Il presidente del circolo di Fratelli d'Italia a Ceccano si confessa in un'intervista in cui tocca senza peli sulla lingua tutti i temi della politica cittadina. Boccia l'Amministrazione Querqui e punta a ricostruire, federare e ridare una casa alla parte che rappresenta. "Bisogna proporre una città che guardi alle grandi sfide come la cultura, la mobilità e la tecnologia. Occorre creare contesti virtuosi per i nostri giovani. Due idee: un Parco Tecnologico nell’ex Mediateca o un Parco Fluviale nell’Annunziata".
C’è un’immagine che torna spesso quando si parla di Rino Liburdi: quella del militante che non ha mai smesso di suonare la sua musica – in senso politico e letterale – nemmeno quando l’orchestra della destra ceccanese si era sciolta.
Laureato in Giurisprudenza, avvocato del Foro di Frosinone, sposato dal 2005, due bambini, professione tra Roma e Frosinone, e una passione per le note che non si è mai spenta. È lui che oggi guida il circolo di Fratelli d’Italia, dopo averlo preso nel momento più complicato: quando il partito era una casa scossa, con le finestre chiuse e i quadri storti.

Non è un debuttante: nel 2015 si candidò sindaco; nel 2020 entrò nella lista “Grande Ceccano” di Riccardo Del Brocco e nel 2025 ha guidato da dietro le quinte la coalizione a sostegno di Ugo di Pofi facendo, oltre a quella di Fratelli d’Italia, una lista: Ceccano più forte.
Oggi Liburdi ha un compito diverso: ricucire. Tenere insieme ciò che resta della destra ceccanese, ridare un senso al partito della Meloni in una città che il 24 ottobre ha vissuto un terremoto politico e umano. In questa intervista il Presidente parla di tutto: Querqui, il 24 ottobre, i conti del Comune, le ferite della destra, le Regionali 2028, il futuro.
“Presidente? Onore enorme e una responsabilità”
Presidente, partiamo dall’inizio: cosa significa oggi essere alla guida del circolo di Fratelli d’Italia a Ceccano? Qual è stato il primo sentimento quando la comunità del partito l’ha scelta all’unanimità e qual è, secondo lei, il bisogno più forte che i cittadini le stanno consegnando?

“Direttore, essere presidente di Circolo di Fratelli d’Italia per me è un grande onore perché rappresento nella mia Città il primo partito italiano. Mi rendo conto che è un ruolo importante che ha anche tanti oneri. Primo tra tutti la grande responsabilità di far ripartire una comunità dopo un momento difficilissimo e di grande delusione“.
“Il primo sentimento che ho provato è stato la speranza. Il mondo della destra è fatto di gente perbene, di ragazzi, donne e uomini che credono in valori sani. Ho l’onore e l’onere di rappresentarli. Il segnale più importante che ho cercato di dare e che cerco ancora di pormi come must è il metterci la faccia. Non è scontato… Quando le cose vanno bene siamo tutti bravi. E’ nei momenti difficili che la gente percepisce chi in certi valori ci crede davvero“.
La destra, Montanelli e la ripartenza dai valori
La destra ceccanese attraversa una fase di riorganizzazione interna. Da dove si riparte davvero: dai valori, dai numeri o dalle ferite ancora aperte?

“Si deve ripartire sicuramente dai valori. Indro Montanelli, che amo molto, diceva che la destra non è un’ideologia, ma un modo di essere. Ebbene dobbiamo seguire la strada dell’esempio. Dobbiamo dare testimonianza di militanza vera, senza doppi fini o interessi opachi, specialmente per i giovani. Ma anche dallo studio, dall’attenzione alla vita amministrativa che non passa solo per il consenso facile, ma anche per l’approfondimento dei temi. Dobbiamo formare una nuova classe dirigente;
Querqui, la giunta senza bussola
Guardando ai primi mesi dell’amministrazione Querqui, dove individua le criticità più evidenti nella gestione ordinaria – scuole, manutenzioni, servizi, comunicazione – e quali sono invece, secondo lei, gli aspetti che stanno funzionando? E più in generale, come giudica oggi lo stato dei conti del Comune?
“L’Amministrazione Querqui è troppo eterogenea, non si capisce la linea, l’indirizzo politico amministrativo. Il Sindaco, pur animato da buoni propositi, in ogni contesto rende un’immagine di sé molto vicina a quella di un pilota senza bussola. Complice anche l’elefantiasi politico-burocratica dovuta ad un’assegnazione di deleghe non solo sproporzionata, ma anche con sovrapposizione di competenze che creano quotidianamente corto circuiti tra consiglieri, assessori ed il sindaco stesso”

