta, però, non sono le luminarie a far discutere. O meglio: non solo. È un post dell’assessore alla Cultura, Alessandro Ciotoli, a rimettere in movimento la giostra politica ceccanese. Un post scritto col tono garbato di chi non vuole litigare ma nemmeno farsi calpestare. E che in controluce manda un messaggio chiarissimo a chi, negli ultimi giorni, ha scelto la strada della polemica. (Leggi qui: Il Natale che divide: il post di Macciomei accende la polemica ).
Il riferimento è limpido come un bicchiere di Passerina: quando Ciotoli scrive che “sarebbe stato più facile investire 30mila euro in tre ore dentro una cantina”, non sta parlando di enologia. Sta parlando di politica. E chi deve capire capisce: il bersaglio è Più Ceccano e soprattutto l’ex assessore Riccardo Del Brocco, accusato indirettamente di aver destinato — secondo la ricostruzione che circola — 15mila euro per un evento tenuto in una celebre “cantina”. (Leggi qui: Il gusto del tempo che torna: eleganza e identità a “In Vino Vetus”).
Ciotoli non cita nessuno ma non serve. A Ceccano i messaggi viaggiano senza indirizzo: basta la metafora giusta e il destinatario lo trovi da solo.
“Anche io guardavo i paesi vicini”

L’attacco laterale è preceduto da un mea culpa ironico: «Lo confesso — scrive — negli anni scorsi spulciavo anch’io le pagine social degli altri Comuni, per trovare qualcosa da far fare a mia figlia Zoe».
È un’immagine semplice, quasi cinematografica: il padre che cerca un evento dignitoso, mentre la sua città “puntava tutto su luminaria 3D da 2.400 euro al pezzo e contest fotografici”. Anche qui la frecciatina non è tanto velata, ma ha bersagli chiari. È la fotografia, al contempo dolce e corrosiva, di un modo di intendere la Cultura fatto più di immagini che di contenuti.
E qui il discorso vira: perché l’assessore racconta che, arrivati al governo di Ceccano, si sono trovati un bando regionale da usare per eventi tra ottobre e gennaio. Una scelta politica: non soldi per un giorno solo, ma un progetto premiato dalla Regione. Tradotto: “Mentre qualcuno investiva in tre ore di festa in cantina, noi abbiamo costruito un Natale intero”.
Il modello Ciotoli: meno effetti speciali, più felicità

La risposta politica si nasconde dentro un manifesto culturale. Ciotoli parla di felicità come obiettivo amministrativo: non si possono risolvere i problemi economici delle famiglie ma si può rendere “bello vivere a Ceccano”. E allora arriva la parata di Abraxa Teatro, le musiche gospel, i concerti nelle chiese, DJ Gruff in piazza, i Trillanti nel borgo. Un mosaico di cose semplici che, però, raccontano una strategia: spalmare cultura ovunque, centro e periferia, borgo e piazza.
È un messaggio politico travestito da programmazione culturale: la Cultura non deve essere un’arma ma un’abitudine. E forse anche un modo per dire che l’epoca dei fuochi d’artificio isolati — e delle polemiche annesse — è finita.
Le luminarie? Ci saranno

Poi, l’altra stoccata elegante: le luminarie. Ciotoli non le demonizza, ma ne ridimensiona il mito. «Non addobberanno 300 km di strade — scrive — non l’ha mai fatto nessuno. Addobberanno quello che sarà possibile col budget attuale». Anche qui, la frecciata è chiara: il dibattito non può essere ridotto a “prima c’erano le luci, ora no”. È una questione di priorità. E di conti veri, non di nostalgie.
L’ultimo colpo è il più leggero ma anche il più tagliente. Ciotoli chiude dicendo che lui i video non li fa: «Li lascio a chi si sente telegenico e magari più moderno di me». Non nomina nessuno, ma a Ceccano tutti sanno chi ama i video, le dirette, le entrate in scena in stile influencer civico. La politica locale, lo sappiamo, non ha bisogno di traduzione simultanea.
Ciotoli ed il quadro che resta

La risposta dell’assessore non è uno scontro frontale: è un controcanto. Una narrazione alternativa al modello che la destra prova a riproporre da settimane, tra battute, accuse velate, commenti corrosivi.
Ciotoli sceglie un’altra strada: nessun insulto, nessun nome. Solo argomenti, scelte e un invito neppure troppo velato: giudicate i fatti, non le nostalgie.
E lo fa con quella frase che sembra scritta apposta per chi, in queste ore, ha riaperto il cassetto delle provocazioni: “Godetevi questo Natale. Criticatelo pure, dopo. Ma criticate le cose vere”.