“La situazione di bilancio e la trasparenza sono dei punti sui quali mi batterò senza sconti. La narrativa, che ormai è diventata retorica del 24 ottobre mostra la corda. E’ chiaro che i conti erano in ordine tanto da consentire al Comune le compartecipazioni a bandi. Ciò grazie al lavoro svolto dalla precedente amministrazione. E’ un dato di fatto”.
“Con le bugie bisogna smetterla. Non paga nemmeno più. La questione dei vituperati affidamenti diretti, i fantomatici “albi”, le rotazioni, i soldi del cimitero. Ad una ad una tutte le mistificazioni della campagna elettorale stanno cadendo miseramente. In campagna elettorale ci sta. Ora non lo consentiremo più”.
Il 24 ottobre: “Sgomento, rabbia e gogna mediatica”
Il 24 ottobre ha segnato un punto di non ritorno. Come ha vissuto quelle settimane e cosa risponde a chi attribuisce a voi la radice dell’attuale caos?

“Ho vissuto i giorni del “24 ottobre” con sgomento, stupore, amarezza e rabbia. Un’intera classe politica spazzata via per i comportamenti di poche persone, di cui la maggior parte non erano nemmeno politici. I capi d’imputazione hanno confermato che nessuno della vecchia amministrazione era coinvolto ad eccezione del primo cittadino in episodi di corruzione.
“Eppure non si è avuto pietà della dignità delle persone. La gogna mediatica è stata durissima. In quelle settimane e nei mesi a venire, però, ho cominciato a prendere coraggio e coscienza che dovevo impegnarmi, metterci la faccia e cominciare a ricostruire“.
Opposizione divisa: “Io federatore? Se serve, sì”
Nell’opposizione cittadina non sembra emergere una linea unica. Visioni diverse o semplicemente ruoli diversi? E si sente di lanciare un appello all’unità?

“Sento forte il senso di responsabilità per ricostruire il partito e la coalizione. Il richiamo all’unità delle varie anime è per me uno degli obiettivi di mandato come segretario politico. Sia con i tesserati di FdI, sia con le altre anime del centrodestra, nessuno escluso”.
“Se il centrodestra a Ceccano ha bisogno di un “federatore”, di certo potrei essere uno di quelli che ci crede di più e che si impegnerà nei prossimi mesi e nei prossimi anni per farlo”.
Leadership futura: “No ai nomi, sì ai valori”
FdI dovrà presto definire una leadership. Lei sarà della partita? E da chi ripartirebbe?

“Guardi Direttore, fare nomi è talmente prematuro e in un certo senso andrebbe contro l’idea di unità di cui parlavo prima. Qualsiasi leadership che è nella culla oggi o che crescerà domani dovrà partire dal basso, dalle idde, dall’impegno, dalla militanza, da chi ci mette la faccia. Ecco, in questo senso posso dire che credo in questi punti fermi, che considero valori ineludibili e chiunque ci crede e li pratica potrà essere della partita”.
Regionali: uscenti, suggestioni e un criterio preciso
Se FdI dovesse scegliere un nome per le Regionali 2028? E l’errore da non ripetere?

“Abbiamo dei consiglieri regionali uscenti che stanno facendo bene e che sono certo continueranno ad impegnarsi per il territorio. Le suggestioni su nomi “ceccanesi” ci sono sempre ad ogni tornata, provinciali, regionali, politiche… Diciamo che il metro di misura per chi chiederà conferme e chi vorrà proporsi per me sarà sempre quello: l’attenzione concreta alle esigenze del territorio”.
Il progetto: “Ceccano ha bisogno di un’idea di città”
Se potesse scegliere un progetto da realizzare?

“Sulle opere che servono a Ceccano: più che un’opera specifica serve un cambio di passo culturale. Avere un’idea di Città. Questa amministrazione di certo non ce l’ha o per lo meno ancora non l’ha ben definita. Se proprio dovessi prendermi un impegno politico da qui a cinque anni come leader dell’opposizione metterò tutto il mio cuore ed il mio impegno a proporre ai cittadini un modello di città che guardi alle grandi sfide dalla cultura, alla mobilità, alla tecnologia, a creare contesti virtuosi per cui i nostri giovani rimangano a vivere e lavorare a Ceccano. La buttò lì: un grande Parco Tecnologico nell’area dell’ex Mediateca o un Parco Fluviale nell’area dell’ex Annunziata”.
Liburdi mette in fila valori, accuse, visioni, responsabilità. E soprattutto una promessa: ricostruire, federare, ridare una casa politica alla destra ceccanese. Con un metodo antico e modernissimo allo stesso tempo: metterci la faccia.



